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Redazione

Il Museo della Shoah di Roma

 di Tommaso Martini

 

Il progetto per il Museo dedicato all'Olocausto che nel 2010 diverrà il centro per la memoria nel nostro Paese.

 

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Un enorme parallepipedo sospeso, sulle sue pareti brilleranno i nomi dei duemila ebrei romani che furono deportati nei campi di concentramento nazisti. Un enorme monolito nero, un peso sospeso nelle nostre coscienze che per troppo tempo non hanno voluto fare i conti con la storia. È questa l’idea di fondo del progetto per il Museo della Shoah di Roma, a cui hanno lavorato gli architetti  Luca Zevi e Giorgio Tamburini.

L’area scelta è quella di Villa Torlonia, sulla via Nomentana. UN luogo particolarmente significativo per la storia e la cultura ebraica. Nel parco si trova una delle cinque necropoli ebraiche, un complesso di catacombe risalenti al terzo e quarto secolo, testimonianza della presenza a Roma della più antica comunità ebraica d’Europa. Ma Villa Torlonia è stata anche la residenza del Duce, proprio di colui che emanò le leggi razziali. Ma la via d’accesso al Museo è pensata per ricordare i Giusti, coloro che si opposero a fascismo e nazismo e riuscirono a salvare la vita a numerosi ebrei. L’ingresso condurrà in uno spazio le cui pareti saranno costituite da filo spinato. Il museo punta al coinvolgimento viscerale del visitatore, a colpire le sue emozioni, sul modello del Museo dell’Olocausto di Washington, nel ripercorrere il percorso che ha portato dai pogrom di inizio Novecento alla Soluzione finale. Una scelta che potrebbe rivelare dei lati controproducenti. Il Premio Nobel Elie Wiesel, internato nel campo di Buchenwal, ha speso la propria vita scrivendo della sua esperienza nei campi di concentramento. Nella pagine di “La notte”, “Credere e non credere”, Wiesel ha sempre cercato di non commuovere il lettore, di suscitare semplicemente un sentimento di pietà. Ha invece cercato di risvegliare un razionale senso di giustizia, importante arma per combattere l’insensibilità e l’insofferenza che furono le condizioni fondamentali per l’Olocausto. Perché, come ha spesso ricordato Wiesel, “l’indifferenza per il male è essa stessa male”.

Proprio ad un altro grande testimone dell’Olocausto, Primo Levi è dedicata la prima sala dell’esposizione permanente. Un percorso storico studiato da Umberto Gentiloni e Marcello Pezzetti. Importante la sezione con contenuti multimediali, studiata per trovare collocazione in un volume a torre. Il materiale che vi confluirà sarà in gran parte proveniente dalla Shoah Foundation di Steven Spielberg.

Il Museo cercherà di ripercorrere con attenzione le vicende degli ebrei italiani, troppo spesso minimizzate e dimenticate. Proprio per queste ragioni è stata scelta per l’apertura la data del 16 ottobre, anniversario della deportazione nel 1943 degli ebrei romani nei campi di concentramento tedeschi. Inizialmente il progetto doveva concludersi per il 2008. Ma i lavori non sono ancora iniziati e si parla del 2010. Sono stati forti gli impedimenti di tipo finanziario. Il comune ha stanziato inizialmente 6 milioni di euro che si sono rivelati insufficienti, ha così deciso di anticipare fondi derivanti dagli oneri delle concessioni. E poi problemi di ordine urbanistico. I proprietari dell’area (3mila metri quadrati all’interno del parco della villa), avevano una licenza per costruire condomini su quel terreno. Hanno accettato a cederlo al comune solo dopo l’assicurazione di una permuta della licenza in un’altra area della città (2005). Gli abitanti della zona hanno cercato di opporsi alla cementificazione del parco sia davanti alla prospettiva della costruzione di condomini sia davanti al progetto per il Museo, cercando di proteggere l’area verde di 14 ettari, uno dei grandi polmoni di Roma. Non sono poche, infine, le opposizioni di carattere ideologico.  In molti blog di associazioni di estrema destra si denuncia l’affronto dell’Amministrazione nella scelta dell’ex abitazione di Mussolini come sede del Museo.

Il Museo di Villa Torlonia conserverà ed esporrà materiale relativo anche all’Olocausto di rom, disabili, omosessuali, come ha sottolineato il portavoce della comunità ebraica romana Riccardo Pacifici: non si racconterà solo la storia degli ebrei. Ricorderà tutti coloro che sono stati perseguitati dal nazifascismo: i rom, gi omosessuali, gli oppositori politici». L’approvazione in Consiglio comunale, nel 2005, è avvenuta con il voto favorevole di tutti i consiglieri. Fabio Sabbatani Schiuma, consigliere di Alleanza Nazionale, ha dichiarato di aver votato a favore per l’assicurazione che nel Museo troveranno spazio anche testimonianze delle Foibe.

Il progetto di un museo dedicato alla Shoah nel nostro Paese, aveva visto l’iniziale contrapposizione di due proposte. Da una parte Roma, dall’altra Ferrara, prima città a progettare un museo di questo tipo (il progetto era anche già stato approvato da una legge). Il contenzioso si è concluso con la scelta di realizzare a Ferrara il Museo Nazionale dell’ebraismo che aprirà i battenti nell’ex carcere di via Pingipane nel 2011. Il Ministro Francesco Rutelli ha dichiarato che Ferrara ''diventerà il cuore  di un museo unico in Italia, un museo che raccogliera', per  l'impegno esplicito della associazione delle comunita' ebraiche  italiane, i migliori significati e le migliori testimonianze legate alla cultura ebraica in Italia, oltre venti secoli di storia''.

Il Presidente della Fondazione Museo della Shoah è un nome eccellente, il Premio Nobel Elie Wiesel che con la sua fondazione, con sede a New York, da anni si batte per la memoria della Shoah e contro ogni genocidio e persecuzione nel mondo contemporaneo.

Tommaso Martini tommasomatini@sindromedistendhal.com

27 gennaio 2008

 

Periodico registrato il 30 gennaio 2007 presso il Tribunale di Rovereto con n.268
Editore Tommaso Martini Direttore responsabile Edoardo Semmola