1.
Le origini: da Assab a Dogali
Gli indigeni
nel corso della conquista militare dell’Eritrea ebbero
un primo ruolo presso le colonie italiane nel 1881, ad
Assab. Ma questa rimase un’esperienza isolata per alcuni
anni, almeno fino allo sbarco di Massaua nel 1895.
La colonia, almeno fino
alla battaglia di Adua, è caratterizzata da una gestione
quasi esclusivamente militare. I singoli soldati che si
trovavano in Eritrea dovevano spedire a Roma i resoconti
della spedizione ed erano loro che interpretavano gli
ordini del Ministero. Le strategie, i programmi, le
decisioni più immediate erano prerogativa delle truppe
coloniali.
Le informazioni di cui
disponevano le truppe italiane che giungevano in Eritrea
erano assolutamente insufficienti. Si limitavano a
qualche minima nozione geografica, qualche informazione
sul modo di combattere dei locali e niente di più di
qualche aneddoto sui nemici. Era molto vivo il
sentimento di superiorità del bianco sul nero. In questa
situazione non era nemmeno pensabile la possibilità di
reclutare soldati sul posto. Infatti il comandante dello
sbarco a Massaua, il colonnello Saletta, non aveva
nessuno disposizione al riguardo. L’episodio di Assab
rimaneva troppo piccolo e isolato per poter avere una
minima influenza.
Al contingente sbarcato
a Massaua, intanto, continuavano ad aggiungersi soldati
provenienti dalla madre patria. I governo italiano non
aveva considerato che in condizioni così ostiche era
molto più importante la qualità dei soldati, la loro
preparazione e organizzazione rispetto al numero, che si
configurava semplicemente come problema logistico. La
situazione di soldati italiani era tale che furono
definiti “i deportati di Massaua”(Battaglia). I nuovi
arrivi dovevano servir eper incrementare il territorio
della colonia.
I basci-buzuk
Tra i diversi problemi
che gli italiani dovettero affrontare a Massaua era
rilevante anche quello relativo al rapporto con la
guarnigione egiziana tuttora presente. Questa
guarnigione affiancava ad un reparto regolare, mezzo
migliaio di uomini reclutati in ogni regione dell’Impero
Ottomano. Il loro compito si limitava ad azioni di
polizia, riscossione di tributi e di scorta. Questi
soldati irregolari venivano chiamati basci-buzuck,
cioè “teste sventate”. Al momento di abbandonare
Massaua gli Egiziani manifestarono l’intenzione di
licenziare i basci-buzuk. Salette, due mesi dopo
lo sbarco, propone al Ministero della Guerra un
possibile reclutamento. Non vengono presentati come
soldati eccellenti ma alcune loro caratteristiche sono
subito sottolineante:
-
resistenza al clima;
-
vivere della sola
durrah(cereale che costituiva l’elemento principale
dell’alimentazione di questa parte dell’Africa);
-
conoscenza della lingua
araba ed anche aramaica;
-
per la conoscenza del
luogo.
Inoltre il contingente
italiano si trovava in situazioni sempre più difficili:
malattie, clima insopportabile. Il Governo dà un parere
positivo alla proposta di Saletta. Inizia perciò
l’arruolamento. Furono arruolati un centinaio di
irregolari che rimasero sotto il comando che avevano
quando erano truppe egiziane. Sono trascorsi poco più di
tre mesi dallo sbarco e si inserisce nella spedizione
questo elemento completamente nuovo e che non era stato
minimamente preventivato. A testimonianza di ciò restano
i nomi del contingente stesso ma anche dei diversi ruoli
al suo interno che non furono mutati da quelli turchi.
Una delle prime imprese
che vengono affidate ai basci-buzuk si rivela
subito un fallimento. Ad Amba gli irregolari passano al
nemico senza nemmeno combattere. La fiducia verso questi
corpi diminuisce moltissimo. Vengono affidati ruoli
secondari. Tuttavia ben presto nasce la consapevolezza
che queste truppe erano indispensabili perché
aggiungevano ai vantaggi che erano già stati intuiti:
-
la possibilità di
ricoprire i ruoli più faticosi ( come le sentinelle di
giorno);
-
i soldati regolari
correvano meno rischi affidando le imprese più rischiose
agli irregolari;
-
le occupazioni
apparivano meno formali e poco impegnative se compiute
da truppe indigene;
-
le sorti di questi
soldati non interessavano agli oppositori della guerra
in Italia;
-
gli indigeni hanno una
grande mobilità, possono percorrere anche 50,60
chilometri in un giorno.
Aggiungendo questi
elementi alle condizioni di salute sempre peggiori
dell’esercito italiano riprese l’arruolamento.
Inoltre l’esercito, per
timore di un intervento da parte dell’Etiopia, cerca di
conquistarsi l’obbedienza delle tribù locali
fornendo in cambio armi.
Il corpo dei
basci-buzuk fu diviso, nel febbraio 1886, quando
ormai contava un migliaio di arruolati, in Orda Interna
ed Orda Esterna. L’Orda Interna, che era completamente
stanziata a Massaua, aveva un ruolo di polizia. L’Orda
Esterna aveva invece un ruolo difensivo nei diversi
presidi italiani. I soldati sono dotati di Remington,
che erano stati lasciati dagli egiziani e
successivamente di Vetterli. Il fucile era però privo di
baionetta perché gli indigeni preferivano utilizzare le
guradie cioè coltelli che appartenevano alla
famiglia e che erano una sorta di amulato.
L’addestramento dei basci-buzuck è molto
semplice. Si basa sul riconoscimento dei segnali di
tromba, sulle istruzioni per la manutenzione del fucile
(inutili perché gli indigeni avevano una vera e propria
religione dell’erma da fuoco). Sono però senza divisa e
in molti casi violenti e indisciplinati.
I comandi non
rischiano di unire truppe italiane con gli irregolari
per problemi di convivenza razziale. Quindi restano un
corpo estraneo all’esercito.
Il ruolo dei
basci-buzuk a Dogali ebbe una discreta rilevanza.
Essi costituivano l’avanguardia e le ali. Rimasti senza
munizioni, un tenete suggerì loro di fuggire ed essi
fuggirono. Viene aperta un’inchiesta contro di loro e i
5 superstiti( su 40 soldati) sono interrogati. Tuttavia
non ci sono delle vere critiche nella colonia verso di
loro. Vengono però usati quasi come capri espiatori a
Roma. Vengono ritratti come colpevoli della sconfitta
soprattutto dalle riviste italiane ma del loro ruolo non
se ne parla nelle relazioni ufficiali.
2.
1887-1889: da irregolari ad ascari
Nei pochi mesi
della loro esistenza i basci-bazuk non avevano
mai dato prove soddisfacenti. Frattanto però Scaletta
torna al comando della colonia italiane sostituendo il
generale Gené. Saletta aveva intrapreso un viaggio in
India durante il quale aveva studiato l’organizzazione
dell’esercito coloniale inglese. Il suo ritorno
coincide con l’incremento delle truppe indigene.
Intanto in
Italia alcune riviste cominciano a parlare dei
basci-bazuk: la Nuova Antologia, l’importante
Illustrazione italiana. Questre truppe di
irregolari entrano così nel bagaglio culturale italiano.
Il comando
delle truppe è affidato a ufficiali italiani, Begni. A
questi ufficiali vengono dati i ruoli in uso presso i
basci-buzuk senza nemmeno cambiare il nome turco ai
vari ruoli. Viene anche studiata una divisa rudimentale
per i basci-buzuk. Queste truppe vengono
integrate nel corpo di spedizione, non costituirono
un’unità parallela a quella dell’esercito regolare. Anzi
le unità di irregolari sono sparpagliate fra le altre.
Il 9 novembre
1887 sbarca a Massaua il generale Di San Marzano. È
fornito di un gran numero di soldati, armi ed anche
sussidi tecnologici che mostrano la volontà di voler
colpire l’immaginazione delle popolazioni locali. I
soldati della colonia italiana divennero 20.000.
Durante questa
spedizione i compiti degli indigeni furono secondari e
strumentali, e così furono presentati anche in Italia.
In particolar modo assunsero compiti di presidio, di
guida, di avanguardia, di esplorazione, per operazioni
contro i banditi e per le occupazioni delle località
lontane dalle linee italiane.
Per quanto
riguarda i rapporti tra i basci-buzuk e i soldati
regolari sono giunte poche informazioni. Tutti i neri
venivano chiamati col soprannome di “Alì”. Sicuramente
si registrarono contrasti ma anche casi di amicizia.
Gli ufficiali
erano invece molto distaccati dagli indigeni. L’unico
collegamento fra di essi era la disciplina: il
curbasch( la frusta in pelle di ippopotamo) viene
definito il dizionario col quale si può parlare con gli
indigeni.
La spedizione
di San Marzano terminò con un accordo diplomatico, nel
1888 molti soldati italiani tornarono in patria. In
Africa il comando passò al generale Baldissera (3 maggio
1888). Quest’ultimo mostrò la volontà di voler mutare
l’organizzazione delle truppe indigene. Il suo operato
segnò il passaggio da irregolari ad ascari.
Ufficialmente gli ascari vengono costituiti il 30 giugno
1889 con un regio decreto che li rende parte integrante
dell’esercito.
Divenne
centrale l’obiettivo di insegnare l’italiano agli
indigeni in un progetto di italianizzazione della
colonia.
Questo
progetto non porterà a grandi risultati. Dopo sette anni
dalla costituzione degli ascari sullo un quarto degli
indigeni riuscirà a capire l’italiano e a parlare in
italiano.
Dall’altra
parte anche gli ufficiali italiani devono seguire
lezioni di lingua araba. Gli ascari erano, dopo i primi
reclutamenti, 1400. alla fine del 1889 erano già 1900.
Gli ascari avevano delle paghe veramente notevoli,
divenivano dei privilegiati nella società eritrea.
3.
Il problema delle bande
Affianco
dell’arruolamento individuale di indigeni, le forze
italiani si servirono anche delle bande. Strinsero cioè
contatti con personalità del luogo che avevano al loro
servizio arruolati. Molto spesso queste bande si
mettevano sotto la protezione italiana per ostilità nei
confronti degli abissini o semplicemente spinti dalla
speranza di grandi ricompense.
Presentavano
alcuni vantaggi rispetto agli ascari. Erano unità già
formate e quindi utilizzabili immediatamente, ed inoltre
erano più agguerrite. Le bande fecero addirittura
concorrenza al reclutamento nell’esercito. Proponevano
una vita più libera e uno stipendio di poco inferiore.
Erano anche
elementi molto pericolosi per la colonia stessa. Ma
erano fondamentali per operazioni nelle zone di confine.
I capi più
famosi furono Adam Aga, Agdu Ambessa, Kafel e
soprattutto Debeb.
4.
Disciplina, comando, organizzazione e addestramento
degli ascari
La disciplina
Era
severissima e si basava soprattutto su punizione
corporali, espulsioni dall’esercito o sul carcere. Ma
queste truppe vengono ricordate comunque come truppe
fortemente indisciplinate, forse anche per una sorta di
pregiudizio razziale.
Gli ufficiali
Gli ascari
strinsero legami di forte fiducia con i loro capi
diretti anche se non riuscivano a comprendere il sistema
di gerarchie che caratterizzava l’esercito.
Gli ufficiali
potevano essere o insabbiati, cioè ormai
risiedenti in Africa, o turisti, destinati cioè a
rimanere nelle colonie un breve tempo che serviva solo
per vantaggi di carriera.
I
campi-famiglia
Molti ascari
erano seguiti dalle famiglie. Questa fu un elemento
determinante nei reclutamenti. Ma ebbe risvolti positivi
anche durante l’esistenza del corpo.
L’addestramento
Il problema
più grave legato all’addestramento degli ascari era la
loro adesione a valori etici diversi da quelli europei.
Non conoscevano le regole della guerra europea, non
erano veri soldati anche se si presentavano come
guerrieri migliori ai bianchi. Si cercò quindi di creare
un equilibrio tra i sistemi europei e le tendenze di
questi indigeni. I risultati furono nel complesso
positivi.
5.
1890-1894: l’epoca dell’attrito
Nel 1890
l’Eritrea si avviava a diventare la prima colonia
italiana. Bisognava decidere una politica coloniale tra
le due tendenze dominanti. Da una parte allearsi con le
tribù di confine con l’Eritrea per conseguire
ampliamenti territoriali, dall’altra favorire la salita
al torno di Negus Menelik per ottenerne sempre favori
territoriali. Quest’ultima tendenza ebbe il suo culmine
con il trattato di Uccialli che presentava, almeno nella
versione italiana, l’Etiopia come protettorato italiano.
In realtà il governo Crispi mantenne una posizione di
indecisione che fu una delle cause dell’insuccesso
italiano. In questa situazione gli ascari si erano
affermati come una realtà all’interno della colonia.
Anche grazie al basso costo che comportava il loro
mantenimento. Nel 1891 le truppe indigene vennero
unificate in un solo corpo denominato Regge Truppe
d’Africa.
Lo scandalo
Livraghi
Il tenente dei
carabinieri Livraghi attuò un’operazione di
controspionaggio che si risolse in una violenta
repressione contro gli indigeni. Nasce l’idea di
un’esistenza di una congiura di neri contro i bianchi.
La repressione fu operata da bande indigene. Furono
fucilati 1800 indigeni secondo le cronache, soprattutto
membri di altre bande. La posizione delle bande si
dimostrava particolarmente precaria. Lo scandalo si
risolse, ancora una volta, con una condanna degli
indigeni che avevano eseguito gli ordini di Livraghi
che, invece, fu assolto.
Il ruolo
degli ascari rimaneva molto importante. Ad essi era
affidato il mantenimento di tutto il sistema difensivo
mentre le truppe italiane erano stanziate nelle retrovie
e a Massaua, che ormai si presentava come una città
europea.
Il
regolamento disciplinare di Barattieri
Per quanto
riguarda gli indigeni ci fu una netta diminuzione del
loro potere in vista di un’italianizzazione più
profonda. Fu limitata anche la libertà delle bande. Se
Baldissera voleva creare delle truppe indigene
disciplinate e funzionali Barattieri si pone obiettivi
etici e sociali. La conoscenza dell’italiano era
fondamentale per ottenere delle promozioni per tre
motivi:
-
omogeneità di truppe che parlino la stessa lingua;
-
imparare l’italiano era un gesto di impegno da parte
degli indigeni;
-
si dava propulsione alla diffusione dell’italiano
nell’intera colonia.
Almeno
ufficialmente questo regolamento eliminava le pene
corporali.
Per quanto
riguarda le bande, che erano considerate molto
importanti ed efficienti nonostante alcune significative
frivole e diserzioni, molti componenti di questi corpi
richiedevano di entrare a far parte degli ascari,
attratti dagli stipendi più alti. La libertà infatti non
era più un elemento distintivo delle bande, era stata
notevolmente ridotta. Furono ridotte le dotazioni di
munizioni delle bande. Questa iniziativa si inserisce in
un piano di disarmo dei civili intrapreso da Barattieri.
Ma soprattutto mostra ancora una diffidenza verso gli
indigeni.
In questo
periodo è rilevante l’occupazione di Cassala che aveva
ampliato il fronte nord della colonia in cui gli ascari
ebbero un ruolo di prim’ordine anche se l’Illustrazione
italiana presenta questa operazione come
un’operazione realizzata esclusivamente dai bianchi.
Intervennero tutti i battaglioni indigeni e buona parte
delle bande.
La Milizia
Mobile
La Milizia
Mobile doveva comprendere ascari congedati che venivano
richiamati in azione a scadenze prefissate, inizialmente
una volta l’anno. Potevano sostituire truppe regolari
impegnate altrove oppure affiancarle in operazioni che
richiedessero uno sforzo maggiore.
6.
1895-1896: tempo di guerra
Barattieri
dovette affrontare problemi relativi alle popolazioni
limitrofe che minacciavano la colonia italiana. In
particolar modo i devisci (già sconfitti a Cassala) e le
truppe di Mangascia. Dopo una delle vittorie riscontrate
dagli italiani su quest’ultimo nemico si verificò un
episodio significativo per comprendere come erano visti
gli ascari dalla popolazioni locali. Un gruppo di
contadini presero a fucilate un reparto di ascari che
tornava vittorioso dalla battaglia di Coatit( 1895),
credendo che gli italiani erano stati sconfitti. Gli
ascari venivano visto quindi come una sorta di appendice
del governo italiano, come dei collaborazionisti.
Inseguito a queste vittorie aumentò anche il desiderio
di espandere maggiormente la colonia. Furono arruolati
nuovi ascari,i battaglioni divennero otto. In totale gli
ascari erano circa 9000 a cui si aggiungavano altri 2000
che costituivano la Milizia Mobile.
Intanto però
Menelick stava preparando un duro attacco contro la
colonia italiana, attacco assolutamente inaspettato da
parte di Barattieri che si occupava ancora di Mangascia.
Amba Alagi
Nell’intenzione di Barattieri quella che si rivelerà la
battaglia di Amba Alagi doveva essere semplicemente
un’operazione di ricognizione ai confini con l’Eritrea.
L’ordine fu però mal interpretato da parte del generale
Arimondi che aveva occupato delle terre, anche a grande
distanza dalle linee italiane. Inseguito ad altre
incomprensioni con il comando ad Amba Alagi si giunse
allo scontro. Nemmeno tremila uomini, in gran parte
ascari, dovettero scontrarsi con una forza dieci volte
superiore. Morirono più di mille ascari, tutto il quarto
battaglione. In Italia la sconfitta causò grandi
polemiche. La stampa reazionaria( come il “Savoia”)
chiese l’eliminazione delle truppe indigene
dall’esercito. L’Illustrazione italiana invece
dedicò grande attenzione agli atti eroici degli ascari
al fianco degli italiani nelle resistenza contro un
nemico molto più numeroso.
L’assedio di
Macallé
È un
avvenimento importante nei mesi precedenti alla
sconfitti di Adua. Alcuni reparti italiani, e un elevato
numero di ascari, furono assediati in questa località
dall’esercito di Menelik. L’esercito italiano riuscì a
resistere a duri attacchi ed alla sete a costo di
ingenti perdite di vite umane. Menelik tuttavia
abbandonò l’assedio, forse colpito dal numero di vittime
o forse per cercare di intraprendere la via del
negoziato. In seguito a questo assedio gli ascari, in
Italia, furono celebrato come degli eroi.
La battaglia
di Adua
La battaglia
ebbe inizio perchéil generale Albertone, al comando
della brigata indigena, si era spinto molto vicino alle
posizioni abissine, molto al di là del limite imposto da
Barattieri.
Anche in
questa battaglia le forze che si scontravano erano
esageratamente sproporzionate. Già poco dopo gli inizi
degli scontri numerosi ascari abbandonavano il campo di
battaglia. Ma il combattimento di questa brigata fu il
più sanguinoso per gli abissini e anche quello che mise
a rischio la loro vittoria. Contemporaneamente le altre
brigate italiane erano messe in fuga rovinosamente.
Lungo tutta la
storia della colonia le vittorie, alle quali
partecipavano in modo significativo gli indigeni,
venivano presentate come vittorie completamente
italiane, le sconfitte invece venivano comunque
attribuite al comportamento degli ascari. Questo sistema
non era applicabile ad una battaglia dalle proporzioni
catastrofiche come quella di Adua.
Tuttavia anche
in questo caso si alzarono voci contrastanti sul ruolo
degli Ascari. Lo stesso Barattieri non li criticò. L’Illustrazione
italiana poneva il loro eroismo prima di quello
italiano ed anche la Nuova Antologia loda
l’operato delle truppe degli ascari: “è la mente
italiana che dirige la conquista, è il braccio indigeno
che la compie”). Altre voci condannavano la loro
vigliaccheria e l’annoveravano tra le cause della
sconfitta. Le colpe ricaddero invece solo su Barattieri
(processato e assolto ma dichiarato “incapace”) e su
Crispi (che fu costretto a dimettersi).
Agli ascari
catturati dagli etiopi fu tagliata una mano e un piede
ma nonostante questo i corpi indigeni si ricostruirono.
Questo atteggiamento mostra come furono errate le
interpretazioni degli ascari come traditori o mercenari.
7.
1896-1911: l’eclissi dell’Eritrea
Dopo la
sconfitta il controllo tornò nelle mani di Baldissera.
La condizione della colonia era molto a rischio e
tornavano a costituire un pericolo le tribù limitrofe.
Il 26 ottobre
1896 veniva formato il trattato di pace con l’Etiopia,
l’Italia rinunciava al protettorato.
Dopo Adua si
procedette ad una riorganizzazione degli ascari. Fu
istituito il Chitet che arruola tutti gli uomini della
colonia che non si trovano già sotto le armi, questo
corpo sostituì il ruolo della Milizia Mobile.
Quest’ultima infatti divenne molto simile alle truppe
regolari. All’interno del Chilet gli ordini non erano
impartiti ai soldati indigeni direttamente dagli
ufficiali italiani ma erano mediati da sottocapi
indigeni.
Dopo Adua si
chiude anche il periodo della storia militare della
colonia e comincia un governo civile dell’eritrea con
Ferdinando Martini. Baldissera ritornava quindi in
Italia.
L?Eritrea fu
dimenticata dall’opinione pubblica italiana. Sparì dalla
pagine dei giornali. Nella colonia ormai si trovano solo
i peggiori soldati dell’esercito che si abbandonano ad
azioni scandalose.
Nell’ambito di
un tentativo di sottomettere la forza militare al potere
civile della colonia diminuì anche il numero di ascari.
Diminuirono anche le paghe. Gli ascari dovettero anche
giurare fedeltà al re d’Italia Vittorio Emanuele III.
Inizia anche un fenomeno di diserzione molto forte.
Fino al 1911
le operazioni militari furono poche e ebbero scopi di
polizia.
Tra il 1903 e
il 1910 fu stabilito un nuovo assetto per le truppe
coloniali. Però gli ascari vengono impiegati anche in
operazioni in Somalia soprattutto nel 1908. In Somalia
gli ascari mostrarono tutto il loro valore, anche
davanti ad un nemico più debole.