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Ha
trovato una sua collocazione la mostra “Vade retro. Arte
e omosessualità” che aveva infiammato l’estate milanese
(leggi l'articolo).
Inizialmente sembrava che l’esposizione, saltata a Milano
dopo l’inaugurazione a causa dell’opposizione del Sindaco
Letizia Moratti, dovesse essere spostata a Roma,
a Napoli, a Padova e perfino, su provocazione di Sgarbi,
nella Treviso di Galan e del vicesindaco Gentilini (quello
che aveva auspicato una «pulizia etnica per i gay»).
Sembrava poi fatta con il Casinò di Campione, che
aveva fiutato l’affare e messo a disposizione duecento mila
euro per l’allestimento. Il presidente del Casinò ha parlato
deliberatamente di un’operazione che avrebbe portato almeno
60 mila visitatori paganti e nuovi clienti al Casinò in
un’importante fase del rilancio che come obiettivo
trasformare Campione in capitale del divertimento. Ma
perfino con già sotto il naso l’odore dei soldi e l’enorme
pubblicità che questa mostra avrebbe portato al Casinò si è
deciso di rinunciare per «non mettere in imbarazzo il Cda».
Ma dal 27 ottobre la mostra “Arte e omosessualità” (è
stato tolto al titolo quell’ambiguo e profetico “Vade
retro”) ha aperto al pubblico, riscontrando già nei primi
giorni un grande successo. La sede definitiva è la
Palazzina Reale vicino alla Stazione Santa Maria Novella
di Firenze, uno spazio di proprietà di Grandi Stazioni che
sa di improvvisato e poco adeguato.
Il Comune di Firenze non ha offerto il suo patrocinio
con l’inusuale motivazione dell’assessore alla Cultura
Giovanni Zozzini che, dopo un consulto con il
critico Francesco Bonami, ha concluso che il
valore artistico delle opere non è adeguato. Va ricordato
però che in mostra sono presenti opere di artisti di
indiscussa fame internazionale, da Carol Rama a Maurizio
Cattelan, Matteo Basilé, Filippo De Pisis, David La Chapelle,
Luigi Ontani, David Hockey, solo per citarne alcuni. Se non
fossero patrocinate le mostre che ospitano questi artisti,
in Italia ci sarebbe ben poca arte contemporanea.
Alla decisione dell’Assessore è seguita l’immancabile
bagarre politica, attacchi di Sgarbi e reciproche
minacce di querele, richiesta di ulteriori censure da parte
del consigliere di AN Giovanni Donzelli che ha
affermato: «Ci sono alcune opere inaccettabili, offensive
della cultura cattolica in alcuni casi anche
pedopornografiche. Opere di questo genere non possono essere
esposte a Firenze e il Comune non può patrocinarle, ma se
dalla mostra venissero escluse le opere offensive, non
avrebbe senso essere contrari all'esposizione solo perché
raffigurante arte omosex». Mentre altri consiglieri, dei
gruppi dei Comunisti Italiani, Sinistra Democratica, Prc e
Un'altracittà/un altromondo sono scesi in piazza a sostengo
della mostra e hanno dato alle stampe delle cartoline di
protesta che giocano con una delle opere simbolo di Firenze,
il David di Michelangelo con le parti intime coperte da una
foglia di fico. Le motivazioni della protesta sono impresse
sul retro della cartolina: « L´arte e la scienza sono libere
e libero ne è l´insegnamento, recita la nostra Costituzione
e forti di questo principio non comprendiamo la scelta
dell´amministrazione di non dare il patrocinio alla mostra.
Questa scelta ricalca in maniera inquietante le decisioni
della sindaca di Milano Letizia Moratti e si presenta, di
fatto, come un atto di censura. Si tratta, peraltro, di una
decisione quanto meno singolare, dato che l´assessorato alla
cultura concede abitualmente patrocini ad un ampio spettro
di manifestazioni di qualità, dimensioni e tipologie
differenti»
La stampa nazionale non ha accolto con grande calore
l’apertura della mostra. Viene denunciata, appunto, una
carenza sia nell’impostazione critica e curatoriale, sia
nella scelta delle opere. “Arte e omosessualità” (la mostra
infatti ha perso quell’ambiguo e malaugurate “Vade retro”
che doveva essere il titolo milanese) appare come una grande
operazione pubblicitaria. Il grande parlare che se ne è
fatto ne ha cauterizzato la portata e l’ha trasformata in un
teatrino in cui il discorso artistico passa del tutto in
secondo piano.
Nonostante fino all’ultimo la sua presenza a Firenze fosse
in dubbio, è esposta «Miss Kitty», la statua che
raffigura un transensuale con le fattezze del papa, ma
dietro un lenzuolo in una specie di camerino predisposto
dallo stesso autore Paolo Schmidlin. (nella
foto in apertura)
Intanto l’Assessore al Turismo della città siciliana di
Taormina ha annunciato che la mostra farà tappa alla
falde del Vesuvio, con il Patrocinio della Regione, città
molto importante, tra l’altro, nell’attività di Wihelm
von Glöden, uno dei principali artisti in mostra,
che qui visse a partire dal 1878 realizzando le sue celebri
fotografie di nudi femminili.
Tommaso
Martini
tommasomartini@sindromedistendhal.com
5 novembre
2007
Comunicato stampa:
A FIRENZE
DAL 27 OTTOBRE 2007 AL 6 GENNAIO 2008
“ARTE E OMOSESSUALITÀ.
DA VON GLOEDEN A PIERRE ET GILLES”
Dopo una lunga e travagliata vicenda, apre alla Palazzina
Reale una delle esposizioni più contestate degli ultimi
anni.
In mostra, 220 opere indagano, per la prima volta in Italia
in maniera così ampia, le connessioni tra arte e
omosessualità, dalla nascita della fotografia ad oggi.
Alla Palazzina Reale di Firenze, dal 27 ottobre 2007 al 6
gennaio 2008, si tiene una delle esposizioni più attese
degli ultimi anni, Arte e Omosessualità. Da von
Gloeden a Pierre et Gilles.
Originariamente pensata per un altra città, Milano, e per
un’altra sede, Palazzo della Ragione, e passata alle
cronache per la nota vicenda legata al veto espresso dalla
giunta comunale milanese alla sua apertura, la mostra,
promossa da Vittorio Sgarbi, curata da Eugenio Viola e
organizzata da Artematica, presenta 220 opere di 150
artisti, in grado di indagare, per la prima volta in Italia
in maniera così ampia, le connessioni tra arte e
omosessualità, dalla nascita della fotografia ad oggi.
La rappresentazione visiva di soggetti strettamente connessi
all'omoerotismo è presente nella storia dell'essere umano
dalla notte dei tempi, anche se le valenze culturali che
esprime e i significati che sottende sono ovviamente il
riflesso di contesti storici e socio-culturali particolari.
Scene a sfondo omoerotico compaiono nella produzione
vascolare dell'antica Grecia e nei bassorilievi persiani,
agli albori dell'arte orientale come nella rinascenza
italiana e nel barocco; un fil rouge sottile che
attraverso cortocircuiti e passaggi fondamentali giunge sino
ad oggi, sviluppandosi autonomamente e molto tempo prima
dell'elaborazione del moderno concetto di diversità di
genere.
Ma cosa si dovrebbe intendere esattamente per "arte
omoerotica"? Opere create da artisti della cui omosessualità
siamo certi e in cui spesso, ma non necessariamente, è
riscontrabile qualcosa che rimanda ad un gusto omoerotico?
Oppure bisogna prendere in considerazione l'opera di autori
che ufficialmente non risultano omosessuali ma le cui
creazioni rivelano uno straordinario erotismo che spinge
verso questa interpretazione? Partire dall'omosessualità di
un artista per l'interpretazione della sua opera presenta
una serie di questioni spinosissime. La conoscenza
dell'orientamento (omo)sessuale dell'autore in genere
allerta circa la possibile presenza di una rappresentazione
metaforica dell'omosessualità. Quale rapporto s'instaura tra
biografia dell'artista e interpretazione dell'opera?
Il criterio di selezione delle opere in mostra non tiene
conto di questo rapporto ma si basa sulle caratteristiche
specifiche delle singole opere, individuando, oltre le
convenzionali identità di genere, un filone tematico
all'interno di un comune modo di sentire, di esprimere stati
d'animo, attitudini, emozioni, senza alcuna pretesa di
definire i canoni di uno "specifico omosessuale" nell'arte.
In base a questa logica alcune opere esibiscono un contenuto
apertamente omoerotico, mentre in altre questo si esprime in
modo latente attraverso codici specifici, simboli,
allusioni, allegorie, metafore. Un percorso che dalle
fotografie arcadiche del barone von Gloeden
ripercorre i territori della fotografia omoerotica, da
Herb Ritts e Bruce Weber a Mapplethorpe e
Jack Pierson, con uno sguardo all'estetica camp
di James Bidgood recuperata in anni più
recenti da David Lachapelle. Artisti che
operano ormai in un momento storico in cui è possibile
affrontare liberamente tematiche gay, lesbiche o
transgender, proponendo turbamenti e questioni
preponderanti e spesso cruciali per buona parte dell'arte
della fine del secolo scorso e dello schiudersi del nuovo
millennio. Un percorso per exempla che da Tamara
de Lempicka e Carol Rama arriva a David
Hockney, passando per le peregrinazioni
identitarie di Ugo Rondinone, Yasumasa
Morimura, EVA &ADELE.
Un itinerario per immagini attraverso l'evoluzione della
percezione e la conseguente rappresentazione della diversità
esistenziale, mettendo in risalto l'opera dell'ultima
generazione di artisti che utilizzano l'amore omoerotico
come espediente per mettere in questione sovrastrutture di
razza, desiderio, genere e identità sessuale, e di abbattere
le convenzionali distinzioni tra arte, erotismo e
pornografia.
Accompagna l’iniziativa un catalogo Electa.
Firenze, 26 ottobre 2007
ARTE E OMOSESSUALITÀ. DA VON GLOEDEN A PIERRE ET GILLES
27 ottobre 2007 – 6 gennaio 2008
Firenze, Palazzina Reale (Stazione FS di Santa Maria Novella
– Piazza Adua, 50)
Orari: da martedì a giovedì, dalle 14.00 alle 22.00;
venerdì, dalle 14.00 alle 24.00; sabato e domenica, dalle
11.00 alle 22.00; lunedì chiuso.
Ingresso: intero 7 Euro; ridotto 5 Euro – biglietteria:
www.ticket.it – infoline 24ore/24 e prenotazioni:
02-54915
Catalogo Electa
Per informazioni: tel. 0422.410886;
www.artematica.tv
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