Arte

Mostre in corso

Televisione

Musica

Film

Sindrome di Alzheimer

Teatro

Libri

Links

Redazione

L'Anniversario della Primavera di Pechino

di Antonella Fontanella

Il 4 giugno 2009 ricorre il ventennale della strage di Piazza Tienanmen, avvenimento storico ancora oggi censurato dal governo cinese.

 Iscriviti alla newsletter


iscriviti cancellati

 

 

 

 

 

 

My status

Locations of visitors to this page

 

 

 

 

 

"Ero nel campus della mia Università, quella di Beida, quando intorno alle sei della sera arrivò la notizia che l' esercito stava sgombrando la piazza". "Il sangue ci ribolliva, decidemmo subito di andare sul posto, volevamo fare qualcosa, neanche noi sapevamo cosa", racconta. "Non ho altri termini per definire quello che è successo poi...Un massacro...Davanti a me c' era un ragazzo che non conoscevo, era alto, indossava una maglietta bianca...Cadde e ci stringemmo intorno a lui...Ricordo la macchia di sangue rosso sulla sua maglietta...Un massacro". Xiong Yan

La primavera di Pechino del 1989. Stagione della rinascita di una generazione con il coraggio vitale di lottare per la libertà d'espressione e per la dea della democrazia. Teatro della repressione sanguinaria di un regime politico talmente tirannico e spietato da non ammettere dissidenti.

Il 15 aprile 1989 muore, per un arresto cardiaco, il politico Hu Yaobang, popolare tra i riformisti perchè favorevole alla libertà di parola e all'autonomia del Tibet. L'uomo, accusato di aver compiuto “vari errori ed inesattezze “, era stato destituito nel 1987 da Deng Xiaoping.

La protesta di intellettuali e studenti, dapprima pacata manifestazione di cordoglio per la scomparsa del politico, diventa una pacifica richiesta al Partito di prendere posizione nei confronti di Yaobang, accusando il leader Deng Xiaoping di aver estromesso tutti quelli che non appoggiavano la sua politica. Di qui si verificano i primi scontri tra studenti e polizia che si intensificano il 22 aprile, giorno del funerale di Hu Yaobang. I giovani scendono in Piazza Tienanmen per chiedere di incontrare il primo ministro Li Peng, e, ignorati dalla stampa e dai mass media cinesi, decidono di proclamare uno sciopero generale nell'Università di Pechino. Il segretario generale del partito, Zhao Ziyang, cerca la mediazione diplomatica, ma a prevalere è la linea dura del primo ministro Li Peng, convinto che gli studenti siano fantocci manipolati dalle potenze straniere. Il primo ministro ha, inoltre, l'appoggio di Deng Xiaoping, che, pur avendo rinunciato alle cariche più importanti, continua ad esercitare una straordinaria influenza sulla politica cinese. Il 22 maggio, al rifiuto di sciogliere i raduni durante la visita del premier sovietico Gorbaciov, il governo reagisce proclamando la legge marziale. Centinaia di migliaia di cinesi non si arrendono, scendono in Piazza in più di trecento città, chiedendo libertà di stampa e di parola e un possibile dialogo con i vertici del Partito. La notte tra il 3 e il 4 giugno 1989 , l'esercito, in minima parte schieratosi in difesa dei manifestanti, avanza dalla periferia verso Piazza Tienanmen, sparando contro ogni oppositore.

Ancora oggi è difficile stabilire un veritiero bilancio dei morti. La Croce rossa parla dell'uccisione di 2600- 3000 persone e di 30.000 feriti cui sono seguiti migliaia di arresti, processi e esecuzioni capitali.

Secondo Amnesty International bisogna aggiungere altri mille decessi, ossia persone giustiziate per ribellione, incendio di veicoli militari e ferimento o uccisione di soldati.

Dopo la mattanza, il governo decide di attuare un controllo molto rigido dei mezzi di informazione e di impedire l'entrata di giornalisti stranieri, in modo tale da non permettere la diffusione di notizie.

A causa di questi avvenimenti di estrema gravità, sono attuate misure d'embargo economico e di isolamento internazionale nei confronti della Cina.

Oggi il clima si è placato. La Cina è stata riaccettata nella politica globale ma gli avvenimenti di Piazza Tienanmen non smettono di urtare la sensibilità dello Stato cinese che non fornisce versioni ufficiali dell'accaduto e continua a censurare tutto ciò che riguarda quella strage. La scelta politica di soffocare ogni tentativo di chiarezza sull'accaduto è provata dal fatto che il governo non ha mai stilato una lista esatta delle persone uccise, sparite o imprigionate nella notte tra il 3 e il 4 giugno 1989 e non ha mai voluto fornire una stima ufficiale riguardante il numero delle vittime.

Nonostante l'incalzante sviluppo economico e sociale degli ultimi decenni, non si arrestano gli sforzi del governo cinese di censurare questo importante capitolo storico, di perseguitare i testimoni dell'eccidio e di soffocare ogni tentativo di discussione sull'argomento. La primavera politica del 1989 è narrata, in Cina, come “incidente controrivoluzionario.”

Molti sono i giornalisti arrestati per aver parlato del massacro, tra cui Shi tao, che nel 2004, viene condannato a dieci anni di carcere per aver mandato un'email sull'anniversario dell'eccidio di Tienanmen.

Reporter senza frontiere, organizzazione internazionale con l'obiettivo di difendere la libertà di stampa, in occasione del ventennale della strage, ha richiesto alla Cina che siano rilasciati i blogger o attivisti detenuti per aver partecipato o aver menzionato il movimento del 1989, che la stampa cinese e gli utenti internet possano parlare liberamente dell'avvenimento, che siano reniseriti nell'ordine i giornalisti destituiti per aver menzionato La primavera di Pechino, che le compagnie internet statunitensi smettano di censurare i gruppi favorevoli al movimento del 1989, che sia interrotta la repressione contro i giornalisti e gli intellettuali che hanno partecipato alla manifestazione.

A vent'anni dalla pacifica protesta di Piazza Tienanmen, non è un caso che una trentina di persone legate a tale evento storico siano ancora in carcere.

L'afa repressiva del clima politico cinese soffoca la libertà d'espressione e tiene a bada le coscienze assopite. Ma si intravedono risvegli tempestosi all'orizzonte.

Antonella Fontanella

 

Periodico registrato il 30 gennaio 2007 presso il Tribunale di Rovereto con n.268
Editore Tommaso Martini Direttore responsabile Edoardo Semmola