Scandalo a Palazzo! (è scappata la "Ragione"

di Tommaso Martini

Vade retro. La mostra su arte e omosessualità che doveva aprire i battenti ai primi di luglio annullata sotto le pesanti pressioni del sindaco Moratti: c'è aria di censura, ma anche dell'imbroglio.

Aperta "Arte e omosessualità" a Firenze il 27 ottobre 2007

‘Miss Kitty’ di Paolo Schmidlin

"Miss Kytty", di Paolo Schmidlin. Una delle opere incriminate

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Redazione

 Arte e omosessualità. L’assessore Vittorio Sgarbi che si fa paladino della cultura gay e della difesa del diritto d’espressione delle minoranze sempre più combattute nel nostro Paese? Eppure ci si ricordava il sedicente critico in tutt’altra veste, quello dei “culattoni raccomandati”, dell’ “oscena omosessualità”, ecc… insomma, quel tanto che ti basta per diventar sottosegretario ai Beni culturali e assessore alla cultura della città considerata  baluardo dell’arte contemporanea in Italia.

La cosa puzzava già sulla carta, anzi sul comunicato stampa, che esordiva così:  La mostra, voluta dall’Assessore alla Cultura del Comune di Milano Vittorio Sgarbi. E l’assessore aveva aggiunto: “sarà burrasca!”. E burrasca è stata, tanto che il sospetto che l’assessore abbia costruito tutto ad hoc per passare da vittima, martirizzata dal suo grande rispetto per gli omosessuali non sembra del tutto infondato.

Problemi, polemiche, ingerenze politiche hanno accompagnato tutto il percorso della mostra.. Innanzitutto, come ricostruisce il co-curatore Eugenio Viola in una lunga intervista ad exibart, il progetto nasce da una sua collaborazione con Alessandro Riva, direttore del PAC (Padiglione Arte Contemporanea di Milano) e delfino di Sgarbi fino alle vicende giudiziarie che lo hanno coinvolto a inizio estate(arrestato per pedofilia). L’interessamento di Sgarbi per la mostra inizia dopo l’uscita di scena di Riva. Subito i primi cambiamenti. Il titolo proposto da Viola, “Ecce [H]omo”, non piace. Troppo provocatorio il riferimento cristologico? Molto meglio invece giocare subito l’arma dello scandalo e dell’omofobia, un colorito “Vade retro” viene considerato (e mai espressione fu più azzeccata) più politicamente corretto. Il luogo scelto, ironia della sorte, il Palazzo della Ragione.

Nei giorni immediatamente precedenti all’apertura, prevista originariamente per il 3 luglio, viene imposto dall’Assessore un divieto ai minori. La scelta mette in evidenza le prime incrinature nel progetto della mostra. Il dibattito si fa infuocato, si urla già alla censura. “Arte e omosessualità” come novello “Accattone”, primo film vietato ai minori di diciott’anni quando ancora non esisteva una legge in materia (e ci immaginiamo il Vittorio dopo l’annullamento della mostra crocifisso a Palazzo Marino che come Franco Citti morto sulla strada romana sussurra con un filo di voce “Mo’ sto bene” e si gode la sua, non potrebbe essere diversamente, vera vittoria).

Ma il bello deve ancora venire. L’opera dello scandalo è Miss Kitty di Paolo Schmidlin (Milano, 1964), uno degli artisti della scuderia di Alessandro Riva. È lui o non è lui? Certo che è lui: è papa Benedetto XVI l’arzillo vecchietto della scultura di Schmidlin, in versione transessuale: tanga, reggicalze e mano sul seno. L’opera viene ritirata dopo la giornata inaugurale, è il primo intervento del Sindaco Letizia Moratti. E Sgarbi ha pensato bene di assicurarsi il pezzo da novanta acquistandolo per la propria collezione privata. Slitta l’apertura e arrivano le ulteriori pressioni da parte di suor Letizia, coerente con la posizione assunta in occasione del Festival Internazionale del cinema gay e lesbico al quale sono stati negati i finanziamenti del comune (che arrivavano regolari da venti edizioni). Forte della posizione di patrocinatrice della mostra la Moratti esige la rimozione di nove opere e il rogo del catalogo (edizione Electa, nel quale, tra gli altri, sono ospitati interventi di Vladimir Luxuria e Ignazio La Russa!). L’Assessore e il curatore hanno quindi deciso, vedendo ormai traviato il proprio progetto, di annullare la mostra. Al secondo posto, tre le altre opere censurate dalla Moratti, troviamo l’auto di Silvio Sircana che accosta la macchina a lato della strada e.. “Ecce trans”: con le fattezze di Gesù Cristo, nell’opera del collettivo ConiglioViola.

Ma indicativo dell’avanguardia culturale del Sindaco di Milano il fatto che alcune opere di cui ha preteso la rimozione sono frutto di artisti operanti nella prima metà del secolo scorso (il “San Sebastiano” di Giovanni Taverna è del 1945 e il “David”, del 1927, di Guglielmo Janni, risale addirittura al periodo omofono del Ventennio!). E poi ancora: due uomini che si baciano sulla guancia (“The Kiss”, John Kirby, 1990) non si possono proprio vedere se sulla parete alle loro spalle c’è un piccolo crocifisso (ma che colpa ne hanno loro se i crocifissi segnano ormai ogni muro?). Sebastiano Deva, artista napoletano, dichiara di sognare l’Italia dei Dico e dei pari diritti degli omosessuali: lo fa rappresentando un bacio omosessuale davanti a un tricolore. Certo: un omaggio a un’Italia che non c’è. Altro che vilipendio alla bandiera: troppa fiducia in quei tre colori la speranza che un giorno possano essere il vessillo di un paese civile.

La mostra sarà forse ospitata in altre città (quale sperpero di denaro pubblico sostenere la realizzazione della mostra fino al momento dell’inaugurazione per poi causarne la chiusura). Subito si è proposta Napoli, grazie all’interessamento del soprintendente Nicola Spinosa, che ha suggerito la sede di Castel Sant’Elmo, ma il tutto si è risolto in un nulla di fatto. 

Per quanto riguarda il rilievo culturale della mostra le opinioni sono ovviamente contrastanti. Essa era comunque il frutto bastardo dei due visioni dell’arte diverse, quella di Viola e quella di Sgarbi, due gusti che difficilmente possono coesistere dando un risultato omogeneo. “Arte e omosessualità” è stata anche accusata di voler ancora una volta ghettizzare l’arte gay, semplicemente individuandone una. Forse è vero che parlare di “estetica gay” o “poetica omosessuale”, come ha fatto Sgarbi, ha poco senso, ma l’idea curatoriale di raccogliere opere con soggetti che si richiamano ad esperienze omosessuali non ha in sé nulla di negativo o dannoso e comunque si affianca ai numerosi accostamenti di cui si nutrono le mostre di arte contemporanea. Il valore degli artisti in mostra e delle opere è comunque, in alcuni casi, innegabile.

 Sport sgorbiano, censura, suor Letizia che mette i brachettoni, la sinistra praticamente muta, compreso l’On. Luxuria vittima diretta della censura (con la buona compagnia dell’On. La Russa). Insomma, ce n’è per tutti i gusti.

 

Arte degenerata, Entartete Kunst direbbe il nostro Benedetto XVI, anzi, pardon, Entertete umanità!

Tommaso Martini tommasomartini@sindromedistendhal.com

20 agosto 2007

 

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