Via Tasso è una delle vie in cui si è scritta la
storia più sanguinosa e drammatica del nostro Paese.
Compone una mappa geografica della memoria e del
dolore, insieme a via Rasella o via Caetani, tappe
di un viaggio nella storia, lontano dai grandi
monumenti romani.
A via Tasso dal settembre al 1943 al giugno 1944 fu
stabilita la sede delle carceri della Polizia di
sicurezza tedesca. Nelle stanze del civico 145
furono imprigionati centinaia di oppositori, ebrei,
partigiani, ecc...
Fu la principessa Josepha Ruspoli, proprietaria del
palazzo, subito dopo la guerra, a donarlo allo Stato ed auspicare che in
esso potesse trovare sede un museo. La storia del
Museo storico della Liberazione inizia nei primi
anni Cinquanta. Il 4 giugno 1954, in occasione del
decimo anniversario della liberazione della capitale, fu
inaugurato il primo nucleo del Museo. Negli anni
successivi sono stati aperte al pubblico tutti i
piani del palazzo. Museo di se stesso ma anche
sacrario, archivio, ed esposizione sui nove mesi di
occupazione tedesca e sulla Resistenza. Gli ambienti
sono ancora come all'ora. La visita si svolge nelle
oscure celle ricavate dai tedeschi negli
appartamenti del palazzo. In due piccole celle
d'isolamento al secondo e terzo piano sui muri si
possono ancora leggere gli ultimi strazianti messaggi incisi sui muri dai prigionieri: estreme
dimostrazioni di coraggio e fedeltà all'Italia
libera, ultimi pensieri alle famiglie e agli amici,
disperati tentativi di non perdere il conto delle
ore e dei giorni.
L'esposizione del secondo piano è dedicata alle
stragi e eccidi che insanguinarono Roma e i dintorni
nel corso della guerra. Innanzitutto le Fosse Ardeatine.
Una delle pagine più drammatiche e discusse della
nostra Storia. E' l'alba del 24 marzo 1944, poco
fuori Roma, alle cave Ardeatine vengono fucilate 335
persone, i loro corpi sepolti in una fossa
comune, occultati dalle esplosioni delle cave. E' la
repressione nazista per un attentato di poche ore
prima. Nel pomeriggio del 23 marzo una bomba in
via Rasella uccise 33 soldati dell'11a
Compagnia del 3° Battaglione del Polizeiregiment
Bozen, e due civili italiani di passaggio. Ancora oggi le Fosse Ardeatine sono fonte di
gravi strumentalizzazioni e polemiche. Spesso le
trasmissioni televisive o politici di primo livello
risollevano le responsabilità dei dodici partigiani
dei GAP autori dell'attentato. Perchè, si dice, i
nazisti diffusero un comunicato in cui si invitavano
i responsabili a consegnarsi per evitare la
rappresaglia. I processi sono durati decenni e
conclusi da pochi anni. Per fortuna esistono ancora luoghi
come il Museo di via Tasso, in cui possiamo ritrovare la memoria
perduta. E qui sono conservate le prove chiare che i
giornali parlarono dell'ultimatum tedesco a strage
avvenuta, i manifesti furono appesi dopo il 24
marzo, la radio ne diede comunicazione quando 335
italiani erano già stati uccisi. Le vittime erano
oppositori politici, in molti provenienti da via
Tasso, delinquenti comuni da Regina Coeli, cittadini
rastrellati nelle vicinanze di via Rasella,
settantacinque ebrei.
Il 12 giugno 2007 è stato concesso dal Tribunale
militare di sorveglianza di Roma a Erich
Priebke la possibilità di lasciare ogni
giorni gli arresti domiciliari per recarsi nello
studio dell'avvocato Giachini per motivi di lavoro.
Una decisione che ha suscitato grandi polemiche,
rientrate con la sospensione del provvedimento dopo
solo un giorno di libertà. Erich Pribke fu
condannato all'ergastolo nel 1998 (ai domiciliari
dal 1999 per motivi di salute), dopo l'estradizione
dall'Argentina dove si era rifugiato dopo la fine
della guerra. Tra i capi d'accusa la provata
responsabilità nell'eccidio delle Fosse Ardeatine,
in quanto capitano delle SS e braccio destro del
comandante della Polizia tedesca in Italia,
Herbert Kappler. Le reazioni sdegnate alla
decisione del Tribunale militare hanno in alcuni
casi dimostrato ancora una volta la necessità che la
storia delle Fosse Ardeatine sia raccontata ancora.
Il Ministro della Giustizia Clemente Mastella
ha dichiarato "Se facessi parte della
comunità ebraica non sarei contento" (leggi la
notizia su
Corriere.it). Una dichiarazione grave perchè
mostra la totale ignoranza di un Ministro della
Repubblica di questa pagine della Storia. Le Fosse
Ardeatine non furono un'azione solo contro la
comunità ebraica ma indiscriminatamente contro
cittadini italiani.
[Le foto delle proteste sotto la casa romana di
Priebke sono di
Fabrizia
Fiorilli]
Nelle altre celle del secondo piano di via Tasso vi
sono documenti, foto, testimonianze delle vittime di
Forte Bravetta e degli altri eccidi a Roma. Forte
Bravetta era già sede delle fucilazioni ordinate
dal Tribunale Militare Fascista durante il
Ventennio. Nel corso dell'occupazione nazista furono
fucilati almeno settantasette condannati dal
Tribunale Speciale Tedesco.
L'eccidio della Storta fu compiuto mentre gli
Alleati già entravano a Roma. Quattordici
prigionieri di via Tasso trucidati al 14° km della
via Cassia mentre venivano portati verso nord dalle
SS nella fuga da Roma liberata.
L'ultima sala è dedicata al colonnello
Montezemolo, capo del Fronte Militare
Clandestino, ucciso alle Fosse Ardeatine.
Al terzo piano le sale ospitano documentazione sul
rastrellamento del Ghetto di Roma del 15 ottobre
1944, i giornali clandestini nella capitale nel
corso dell'Occupazione, una raccolta di volantini
clandestini e una raccolta di manifesti nazisti.
Il Museo storico della Liberazione si impegna anche
nel difficile impegno di portare i ragazzi delle
scuole romane in queste celle e raccontare la storia
di via Tasso, delle Fosse Ardeatine e della Seconda
guerra mondiale. Nonostante la ristrettezza delle
risorse il Museo può essere visitato tutto l'anno su
prenotazione.
Tommaso Martini
tommasomartini@sindromedistendhal.com
19 luglio 2007