Appunti da "Il braccio indigeno"
 

Appunti sul libro di Marco Scardigli "Il braccio indigeno", la storia degli ascari e delle truppe autoctone dell'esercito italiano in Eritrea tra il 1895 e il 1911.

  

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1.        Le origini: da Assab a Dogali

 Gli indigeni nel corso della conquista militare dell’Eritrea ebbero un primo ruolo presso le colonie italiane nel 1881, ad Assab. Ma questa rimase un’esperienza isolata per alcuni anni, almeno fino allo sbarco di Massaua nel 1895.

La colonia, almeno fino alla battaglia di Adua, è caratterizzata da una gestione quasi esclusivamente militare. I singoli soldati che si trovavano in Eritrea dovevano spedire a Roma i resoconti della spedizione ed erano loro che interpretavano gli ordini del Ministero. Le strategie, i programmi, le decisioni più immediate erano prerogativa delle truppe coloniali.

Le informazioni di cui disponevano le truppe italiane che giungevano in Eritrea erano assolutamente insufficienti. Si limitavano a qualche minima nozione geografica, qualche informazione sul modo di combattere dei locali e niente di più di qualche aneddoto sui nemici. Era molto vivo il sentimento di superiorità del bianco sul nero. In questa situazione non era nemmeno pensabile la possibilità di reclutare soldati sul posto. Infatti il comandante dello sbarco a Massaua, il colonnello Saletta, non aveva nessuno disposizione al riguardo. L’episodio di Assab rimaneva troppo piccolo e isolato per poter avere una minima influenza.

Al contingente sbarcato a Massaua, intanto, continuavano ad aggiungersi soldati provenienti dalla madre patria. I governo italiano non aveva considerato che in condizioni così ostiche era molto più importante la qualità dei soldati, la loro preparazione e organizzazione rispetto al numero, che si configurava semplicemente come problema logistico.  La situazione di soldati italiani era tale che furono definiti “i deportati di Massaua”(Battaglia). I nuovi arrivi dovevano servir eper incrementare il territorio della colonia.

I basci-buzuk

Tra i diversi problemi che gli italiani dovettero affrontare a Massaua era rilevante anche quello relativo al rapporto con la guarnigione egiziana tuttora presente. Questa guarnigione affiancava ad un reparto regolare, mezzo migliaio di uomini reclutati in ogni regione dell’Impero Ottomano. Il loro compito si limitava ad azioni di polizia, riscossione di tributi e di scorta. Questi soldati irregolari venivano chiamati basci-buzuck, cioè “teste sventate”.  Al momento di abbandonare Massaua gli Egiziani manifestarono l’intenzione di licenziare i basci-buzuk. Salette, due mesi dopo lo sbarco, propone al Ministero della Guerra un possibile reclutamento. Non vengono presentati come soldati eccellenti ma alcune loro caratteristiche sono subito sottolineante:

-          resistenza al clima;

-          vivere della sola durrah(cereale che costituiva l’elemento principale dell’alimentazione di questa parte dell’Africa);

-          conoscenza della lingua araba ed anche aramaica;

-          per la conoscenza del luogo.

Inoltre il contingente italiano si trovava in situazioni sempre più difficili: malattie, clima insopportabile. Il Governo dà un parere positivo alla proposta di Saletta. Inizia perciò l’arruolamento. Furono arruolati un centinaio di irregolari che rimasero sotto il comando che avevano quando erano truppe egiziane. Sono trascorsi poco più di tre mesi dallo sbarco e si inserisce nella spedizione questo elemento completamente nuovo e che non era stato minimamente preventivato. A testimonianza di ciò restano i nomi del contingente stesso ma anche dei diversi ruoli al suo interno che non furono mutati da quelli turchi.

Una delle prime imprese che vengono affidate ai basci-buzuk si rivela subito un fallimento. Ad Amba gli irregolari passano al nemico senza nemmeno combattere. La fiducia verso questi corpi diminuisce moltissimo. Vengono affidati ruoli secondari. Tuttavia ben presto nasce la consapevolezza che queste truppe erano indispensabili perché aggiungevano ai vantaggi che erano già stati intuiti:

-          la possibilità di ricoprire i ruoli più faticosi ( come le sentinelle di giorno);

-          i soldati regolari correvano meno rischi affidando le imprese più rischiose agli irregolari;

-          le occupazioni apparivano meno formali e poco impegnative se compiute da truppe indigene;

-          le sorti di questi soldati non interessavano agli oppositori della guerra in Italia;

-          gli indigeni hanno una grande mobilità, possono percorrere anche 50,60 chilometri in un giorno.

Aggiungendo questi elementi alle condizioni di salute sempre peggiori dell’esercito italiano riprese l’arruolamento.

Inoltre l’esercito, per timore di un intervento da parte dell’Etiopia, cerca di conquistarsi l’obbedienza delle tribù locali

fornendo in cambio armi.

 Il corpo dei basci-buzuk fu diviso, nel febbraio 1886, quando ormai contava un migliaio di arruolati, in Orda Interna ed Orda Esterna. L’Orda Interna, che era completamente stanziata a Massaua, aveva un ruolo di polizia. L’Orda Esterna aveva invece un ruolo difensivo nei diversi presidi italiani. I soldati sono dotati di Remington, che erano stati lasciati dagli egiziani e successivamente di Vetterli. Il fucile era però privo di baionetta perché gli indigeni preferivano utilizzare le guradie cioè coltelli che appartenevano alla famiglia e che erano una sorta di amulato.

L’addestramento dei basci-buzuck è molto semplice. Si basa sul riconoscimento dei segnali di tromba, sulle istruzioni per la manutenzione del fucile (inutili perché gli indigeni avevano una vera e propria religione dell’erma da fuoco). Sono però senza divisa e in molti casi violenti e indisciplinati.

I comandi non rischiano di unire truppe italiane con gli irregolari per problemi di convivenza razziale. Quindi restano un corpo estraneo all’esercito.

 Il ruolo dei basci-buzuk a Dogali ebbe una discreta rilevanza. Essi costituivano l’avanguardia e le ali. Rimasti senza munizioni, un tenete suggerì loro di fuggire ed essi fuggirono. Viene aperta un’inchiesta contro di loro e i 5 superstiti( su 40 soldati) sono interrogati. Tuttavia non ci sono delle vere critiche nella colonia verso di loro. Vengono però usati quasi come capri espiatori a Roma. Vengono ritratti come colpevoli della sconfitta soprattutto dalle riviste italiane ma del loro ruolo non se ne parla nelle relazioni ufficiali.

 

2.        1887-1889: da irregolari ad ascari

 

Nei pochi mesi della loro esistenza i basci-bazuk non avevano mai dato prove soddisfacenti. Frattanto però Scaletta torna al comando della colonia italiane sostituendo il generale Gené. Saletta aveva intrapreso un viaggio in India durante il quale aveva studiato l’organizzazione dell’esercito coloniale inglese.  Il suo ritorno coincide con l’incremento delle truppe indigene.

Intanto in Italia alcune riviste cominciano a parlare dei basci-bazuk: la Nuova Antologia, l’importante Illustrazione italiana. Questre truppe di irregolari entrano così nel bagaglio culturale italiano.

Il comando delle truppe è affidato a ufficiali italiani, Begni. A questi ufficiali vengono dati i ruoli in uso presso i basci-buzuk senza nemmeno cambiare il nome turco ai vari ruoli. Viene anche studiata una divisa rudimentale per i basci-buzuk. Queste truppe vengono integrate nel corpo di spedizione, non costituirono un’unità parallela a quella dell’esercito regolare. Anzi le unità di irregolari sono sparpagliate fra le altre.

Il 9 novembre 1887 sbarca a Massaua il generale Di San Marzano. È fornito di un gran numero di soldati, armi ed anche sussidi tecnologici che mostrano la volontà di voler colpire l’immaginazione delle popolazioni locali. I soldati della colonia italiana divennero 20.000.

Durante questa spedizione i compiti degli indigeni furono secondari e strumentali, e così furono presentati anche in Italia. In particolar modo assunsero compiti di presidio, di guida, di avanguardia, di esplorazione, per operazioni contro i banditi e per le occupazioni delle località lontane dalle linee italiane.

 Per quanto riguarda i rapporti tra i basci-buzuk e i soldati regolari sono giunte poche informazioni. Tutti i neri venivano chiamati col soprannome di “Alì”.  Sicuramente si registrarono contrasti ma anche casi di amicizia.

Gli ufficiali erano invece molto distaccati dagli indigeni. L’unico collegamento fra di essi era la disciplina: il curbasch( la frusta in pelle di ippopotamo) viene definito il dizionario col quale si può parlare con gli indigeni.

 La spedizione di San Marzano terminò con un accordo diplomatico, nel 1888 molti soldati italiani tornarono in patria. In Africa il comando passò al generale Baldissera (3 maggio 1888). Quest’ultimo mostrò la volontà di voler mutare l’organizzazione delle truppe indigene. Il suo operato segnò il passaggio da irregolari ad ascari. Ufficialmente gli ascari vengono costituiti il 30 giugno 1889 con un regio decreto che li rende parte integrante dell’esercito.

Divenne centrale l’obiettivo di insegnare l’italiano agli indigeni in un progetto di italianizzazione della colonia.

Questo progetto non porterà a grandi risultati. Dopo sette anni dalla costituzione degli ascari sullo un quarto degli indigeni riuscirà a capire l’italiano e a parlare in italiano.

Dall’altra parte anche gli ufficiali italiani devono seguire lezioni di lingua araba. Gli ascari erano, dopo i primi reclutamenti, 1400. alla fine del 1889 erano già 1900.  Gli ascari avevano delle paghe veramente notevoli, divenivano dei privilegiati nella società eritrea.

 

3.        Il problema delle bande

 

Affianco dell’arruolamento individuale di indigeni, le forze italiani si servirono anche delle bande. Strinsero cioè contatti con personalità del luogo che avevano al loro servizio arruolati. Molto spesso queste bande si mettevano sotto la protezione italiana per ostilità nei confronti degli abissini o semplicemente spinti dalla speranza di grandi ricompense.

Presentavano alcuni vantaggi rispetto agli ascari. Erano unità già formate e quindi utilizzabili immediatamente, ed inoltre erano più agguerrite. Le bande fecero addirittura concorrenza al reclutamento nell’esercito. Proponevano una vita più libera e uno stipendio di poco inferiore.

Erano anche elementi molto pericolosi per la colonia stessa. Ma erano fondamentali per operazioni nelle zone di confine.

I capi più famosi furono Adam Aga, Agdu Ambessa, Kafel e soprattutto Debeb.

 

4.        Disciplina, comando, organizzazione e addestramento degli ascari

 

La disciplina

Era severissima e si basava soprattutto su punizione corporali, espulsioni dall’esercito o sul carcere. Ma queste truppe vengono ricordate comunque come truppe fortemente indisciplinate, forse anche per una sorta di pregiudizio razziale.

 Gli ufficiali

Gli ascari strinsero legami di forte fiducia con i loro capi diretti anche se non riuscivano a comprendere il sistema di gerarchie che caratterizzava l’esercito.

Gli ufficiali potevano essere o insabbiati, cioè ormai risiedenti in Africa, o turisti, destinati cioè a rimanere nelle colonie un breve tempo che serviva solo per vantaggi di carriera.

 I campi-famiglia

Molti ascari erano seguiti dalle famiglie. Questa fu un elemento determinante nei reclutamenti. Ma ebbe risvolti positivi anche durante l’esistenza del corpo.

 L’addestramento

Il problema più grave legato all’addestramento degli ascari era la loro adesione a valori etici diversi da quelli europei. Non conoscevano le regole della guerra europea, non erano veri soldati anche se si presentavano come guerrieri migliori ai bianchi. Si cercò quindi di creare un equilibrio tra i sistemi europei e le tendenze di questi indigeni. I risultati furono nel complesso positivi.

 

5.        1890-1894: l’epoca dell’attrito

 Nel 1890 l’Eritrea si avviava a diventare la prima colonia italiana. Bisognava decidere una politica coloniale tra le due tendenze dominanti. Da una parte allearsi con le tribù di confine con l’Eritrea per conseguire ampliamenti territoriali, dall’altra favorire la salita al torno di Negus Menelik per ottenerne sempre favori territoriali. Quest’ultima tendenza ebbe il suo culmine con il trattato di Uccialli che presentava, almeno nella versione italiana, l’Etiopia come protettorato italiano. In realtà il governo Crispi mantenne una posizione di indecisione che fu una delle cause dell’insuccesso italiano. In questa situazione gli ascari si erano affermati come una realtà all’interno della colonia. Anche grazie al basso costo che comportava il loro mantenimento. Nel 1891 le truppe indigene vennero unificate in un solo corpo denominato Regge Truppe d’Africa.

 Lo scandalo Livraghi

Il tenente dei carabinieri Livraghi attuò un’operazione di controspionaggio che si risolse in una violenta repressione contro gli indigeni. Nasce l’idea di un’esistenza di una congiura di neri contro i bianchi. La repressione fu operata da bande indigene. Furono fucilati 1800 indigeni secondo le cronache, soprattutto membri di altre bande. La posizione delle bande si dimostrava particolarmente precaria. Lo scandalo si risolse, ancora una volta, con una condanna degli indigeni che avevano eseguito gli ordini di Livraghi che, invece, fu assolto.

 Il ruolo degli ascari rimaneva molto importante. Ad essi era affidato il mantenimento di tutto il sistema difensivo mentre le truppe italiane erano stanziate nelle retrovie e a Massaua, che ormai si presentava come una città europea.

 Il regolamento disciplinare di Barattieri     

Per quanto riguarda gli indigeni ci fu una netta diminuzione del loro potere in vista di un’italianizzazione più profonda. Fu limitata anche la libertà delle bande.  Se Baldissera voleva creare delle truppe indigene disciplinate e funzionali Barattieri si pone obiettivi etici e sociali. La conoscenza dell’italiano era fondamentale per ottenere delle promozioni per tre motivi:

-          omogeneità di truppe che parlino la stessa lingua;

-          imparare l’italiano era un gesto di impegno da parte degli indigeni;

-          si dava propulsione alla diffusione dell’italiano nell’intera colonia.

Almeno ufficialmente questo regolamento eliminava le pene corporali.

Per quanto riguarda le bande, che erano considerate molto importanti ed efficienti nonostante alcune significative frivole e diserzioni,  molti componenti di questi corpi richiedevano di entrare a far parte degli ascari, attratti dagli stipendi più alti. La libertà infatti non era più un elemento distintivo delle bande, era stata notevolmente ridotta. Furono ridotte le dotazioni di munizioni delle bande. Questa iniziativa si inserisce in un piano di disarmo dei civili intrapreso da Barattieri. Ma soprattutto mostra ancora una diffidenza verso gli indigeni.

 In questo periodo è rilevante l’occupazione di Cassala che aveva ampliato il fronte nord della colonia in cui gli ascari ebbero un ruolo di prim’ordine anche se l’Illustrazione italiana presenta questa operazione come un’operazione realizzata esclusivamente dai bianchi. Intervennero tutti i battaglioni indigeni e buona parte delle bande.

 La Milizia Mobile

La Milizia Mobile doveva comprendere ascari congedati che venivano richiamati in azione a scadenze prefissate, inizialmente una volta l’anno. Potevano sostituire truppe regolari impegnate altrove oppure affiancarle in operazioni che richiedessero uno sforzo maggiore.

 6.        1895-1896: tempo di guerra

 Barattieri dovette affrontare problemi relativi alle popolazioni limitrofe che minacciavano la colonia italiana. In particolar modo i devisci (già sconfitti a Cassala) e le truppe di Mangascia. Dopo una delle vittorie riscontrate dagli italiani su quest’ultimo nemico si verificò un episodio significativo per comprendere come erano visti gli ascari dalla popolazioni locali. Un gruppo di contadini presero a fucilate un reparto di ascari che tornava vittorioso dalla battaglia di Coatit( 1895), credendo che gli italiani erano stati sconfitti. Gli ascari venivano visto quindi come una sorta di appendice del governo italiano, come dei collaborazionisti. Inseguito a queste vittorie aumentò anche il desiderio di espandere maggiormente la colonia. Furono arruolati nuovi ascari,i battaglioni divennero otto. In totale gli ascari erano circa 9000 a cui si aggiungavano altri 2000 che costituivano la Milizia Mobile.

Intanto però Menelick stava preparando un duro attacco contro la colonia italiana, attacco assolutamente inaspettato da parte di Barattieri che si occupava ancora di Mangascia.

 Amba Alagi

Nell’intenzione di Barattieri quella che si rivelerà la battaglia di Amba Alagi doveva essere semplicemente un’operazione di ricognizione ai confini con l’Eritrea. L’ordine fu però mal interpretato da parte del generale Arimondi che aveva occupato delle terre, anche a grande distanza dalle linee italiane. Inseguito ad altre incomprensioni con il comando ad Amba Alagi si giunse allo scontro. Nemmeno tremila uomini, in gran parte ascari, dovettero scontrarsi con una forza dieci volte superiore. Morirono più di mille ascari, tutto il quarto battaglione. In Italia la sconfitta causò grandi polemiche. La stampa reazionaria( come il “Savoia”) chiese l’eliminazione delle truppe indigene dall’esercito. L’Illustrazione italiana invece dedicò grande attenzione agli atti eroici degli ascari al fianco degli italiani nelle resistenza contro un nemico molto più numeroso.

 L’assedio di Macallé

È un avvenimento importante nei mesi precedenti alla sconfitti di Adua. Alcuni reparti italiani, e un elevato numero di ascari, furono assediati in questa località dall’esercito di Menelik. L’esercito italiano riuscì a resistere a duri attacchi ed alla sete a costo di ingenti perdite di vite umane. Menelik tuttavia abbandonò l’assedio, forse colpito dal numero di vittime o forse per cercare di intraprendere la via del negoziato. In seguito a questo assedio gli ascari, in Italia, furono celebrato come degli eroi.

 La battaglia di Adua

La battaglia ebbe inizio perchéil generale Albertone, al comando della brigata indigena, si era spinto molto vicino alle posizioni abissine, molto al di là del limite imposto da Barattieri.

Anche in questa battaglia le forze che si scontravano erano esageratamente sproporzionate. Già poco dopo gli inizi degli scontri numerosi ascari abbandonavano il campo di battaglia. Ma il combattimento di questa brigata fu il più sanguinoso per gli abissini e anche quello che mise a rischio la loro vittoria. Contemporaneamente le altre brigate italiane erano messe in fuga rovinosamente.

Lungo tutta la storia della colonia le vittorie, alle quali partecipavano in modo significativo gli indigeni, venivano presentate come vittorie completamente italiane, le sconfitte invece venivano comunque attribuite al comportamento degli ascari. Questo sistema non era applicabile ad una battaglia dalle proporzioni catastrofiche come quella di Adua.

Tuttavia anche in questo caso si alzarono voci contrastanti sul ruolo degli Ascari. Lo stesso Barattieri non li criticò. L’Illustrazione italiana poneva il loro eroismo prima di quello italiano ed anche la Nuova Antologia loda l’operato delle truppe degli ascari: “è la mente italiana che dirige la conquista, è il braccio indigeno che la compie”). Altre voci condannavano la loro vigliaccheria e l’annoveravano tra le cause della sconfitta. Le colpe ricaddero invece solo su Barattieri (processato e assolto ma dichiarato “incapace”) e su Crispi (che fu costretto a dimettersi).

Agli ascari catturati dagli etiopi fu tagliata una mano e un piede ma nonostante questo i corpi indigeni si ricostruirono. Questo atteggiamento mostra come furono errate le interpretazioni degli ascari come traditori o mercenari.

 7.        1896-1911: l’eclissi dell’Eritrea

 Dopo la sconfitta il controllo tornò nelle mani di Baldissera. La condizione della colonia era molto a rischio e tornavano a costituire un pericolo le tribù limitrofe.

Il 26 ottobre 1896 veniva formato il trattato di pace con l’Etiopia, l’Italia rinunciava al protettorato.

Dopo Adua si procedette ad una riorganizzazione degli ascari. Fu istituito il Chitet che arruola tutti gli uomini della colonia che non si trovano già sotto le armi, questo corpo sostituì il ruolo della Milizia Mobile. Quest’ultima infatti divenne molto simile alle truppe regolari. All’interno del Chilet gli ordini non erano impartiti ai soldati indigeni direttamente dagli ufficiali italiani ma erano mediati da sottocapi indigeni.

Dopo Adua si chiude anche il periodo della storia militare della colonia e comincia un governo civile dell’eritrea con Ferdinando Martini. Baldissera ritornava quindi in Italia.

L?Eritrea fu dimenticata dall’opinione pubblica italiana. Sparì dalla pagine dei giornali. Nella colonia ormai si trovano solo i peggiori soldati dell’esercito che si abbandonano ad azioni scandalose.

Nell’ambito di un tentativo di sottomettere la forza militare al potere civile della colonia diminuì anche il numero di ascari. Diminuirono anche le paghe. Gli ascari dovettero anche giurare fedeltà al re d’Italia Vittorio Emanuele III. Inizia anche un fenomeno di diserzione molto forte.

Fino al 1911 le operazioni militari furono poche e ebbero scopi di polizia.

Tra il 1903 e il 1910 fu stabilito un nuovo assetto per le truppe coloniali. Però gli ascari vengono impiegati anche in operazioni in Somalia soprattutto nel 1908. In Somalia gli ascari mostrarono tutto il loro valore, anche davanti ad un nemico più debole.

 

 

 

Periodico registrato il 30 gennaio 2007 presso il Tribunale di Rovereto con n.268
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