Nella prima metà
dell’Ottocento la ginnastica comincia a legarsi saldamente con
le vicende storiche e politiche in diversi paesi europei. La
associazioni ginniche assumono significati diversi in Germania,
Italia, Francia, Svizzera, ecc... ma trovano la loro idea di
base nel culto della nazione. Così in Italia e in Germania la
ginnastica è funzionale alle lotte per l’unificazione, in
Francia acquista importanza dopo la sconfitta di Sedan (1870),
in Svizzera è necessaria per garantire la sicurezza del paese.
Nazionalismo, militarismo, ideologia, politica imperialista sono
i cardini sui quali nasce e si sviluppa lo sport moderno. Molto
diverso è invece il significato dall’attività fisica nei paesi
anglosassoni. Essa assume un carattere sportivo, diventa un
momento di gioco che risponde ad un bisogno di esercizio fisico
in un paese dove non è obbligatorio il servizio militare.
Interessante è anche il ruolo dell’educazione fisica in Svezia,
dove risponde soprattutto ad esigenze igienico-sanitarie.
La nascita della
cultura fisica si deve ricondurre ad alcune voci fondamentali
del panorama intellettuale europeo. In primo luogo all’Emile
(1762) di Rousseau che nel suo modello pedagogico propone di
affiancare l’attività intellettuale a quella motoria. Nei primi
dodici anni di vita ad un bambino deve essere proposta
un’educazione volta a rendere il corpo forte e robusto. Anche
Kant nelle Idee sull’educazione mette in luce il valore
positivo dell’educazione fisica. Attraverso l’esercizio fisico
l’uomo può migliorare il suo corpo ed anche imparare ad
utilizzare la propria forza.
La Germania

Friedrich
Gotlieb Fichte sostiene, nei suoi Discorsi alla nazione
tedesca, che l’educazione fisica è uno strumento per
salvaguardare l’indipendenza nazionale. Dunque la ginnastica non
ricopre solo un ruolo educativo ma anche etico-politico.
Quest’idea è condivisa anche da Friedrich Ludwig Jahn. Nato nel
1778 Jahn si trova a combattere in prima linea contro le
invasioni napoleoniche. Dopo la sconfitta di Jena individua
nella ginnastica l’unico mezzo per liberare la Germania dalla
dominazione straniera. Jahn fonda il movimento del «Turn» il cui
intento è di “preservare la gioventù dall’indolenza e dalla
dissolutezza, per renderla
vigorosa nella futura lotta per la patria”.
L’opera principale di Jahn è Deutsches Volkstum (1810),
in essa si delinea un movimento fortemente connesso
all’ideologia del Volk: “All’ideologia del Volk ineriva, come
corrente
sotterranea ma ben precisa, l’importanza attribuita al
fisico e la glorificazione della forza”.
La ginnastica diventa un elemento in grado di rimarcare la
superiorità tedesca e quindi di fomentare l’intolleranza verso
gli stranieri, in particolar modo nei confronti degli ebrei.
Jahn teorizza il divieto dell’uso di termini stranieri, primo
fra tutti “sport”. L’alternativa allo sport e alle attività
correlate, considerate estranee alla cultura tedesca, si
costituisce nel Turn stesso. La ginnastica proposta si allontana
dall’impostazione greco-romana che non coinvolgeva tutto il
corpo. Ma non si limita all’educazione dell’individuo.
L’esercizio fisico acquista significato anche come elemento
volto ad educare l’uomo come membro della comunità. Proprio per
questo viene svolto in collettivamente nel “Turnplatz”. Ma altre
iniziative vengono rivolte al rafforzamento del senso di
appartenenza ad un gruppo. Diviene obbligatorio rivolgersi ai
compagni con l’uso del “du”, viene studiata un’unica uniforme.
Questi provvedimenti devono portare alla nascita di un
sentimento d’amore verso la patria. Amore che si trasforma in
elemento di forza militare. Quindi la ginnastica elaborata da
Jahn si concentra soprattutto sul rafforzamento degli arti
coinvolti nei combattimenti. L’educazione fisica così
organizzata è funzionale alla formazione di un esercito di
massa.
Tutti
questi elementi compartecipano ad uno strepitoso successo dei
Turn, soprattutto in Prussia. Nel 1818 sono 6.000 gli iscritti
ad un centinaio di società ginnastiche. In tutta l’area
germanica gli iscritti erano 12.000.
Inizialmente i Turn erano costituiti quasi esclusivamente da
studenti provenienti dalle classi sociali medio-alte. Ma ben
presto cominciarono ad affluire nelle società anche operai e
artigiani. Nemmeno alcune leggi del 1820, che proibiscono la
formazione delle associazioni ginniche stesse, riesce ad
ostacolare questo successo.
Dal 1848 i Turn
assumono un
indirizzo
ancora più intollerante rispetto all’origine. I suoi membri si
schierano contro le rivoluzioni. Dalla neo-costituita «Lega
ginnastica tedesca» (Deutscher Turnerbund) vengono
espulsi tutti coloro che avevano preso parte alle agitazioni del
Quarantotto. Durante il secondo Reich il movimento diviene
sempre più reazionario. Nel 1879 verranno espulsi anche tutti i
ginnasti socialdemocratici.
Nel ventennio
1871-1890, gli anni nei quali Bismarck è cancelliere, le
associazioni ginniche hanno un ruolo fondamentale
nell’esaltazione delle tradizioni, della razza e della Nazione.
Ed infatti continuano ad aumentare le adesioni al movimento che
nel 1880 conta circa 170.000 iscritti.
È rilevante anche la
fondazione di associazioni di tiro al bersaglio che si colloca
nel primo decennio dell’Ottocento. Queste organizzazioni
rimarcano la vicinanza al nazionalismo e agli ambienti militari.
Così le feste organizzati da queste associazioni, le “Schutzenfesten”,
subordinano l’attività fisica ad atti simbolici, discorsi, cori,
volti ancora una volta ad esaltare il Volk.
Anche la ginnastica
scolastica registra una svolta militarista. Gli “esercizi di
disciplina” sono indirizzati all’insegnamento delle principali
fasi di una marcia militare. Il Ministro della Pubblica
Istruzione Gustav von Glosser, dopo la sua nomina nel 1882,
prende dei provvedimenti a favore dello sport di origine
inglese. Senza mai perdere d’occhio “giochi di caccia e di
guerra”.
Nel 1889 fu istituita
una “Commissione Centrale per i giochi popolari giovanili” che
come intento dichiarato quello di diffondere lo svago derivante
dallo sport. In realtà lo stesso fondatore, il barone Von
Schenckendorf, concepiva l’esercizio fisico in chiave militare.
Questo sarà l’unico scopo dell’educazione fisica per lungo tempo
in Germania e porterà i suoi frutti: “non solo i maestri di
scuola hanno preparato le grandi vittorie tedesche, ma
soprattutto gli elementi educatori che con gli esercizi del
corpo, hanno dato forza ed energia alla popolazione, ne hanno
temprato il carattere”.
L’educazione fisica
teorizzata da Jahn diventa un modello per tutta Europa. In
Boemia il dottor Miroslav Tyrs con l’ausilio di Henry Fugner
fondò i «Sokol» (falchi). Questo movimento fu un importante
punto di riferimento per il nazionalismo ceco. A loro volta i «Sokol»
influenzeranno l’educazione fisica in Russia sia prima che dopo
la Rivoluzione d’Ottobre (1917).
La Francia
L’impronta pedagogica
data allo sport da Rousseau viene abbandonata in seguito alla
Rivoluzione dell’Ottantanove. Nel1795 sono istituiti i
“bataillons de l’espérance” con i quali l’educazione militare
viene resa obbligatoria. Napoleone introduce nelle università
gli esercizi legati alla sfera militare: parate, tiro con
l’arco, scherma. Ma questo sistema non riesce ad evitare il
collasso della potenza napoleonica. Sono attribuite a Wellington
stesso le parole: “la vittoria di Waterloo era stata preparata
sui campi da gioco di Eton”.
Nel periodo della
Restaurazione il Ministero della Guerra francese affida
l’addestramento fisico dei soldati ad un colonnello spagnolo,
Francesco Amoros y Ondeana. Nel 1829 viene fondata l’«Ecole
Militarie de gymnastique». Gli elementi su cui si basa la
ginnastica importata da Amoros non influenzano solo l’ambito
militare ma sono alla base dell’insegnamento della ginnastica
nelle scuole. Tra i diversi esercizi teorizzati da Amoros(
alcuni tradizionali come salto, corsa, scalata, esercizi di
equilibrio) sono presenti esercizi di chiaro indirizzo bellico.
Si insegna ad attaccare con i più svariati mezzi, a nuotare
trasportando armi, tiro al bersaglio, scherma (a piedi o a
cavallo). Questo tipo di educazione viene mantenuta anche
durante il Secondo Impero. Nel 1868 viene introdotta nei licei.
Nel
1852 a Joinville fu fondata una scuola destinata alla formazione
di insegnanti di ginnastica militare sul modello di Amoros.
Tuttavia questo modello di educazione non è in grado di
competere con quello tedesco. È quindi inevitabile la sconfitta
a Sedan, che segna la vittoria della Germania nella guerra
franco-prussiana. Il ministro Léon Gambetta sprona ad un
miglioramento della forza fisica dei soldati per poter
migliorare le condizioni della Francia. Ben presto vengono presi
provvedimenti in questa direzione sia da enti privati che
statali.
Una
legge del 1882 porta alla
formazione dei “bataillons scolaires”
nei quali i ragazzi compiono
esercitazioni muniti di un piccolo
fucile. La città di Parigi fornì le divise agli studenti più
poveri. Ma in un decennio l’esperienza dei “bataillons scolaries” si conclude, senza aver portato alcun frutto. Una
nuova legge, all’alba del Novecento (1903), introduce il
“brevetto di attitudine militare” che agevolava moltissimo la
vita dei ginnasti che si arruolano nell’esercito. Per ottenere
il brevetto era necessario superare delle prove di ginnastica,
marcia e tiro a segno. Le agevolazioni sono molteplici: la
durata del servizio militare viene ridotto da tre a due anni e
aumentano le possibilità di carriera all’interno dell’esercito.
Interessante è
l’introduzione di “velocipedisti soldati” nelle file
dell’esercito a partire dal 1895.
Molto
importanti furono le iniziative dei privati, soprattutto da
ambiti borghesi. Nel 1873
viene fondata l’Union des Sociétés de Gymnastique de France.
Primo punto sul quale l’ «Union» si
concentra è la formazione di veri soldati. Hanno un ruolo
secondario sia la gratificazione legata all’esercizio fisico sia
l’allargamento di questa attività.
Questo indirizzo è evidente nei nomi delle società:
“Pro-Patria”, “Le Patriote”, “La Jeune France”, “Le Patrie”,
“Tout pour la patrie”, “Serrez le rans”, “La Revanche”.
L’”Union” è comunque molto vicina al governo francese. La nomina
del suo Presidente deve essere approvata dal Ministero
dell’Interno. Il Capo dello Stato interviene nelle grandi
manifestazioni sportive e molto spesso ne accetta la presidenza
onoraria. I sussidi provenienti dalla casse statali sono
cospicui e sempre in aumento. A partire dal 1908 le diverse
società ginniche ricevevano un premio in denaro calcolato sul
numero di ginnasti che entrano nelle fila dell’esercito.
Ciononostante l’«Union» non ha un carattere politico. Secondo il
barone Pierre De Coubertin
lo sport deve essere neutrale ed universale. Così le società
ginniche non possono nemmeno essere vicine ad ambienti religiosi
o clericali.
Alla
vigilia della Prima Guerra Mondiale tutti questi provvedimenti
hanno migliorato molto le abilità fisiche dei soldati francesi
rispetto alla guerra franco-prussiano. Come rileva nel 1892
Angelo Mosso sulla “Nuova Antologia”: “Le medesime ragioni che
fecero sorgere la ginnastica in Germania quando fu battuta ed
oppressa, spingono ora la Francia ad agguerrirsi. E mai nella
storia d’Europa si è veduto un popolo prepararsi con più
entusiasmo alle battaglie”.
L’Italia
In Italia, dopo la
Restaurazione, lo sport assume un rilievo sempre maggiore: la
nascita dello sport in Italia è strettamente connessa con il
Risorgimento.
Ma questa importanza dell’attività fisica traspare anche da
alcune pagine dei maggiori intellettuali italiani della prima
metà del secolo.
Nel suo Zibaldone
il 7 giugno 1820 Leopardi scrive: “Gli
esercizi con cui gli antichi si procacciavano il vigore del
corpo non erano solamente utili alla guerra, o ad eccitare
l'amor della gloria ec. ma contribuivano, anzi erano necessari a
mantenere il vigor dell'animo, il coraggio, le illusioni,
l'entusiasmo che non saranno mai in un corpo debole (vedete gli
altri miei pensieri) in somma quelle cose che cagionano la
grandezza e l'eroismo delle nazioni. Ed è cosa già osservata che
il vigor del corpo nuoce alle facoltà intellettuali, e favorisce
le immaginative, e per lo contrario l'imbecillità del corpo è
favorevolissima al riflettere, (7. Giugno 1820.) e chi riflette
non opera, e poco immagina, e le grandi illusioni non son fatte
per lui”.
Sulle pagine del
Conciliatore il primo agosto 1819 Silvio Pellico elogia la
capacità dello sport di agire sull’autostima, un’azione che
assume connotazioni morali e civili e diventa un velato invito
agli italiani a reagire alla dominazione austriaca.
Mazzini avverte
l’importanza di “assumere l’esercizio fisico tra la gioventù
come parte del processo educativo”.
Anche
Francesco De Sanctis, che ricopre l’incarico di segretario in
una “Commissione provvisoria per la riforma della pubblica
istruzione” del Regno di Napoli, sottolinea l’importanza
dell’introduzione dell’educazione fisica nelle scuole perché “i
corpi tardi e deboli sogliono spesso rendere gli animi ancora
vili e fiacchi”.
De Sanctis quindi propone di organizzare esercizi fisici
collettivi la domenica per la gioventù.
Anche
nel Regno di Sardegna si prendono provvedimenti in questo senso.
È importante l’attività dello svizzero Obermann nell’educazione
dei soldati dell’esercito del Regno di Sardegna (dal 1833). Nel
1844 Obermann fonda la «Società Ginnastica Torinese»
che influenzerà la concezione dell’educazione fisica in molti
stati della penisola. La Società è la più antica associazione
ginnica d’Italia. Tra i suoi membri sono presenti tutti i
principi Savoia e Carlo Alberto. Nella palestra della società si
formano molti soldati piemontesi.
Ma altri eventi nel Regno di Sardegna avevano
anticipato i provvedimenti dell’Obermann. Nel 1821 Vittorio
Emmanuele I aveva istituito la professione di guida alpina. A
Torino erano nate le istituzioni educative di Ferrante Aporti
che prevedevano marce, corse e lotta.
Se in Germania i
«Turn» e nell’Europa dell’est i «Sokol» erano stati luoghi di
ritrovo di cospiratore e ferventi patrioti, questa dimensione è
ridotta moltissimo nelle società ginniche italiane.
Nel
1859 la riforma Casati rende obbligatorio l’insegnamento
dell’educazione fisica nelle scuole. Ma dopo l’Unità la
disciplina incontra numerosi ostacoli nel resto d’Italia. Nel
1864, secondo un rapporto del Ministero dell’Istruzione, in
tutto il territorio del Regno d’Italia sono presenti solo 48
insegnanti. Fu quindi importante tentare di trasportare su scala
nazionale il modello piemontese. Infatti le prime visite di leva
avevano messo in luce le condizioni fisiche precarie dei giovani
italiani: un terzo dei ragazzi era stato dichiarato non idoneo.
Era in pericolo la formazione di un esercito nazionale
efficiente. Solo nel 1878 l’obbligo di insegnamento fu esteso a
tutta Italia (legge De Sanctis, allora ministro della Pubblica
Istruzione). Ma questo provvedimento non è sufficiente per
rispondere alle gravi carenze su tutto il territorio.
Innanzitutto non vengono stanziate somme adeguate per applicare
la legge e in secondo luogo la preparazione degli insegnanti è
carente. Nel romanzo “Amore e ginnastica” di Edmondo De Amicis,
il mastro di ginnastica Fassi sintetizza così il suo ruolo: “Ma
il maestro di ginnastica è un uomo di scienza, o signori! Egli
deve conoscere la ginnastica teorica, l'anatomia applicata, la
pedagogia, l'igiene, la storia della ginnastica, la costruzione
di attrezzi e palestre, e la tecnologia; e dev'essere artista!
Pezzi d'asini, non sanno che ci vuol la vita d'un uomo soltanto
per imparare e tenere a mente tutti gli esercizi? Che si
potrebbero scrivere cento volumi solamente sull'installazione
degli attrezzi?”.
Non era stata
sufficiente, per istruire insegnanti adeguatamente preparati, la
Scuola Normale di ginnastica fondata nel 1874 presso la Società
dell’Obermann.
Anche la legge De
Sanctis si propone, all’articolo due, di preparare i giovani al
servizio militare: “Il Ministro dell’Istruzione Pubblica e
quello della Guerra determineranno d’accordo gli esercizi e i
gradi successivi dell’istruzione in relazione all’età e sviluppo
fisico dei giovani”.
Le diverse società ginnastiche riprendono i nomi
di quelle francesi: “Pro Patria et Libertate”, “Pro Italia”,
“Pro Patria”, “Cavour”, “Garibaldi”, “Umberto I”, e come le
associazioni francesi sono apolitiche e prive di connotazioni
religiose.
Il successore di De Sanctis, Michele Coppino,
deve orientarsi nello scontro tra le principali correnti che si
erano sviluppate in Italia. Da una parte la ginnastica
teorizzata dall’Obermann, la “Scuola di Torino”. Dall’altra la
“Scuola di Bologna”, facente capo a Emilio Baumann. L’Obermann
insiste nell’evidenziare lo stretto legame tra mondo militare e
esercizio fisico. Ne risulta una ginnastica per molti aspetti
semplicemente coreografica. Questo aspetto risulta evidente
dalla descrizione di una manifestazione ginnica realizzata da
alcune ragazze a Torino:“[...]un
movimento rattenuto e misurato a centimetri, insufficiente per
quei corpi fatti e pieni di vita, una combinazione d'esercizi
compassati, cercati con la penna, per servir di spettacolo a
commissioni e a invitati”.
Emilio Baumann teorizza una “ginnastica tra i banchi” che si
ponga in contrasto con la “ginnastica coreografica”. La
protagonista di “Amore e ginnastica”, la maestra Pedani, lo
descrive in questi termini: “Il Baumann era benemerito del
paese, era il fondatore d'una nuova ginnastica che avrebbe dato
immensi frutti, un grande ingegno, un gran dotto, un creatore di
caratteri. [...] Il Baumann, datigli i mezzi, avrebbe rifatto
una nazione”.
Lo scontro verte
soprattutto sul controllo delle nove Scuola Magistrali di
Ginnastica disseminate in tutto il territorio.
Sulla questione è fondamentale l’intervento di
Angelo Mosso, professore do Fisiologia all’Università di Torino.
Per dichiarandosi contrario alla guerra, Mosso sottolinea
l’importanza di perseverare sulla via di una forte attenzione
all’esercizio fisico nella formazione di un soldato.
Nella riforma Martini del 1893 vengono banditi
gli esercizi che interessano l’utilizzo delle armi. Nonostante
ciò l’influenza dell’ambiente militare non è completamente
estirpata.
Nell’era giolittiana
lo sport assume un nuovo significato. Nasce una forte passione
verso le gare automobilistiche, verso il calcio e verso il
ciclismo. Prevale quindi il modello sportivo anglosassone.
Angelo Mosso sottolinea la necessità di un cambiamento della
ginnastica che ormai è considerata “noiosa e antipatica”.
Lo sport italiano
rimane un lusso riservato ad un’elite. Il proletariato urbano e
i contadini sono esclusi della pratica sportiva Lo sport in
Italia si configura come un strumento per mantenere l’ordine.
Esso viene manovrato dagli ambienti più alti delle gerarchie
sociali ed è quindi al servizio del potere.
Bibliografia:
De Amicis E., Amore
e ginnastica, l’Unità, 1993
Giuntini S., Sport,
scuola e caserma, Centro grafico editoriale, 1988
Leopardi G.,
Zibaldone
Mosse G. L., Le
origini culturali del Terzo Reich, 1964
Pivato S., L’era
dello sport, Giunti, 1994