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L’avvocato
inglese
David Mills è stato condannato in primo
grado a quattro anni e sei mesi per
corruzione.
È un reato particolare del codice penale che presuppone il
necessario concorso di due persone: il corrotto e il
corruttore.
Mills è il corrotto che ha intascato
600 mila dollari
(dieci anni fa valevano molto di più che adesso), mentre il
corruttore è
Silvio Berlusconi, che aveva versato la
somma per inquinare indagini e ammorbidire le due
testimonianze rese da Mills al processo per le tangenti
Finivest alla Guardia di Finanza e al processo All Iberian
(falso in bilancio).
Certo, non è che di queste cose si sia parlato molto in
televisione o sui giornali, ma basta digitare la parola
“Mills” in qualsiasi motore di ricerca sul web, per poter
accedere ad un vastissimo materiale sull’argomento.
Di solito il processo viene portato a termine per entrambi
gli attori della corruzione, ma qui siamo in Italia.
Curiosamente, nel paese dove si dice il peccato e non il
peccatore, sembrerebbe anche che venga arrestato il corrotto
e non il corruttore. Ma non bisogna creare allarme, non è
così per tutti i corruttori, ma soltanto per chi è anche
presidente
del Consiglio e può beneficiare di una legge
che si è fatto da solo (il lodo Alfano) e che non ha eguali
in tutto l’occidente democratico.
Il risultato è che gli italiani, pur non potendo accedere ai
concorsi pubblici in caso di fedina penale macchiata, si
ritrovano di fatto ad avere un
corruttore come
capo del governo.
Una cosa così non poteva certo passare inosservata fuori
dall’Italia e all’estero
i giornali sono stati chiaramente espliciti: “Lawyer
sentenced for taking bribe from Berlusconi” (The
New York Times), "Condenado
a cuatro anos de prisòn el ex abogado britànico de
Berlusconi” (El Pais), “Un
avocat condamnè pour faux tèmoignages en faveur de
Berlusconi (Le monde), “Former
Berlusconi lawyer
apologises but denies graft” (Financial Times).
E in
Italia? Nel Belpaese la notizia non sembra
avere questa grande importanza, al punto che anche la prima
pagina del
Corriere della Sera, il 18 febbraio scorso,
gli dedica un rettangolino di 3,5 X 9 cm, con un titolo in
cui non viene nemmeno citato Berlusconi: “Mills
corrotto. Condannato a 4 anni e mezzo”.
A superare se stesso è invece il
Giornale di Sicilia
che, al fondo della prima pagina, gli dedica uno spazio di
5,5 X 4,5 cm col titolo “Corruzione
giudiziaria, condannato Mills”. Mentre
l’inquietante sottotitolo è: “Il
legale è accusato con Berlusconi,
la cui posizione è
stata stralciata”.
È evidente che il lettore distratto avrà pensato che se la
sua posizione è stata stralciata, vuol dire che lui non
c’entrava niente. Ma il bello deve ancora venire. Infatti
l’articolo all’interno del Giornale di Sicilia racconta la
notizia in modo superficiale, riportando solo i fatti dal
punto di vista
dell’avvocato di
Mills, Federico Cecconi, e
dell’avvocato di
Berlusconi, Nicolò Ghedini, del quale viene
messa in evidenza grafica la frase “Giudice
comunista, una sentenza annunciata”.
In qualsiasi altro paese democratico, un premier anche solo
sospettato di corruzione, si troverebbe in gravi difficoltà
davanti alla gente che rappresenta, in Italia no, conta solo
il consenso e se si è padroni delle televisioni e di buona
parte dell’editoria, il consenso lo si può costruire
mediaticamente. Alla fine la solfa è sempre la stessa: “Il
premier sta al suo posto perché legittimato dal voto degli
italiani”. Oggi più che mai con un Pd delegittimato dal voto
dei sardi.
Egidio Morici
26 febbraio 2009
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