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Una
scena che non ci si sarebbe mai aspettati di vedere. Un
duetto tra Silvio Berlusconi e uno dei più
asserviti baciapile berlusconiani, il direttore di Rai
Fiction Agostino Saccà interpretato da due dei
più lucidi e coraggiosi giornalisti italiani, sempre in
prima linea nel denunciare le malefatte della classe
politica, i molti lati oscuri della discesa in campo
dell’uomo di Arcore, le sue collusioni e amicizie scottanti.
Peter Gomez e Marco Travaglio
hanno messo in scena la telefonata del 21 giugno 2007
pubblicata da L’Espresso nel dicembre scorso. Momenti di
esilarante comicità, se non si trattasse dello spaccato più
significativo del livello di
certa politica nel nostro paese. Una telefonata in cui
Berlusconi chiede a Saccà di interessarsi per
dare delle parti a delle attrici, per poter “aver la
maggioranza in Senato”, in cui si parla della fiction su
Federico Barabarossa ordinata da Umberto Bossi alla
Rai. Il dialogo semiserio conclude l’incontro alla
Feltrinelli della Galleria Alberto Sordi di Roma, in cui
Gomez e Travaglio hanno presentato il loro ultimo
libro scritto a quattro mani: “Se li conosci li eviti”,
edizioni Chiarelettere.
Una
raccolta di più di centocinquanta ritratti dei cattivi
“nominati” al prossimo Parlamento, delle schede che
raccolgono le condanne e i precedenti penali di candidati di
quasi tutti i partiti (si salva solo, secondo gli autori,
l’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro). Ai ritratti si
aggiungono alcune liste. A partire “Lista tengo famiglia”,
in cui vengono elencati i “nominati” legati da vincoli di
parentela o lavorativi a parlamentari storici. In pol
position il PDL, in cui il Cavaliere ha nominato la moglie
di Emilio Fede Diana De Feo (giornalista della
redazione culturale del Tg1), Deborah Bergamini,
l’ex segretaria di Berlusconi che è stata una delle star
della presentazione di ieri sera. Seguono nomi di amici,
parenti e poi gli immancabili, i collaboratori che
Berlusconi candida dalla sua discesa in campo, nonostante la
loro impresentabilità dal punto di vista del passato
giudiziario: Marcello Dell’Utri in primis e la
new entri Salvatore Sciascia, il direttore
centrale per gli affari fiscali Finivest condannato per aver
corrotto la guardia di Finanza (Condanna definitiva della
Cassazione del 17 novembre 2001). E se si cerca un legame
tra questi e gli altri ex dipendenti o collaboratori di
Berlusconi ieri, oggi e domani a occupare seggi nel
nostro Parlamento, Travaglio individua la necessità
del Cavaliere di ripagare con questa preziosa moneta di
scambio chi potrebbe rivelare i lati oscuri del suo passato.
E il pensiero non può che correre a Vittorio Mangano,
lo stalliere di Villa Berlusconi a Arcore, definito
pochi giorni fa “un eroe” da Dell’Utri. Magano,
morto in carcere nel 2000 dopo esser stato condannato
all’ergastolo per tre omicidi di stampo mafioso, si merita
questo appellativo per non aver mai parlato né di Dell’Utri
né di Berlusconi. Un elogio dell’omertà e della mafia
a quattro giorni dal voto che può avere una sola e
gravissima interpretazione. Sostiene Travaglio che
l’uscita di Dell’Utri sia direttamente rivolta
all’elettorato mafioso, in occasioni delle prime elezioni in
cui in Sicilia si è aperto il “Libero mercato del voto”.
Davanti al timore che i voti mafiosi possano disperdersi nei
diversi partiti di centro, a partire dall’UDC di Cuffaro,
Dell’Ultri ha voluto mandare un messaggio preciso: “i vostri
amici siamo noi, diffidate dalle imitazioni”. Ovviamente
alla tentazione della “Lista tengo famiglia” non si sottrae
il centro sinistra, all’interno del quale il record è
detenuto dal PD dove Veltroni candida la sua segretaria
particolare Luciana Pedotto, poi, tra i
numerosi esempi, ricandidata la moglie di Piero Fassino
Anna Serafini, candidata la segretaria del
Ministro Fioroni e la moglie del discusso parlamentar Sergio
D’Elia, Elisabetta Zambrutti. Non viene quindi
ripresentato l’ex terrorista di Prima Linea la cui presenza
in Parlamento, tra le fila della Rosa nel Pugno, aveva
suscitato tante polemiche, in particolar modo da parte del
centro destra che, per non esser da meno, ha deciso di
candidare Marcello De Angelis, condannato per
associazione sovversiva e banda armata, militante negli anni
Settanta di Lotta studentesca e a Terza Posizione.

La seconda lista viene dedicata alla libertà di stampa.
Posto d’onore a Berlusconi, dopo la recente
dichiarazione di essersi battuto per convincere Enzo
Biagi a rimanere in Rai. Anche in questo caso, uno
schieramento tristemente bipartisan, sintomatico
delle pessime condizioni in cui si trova la libertà di
stampa nel nostro paese. La “Lista mondezza” cerca di
individuare tutti i responsabili della situazione dei
rifiuti in Campania. Vicenda in cui tutte le colpe sono
state riversate su Bassolino che, seppur non
privo di responsabilità, è solo l’ultimo anello di una
catena di malagestione dove, fino a pochissimi anni fa,
dominavano uomini del centro destra. La pittoresca “Lista
dei somari” raccoglie le famose interviste de Le Iene ai
nostri Parlamentari, compresi alcuni inediti. E tra tutte le
figuracce vince di gran lunga l’uscita di Luigi Vitali
(FI), per il quale l’America è stata scoperta nel 1862.
Infine la “Lista casa nostra”, in cui Travaglio e Gomez
raccolgono i politici che hanno comprato, per sé o per
parenti ed amici, case a prezzi scontatissimi, da
Giovanni Alemanno a Clemente Mastella,
il quale è quasi riuscito nell’impresa di trasferir mezza
Ceppaloni nella capitale.
La presentazione di “Se li conosci li eviti” è
avvenuta nello stesso giorno in cui Berlusconi si è
apertamente scagliato contro Marco Travaglio,
riparlando di uso criminoso del servizio pubblico.
Proprio l’ultimo attacco del candidato premier alla libertà
di stampa e di opinione ha dato lo spunto per parlare del
rapporto del Cavaliere con il servizio pubblico e i mezzi di
comunicazione. Innanzitutto la candidatura di Giuseppe
Ciarrapico, il patron delle acque minerali e fiero
fascista. Una delle figure più losche di queste liste
elettorali. Non solo per il suo dichiararsi fascista perché,
ricorda Travaglio, la sua “fedina penale è più nera della
sua camicia”. Tra i vari reati per cui è stato condannato vi
è anche un reato “di memoria ottocentesca”: sfruttamento del
lavoro minorile. E poi due bancarotte e finanziamento
illecito ai partiti. Berlusconi è stato molto chiaro:
Ciarrapico è editore di molti giornali locali tra il
Lazio e il Molise. Giornali che in passato hanno creato
problemi a Berlusconi. “Molise Oggi” aveva
sollevato uno scandalo che aveva portato alle dimissioni il
governatore di FI del Molise Michele Iorio.
Berlusconi ha così pensato di evitare ogni possibile
altro scoop di questi giornali, candidando il loro editore.
Un episodio, se ce n’era ulteriore bisogno, sintomatico del
rapporto del Cavaliere con la stampa. Strumento che non deve
avere nulla a che fare con l’informare il cittadino, ma
instrumentum regni da manipolare nel modo più subdolo e
meschino. Eppure è Berlusconi a epurare i grandi
giornalisti dalla televisione, parlare di uso criminoso del
servizio pubblico. Travaglio ha voluto quindi ricordare la
vicenda delle elezioni amministrative del 2005, una
delle pagine più tristi per il servizio pubblico. Le
intercettazioni telefoniche pubblicate nel novembre del 2007
hanno rivelato passo passo gli scambi di telefonate tra Rai
e Mediaset nei giorni delle elezioni amministrative,
sconvolti dal peggioramento e della morte di papa
Giovanni Paolo II. Le telefonate sono intercettate
dai carabinieri che tenevano sotto controllo un individuo
indagato per fallimento che contattava Deborah Bergamini
per ottenere un pagamento in nero da Mediaset. Deborah
Bergamini si trovava, però, negli uffici della Rai, dove
ricopriva l’incarico, dopo aver lavorato in Mediaset ed
esser stata segretaria di Berlusconi, di capo
marketing, con poteri molto estesi, fino al controllo dei
palinsesti. Dal venerdì 1 aprile a lunedì 4 si susseguono
telefonate sempre più concitate tra la Bergamini e
altri importanti dirigenti Rai (Del Noce, Vespa) con i
corrispettivi a Mediaset. Sono una raccolta di cinismo verso
l’evento che sta sconvolgendo milioni di italiani, di
spietato calcolo politico, ma soprattutto di sabotaggio ed
uso criminoso della televisione. Bergamini ha
ricevuto da Berlusconi il compiti di cercare di
organizzare il palinsesto in modo da trasmettere un’immagine
di tranquillità, evitare l’effetto astensionismo alle
elezioni amministrative che la morte del papa potrebbe
causare. E il lunedì si delinea la grande sconfitta del
centro destra, 2-8. E nelle telefonate con Mediaset si cerca
il modo di cercare di rimandare al più tardi possibile
l’annuncio dei risultati delle elezioni, finché il Tg3 delle
10.30 finalmente comunica risultati disponibili da ore.
Pochi giorni dopo, l’8 aprile, la Rai riprende uno degli
eventi televisivi più grandi della storia: i funerali del
papa. Nel pomeriggio viene intercettata una sfuriata del
direttore Rai, che lamenta che Berlusconi è stato
inquadrato poco nel corso della cerimonia in piazza San
Pietro.
Tutti elementi che mostrano la considerazione dei mezzi di
comunicazione, dell’informazioni, dei cittadini ed anche
della religione, da parte di Berlusconi e dei suoi
collaboratori.
La serata, moderata da Dario Vergassola, ha
cercato anche di trasmettere qualche speranza. Proprio per
evitare il pericolo dell’astensionismo di massa, che
molto probabilmente non sarà di massa ma vedrà nella più
rosea delle ipotesi 2-3 milioni di astensioni in più, tutti
voti che vincerà la maggioranza. L’astensionismo e il non
voto di protesta non hanno senso secondo Travaglio, perché
non si può pensare di “fare un dispetto alla casta”
in questo modo. Anche se gli elettori fossero letteralmente
tre, i due partiti maggiori si spartirebbero i mille
parlamentari in base a queste tre preferenze. Travaglio
quindi ha invitato ad andare a votare. Votare il meno
peggio, come in tutte le occasioni della vita. Non cadere
nella retorica grillino del “sono tutti uguali” ma
mantenere “un senso delle proporzioni”. Ricordare che
con Mangano sedeva a cena Berlusconi. Nel libro “Se li
conosci li eviti”, Marco Travaglio e Peter
Gomez hanno inserito venti ritratti di politici buoni.
Una schiera bipartisan di parlamentari che, nella XV
legislatura hanno tenuto una condotta dignitosa. E tra
questi Furio Colombo, presente ieri alla
Feltrinelli, Nando Dalla Chiesa, Rosy
Bindi, e nel centro destra la giovanissima
Giorgia Meloni, Napoli Angela e Bruno Tabacci.
Ma è solo una piccola nota di ottimismo, Travaglio e
Gomez sono consapevoli della situazione politica
italiana. Ma con i loro libri e il loro ostinato
attaccamento al racconto dei FATTI, contribuiscono
molto più della cosiddetta “antipolitica” e del non-voto a
cercar di cambiare le cose. Un lunghissimo applauso ha
sostenuto Travaglio quando ha affermato che, non
appena il prossimo governo, sia esso guidato da Berlusconi o
da Veltroni (visto che in questo campo le rispettive
promesse di legge giocano al ribasso), varerà una legge
contro le intercettazioni, i giornalisti come lui e
Gomez la violeranno il giorno dopo, cercando di sfidare
il bavaglio che da sempre la politica vuole imporre
alla stampa e la benda che in questo modo la stessa
politica vuole metterci davanti agli occhi.
Tommaso Martini
tommasomartini@sindromedistendhal.com
11 aprile 2008
Fotografie di Tommaso Martini, scattate alla
Feltrinelli-Galleria Colonna giovedì 10 aprile 2008 alla
presentazione del libro “Se li conosci li eviti” (ed.
Chiarelettere) di Marco Travaglio e Peter Gomez.
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