Museo storico della liberazione

Museo storico della liberazione, Roma
Via Tasso, 145

Martedì Giovedì Venerdì 15.30-12.30

Sabato e Domenica 9.30-12.30

Chiuso nel mese di Agosto

Ingresso libero

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Redazione

Via Tasso è una delle vie in cui si è scritta la storia più sanguinosa e drammatica del nostro Paese. Compone una mappa geografica della memoria e del dolore, insieme a via Rasella o via Caetani, tappe di un viaggio nella storia, lontano dai grandi monumenti romani.

A via Tasso dal settembre al 1943 al giugno 1944 fu stabilita la sede delle carceri della Polizia di sicurezza tedesca. Nelle stanze del civico 145 furono imprigionati centinaia di oppositori, ebrei, partigiani, ecc...

Fu la principessa Josepha Ruspoli, proprietaria del palazzo, subito dopo la guerra, a donarlo allo Stato ed auspicare che in esso potesse trovare sede un museo. La storia del Museo storico della Liberazione inizia nei primi anni Cinquanta. Il 4 giugno 1954, in occasione del decimo anniversario della liberazione della capitale, fu inaugurato il primo nucleo del Museo. Negli anni successivi sono stati aperte al pubblico tutti i piani del palazzo. Museo di se stesso ma anche sacrario, archivio, ed esposizione sui nove mesi di occupazione tedesca e sulla Resistenza. Gli ambienti sono ancora come all'ora. La visita si svolge nelle oscure celle ricavate dai tedeschi negli appartamenti del palazzo. In due piccole celle d'isolamento al secondo e terzo piano sui muri si possono ancora leggere gli ultimi strazianti messaggi incisi sui muri dai prigionieri: estreme dimostrazioni di coraggio e fedeltà all'Italia libera, ultimi pensieri alle famiglie e agli amici, disperati tentativi di non perdere il conto delle ore e dei giorni.

L'esposizione del secondo piano è dedicata alle stragi e eccidi che insanguinarono Roma e i dintorni nel corso della guerra. Innanzitutto le Fosse Ardeatine. Una delle pagine più drammatiche e discusse della nostra Storia. E' l'alba del 24 marzo 1944, poco fuori Roma, alle cave Ardeatine vengono fucilate 335 persone,  i loro corpi sepolti in una fossa comune, occultati dalle esplosioni delle cave. E' la repressione nazista per un attentato di poche ore prima. Nel pomeriggio del 23 marzo una bomba in via Rasella uccise 33 soldati dell'11a Compagnia del 3° Battaglione del Polizeiregiment Bozen, e due civili italiani di passaggio. Ancora oggi le Fosse Ardeatine sono fonte di gravi strumentalizzazioni e polemiche. Spesso le trasmissioni televisive o politici di primo livello risollevano le responsabilità dei dodici partigiani dei GAP autori dell'attentato. Perchè, si dice, i nazisti diffusero un comunicato in cui si invitavano i responsabili a consegnarsi per evitare la rappresaglia. I processi sono durati decenni e conclusi da pochi anni. Per fortuna esistono ancora luoghi come il Museo di via Tasso, in cui possiamo ritrovare la memoria perduta. E qui sono conservate le prove chiare che i giornali parlarono dell'ultimatum tedesco a strage avvenuta, i manifesti furono appesi dopo il 24 marzo, la radio ne diede comunicazione quando 335 italiani erano già stati uccisi. Le vittime erano oppositori politici, in molti provenienti da via Tasso, delinquenti comuni da Regina Coeli, cittadini rastrellati nelle vicinanze di via Rasella, settantacinque ebrei.

Il 12 giugno 2007 è stato concesso dal Tribunale militare di sorveglianza di Roma a Erich Priebke la possibilità di lasciare ogni giorni gli arresti domiciliari per recarsi nello studio dell'avvocato Giachini per motivi di lavoro. Una decisione che ha suscitato grandi polemiche, rientrate con la sospensione del provvedimento dopo solo un giorno di libertà. Erich Pribke fu condannato all'ergastolo nel 1998 (ai domiciliari dal 1999 per motivi di salute), dopo l'estradizione dall'Argentina dove si era rifugiato dopo la fine della guerra. Tra i capi d'accusa la provata responsabilità nell'eccidio delle Fosse Ardeatine, in quanto capitano delle SS e braccio destro del comandante della Polizia tedesca in Italia, Herbert Kappler. Le reazioni sdegnate alla decisione del Tribunale militare hanno in alcuni casi dimostrato ancora una volta la necessità che la storia delle Fosse Ardeatine sia raccontata ancora. Il Ministro della Giustizia Clemente Mastella ha dichiarato  "Se facessi parte della comunità ebraica non sarei contento" (leggi la notizia su Corriere.it). Una dichiarazione grave perchè mostra la totale ignoranza di un Ministro della Repubblica di questa pagine della Storia. Le Fosse Ardeatine non furono un'azione solo contro la comunità ebraica ma indiscriminatamente contro cittadini italiani. [Le foto delle proteste sotto la casa romana di Priebke sono di Fabrizia Fiorilli]

Nelle altre celle del secondo piano di via Tasso vi sono documenti, foto, testimonianze delle vittime di Forte Bravetta e degli altri eccidi a Roma. Forte Bravetta era già sede delle fucilazioni ordinate dal Tribunale Militare Fascista durante il Ventennio. Nel corso dell'occupazione nazista furono fucilati almeno settantasette condannati dal Tribunale Speciale Tedesco.

L'eccidio della Storta fu compiuto mentre gli Alleati già entravano a Roma. Quattordici prigionieri di via Tasso trucidati al 14° km della via Cassia mentre venivano portati verso nord dalle SS nella fuga da Roma liberata.

L'ultima sala è dedicata al colonnello Montezemolo, capo del Fronte Militare Clandestino, ucciso alle Fosse Ardeatine.

Al terzo piano le sale ospitano documentazione sul rastrellamento del Ghetto di Roma del 15 ottobre 1944, i giornali clandestini nella capitale nel corso dell'Occupazione, una raccolta di volantini clandestini e una raccolta di manifesti nazisti.

Il Museo storico della Liberazione si impegna anche nel difficile impegno di portare i ragazzi delle scuole romane in queste celle e raccontare la storia di via Tasso, delle Fosse Ardeatine e della Seconda guerra mondiale. Nonostante la ristrettezza delle risorse il Museo può essere visitato tutto l'anno su prenotazione.

Tommaso Martini tommasomartini@sindromedistendhal.com

19 luglio 2007

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Periodico registrato il 30 gennaio 2007 presso il Tribunale di Rovereto con n.268
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