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"Se li conosci li eviti": fatti e misfatti dei nominati
di Tommaso Martini

Marco Travaglio e Peter Gomez presentano il loro ultimo libro insieme. Una raccolta di ritratti dei nominati alle elezioni per il nuovo Parlamento.

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Una scena che non ci si sarebbe mai aspettati di vedere. Un duetto tra Silvio Berlusconi e uno dei più asserviti baciapile berlusconiani, il direttore di Rai Fiction Agostino Saccà interpretato da due dei più lucidi e coraggiosi giornalisti italiani, sempre in prima linea nel denunciare le malefatte della classe politica, i molti lati oscuri della discesa in campo dell’uomo di Arcore, le sue collusioni e amicizie scottanti. Peter Gomez e Marco Travaglio hanno messo in scena la telefonata del 21 giugno 2007 pubblicata da L’Espresso nel dicembre scorso. Momenti di esilarante comicità, se non si trattasse dello spaccato più significativo del livello di certa politica nel nostro paese. Una telefonata in cui Berlusconi  chiede a Saccà di interessarsi per dare delle parti a delle attrici, per poter  “aver la maggioranza in Senato”, in cui si parla della fiction su Federico Barabarossa ordinata da Umberto Bossi alla Rai. Il dialogo semiserio conclude l’incontro alla Feltrinelli della Galleria Alberto Sordi di Roma, in cui Gomez e Travaglio hanno presentato il loro ultimo libro scritto a quattro mani: “Se li conosci li eviti”, edizioni Chiarelettere.

 Una raccolta di più di centocinquanta ritratti dei cattivi “nominati” al prossimo Parlamento, delle schede che raccolgono le condanne e i precedenti penali di candidati di quasi tutti i partiti (si salva solo, secondo gli autori, l’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro). Ai ritratti si aggiungono alcune liste. A partire “Lista tengo famiglia”, in cui vengono elencati i “nominati” legati da vincoli di parentela o lavorativi a parlamentari storici. In pol position il PDL, in cui il Cavaliere ha nominato la moglie di Emilio Fede Diana De Feo (giornalista della redazione culturale del Tg1), Deborah Bergamini, l’ex segretaria di Berlusconi che è stata una delle star della presentazione di ieri sera. Seguono nomi di amici, parenti e poi gli immancabili, i collaboratori che Berlusconi candida dalla sua discesa in campo, nonostante la loro impresentabilità dal punto di vista del passato giudiziario: Marcello Dell’Utri in primis e la new entri Salvatore Sciascia, il direttore centrale per gli affari fiscali Finivest condannato per aver corrotto la guardia di Finanza (Condanna definitiva della Cassazione del 17 novembre 2001). E se si cerca un legame tra questi e gli altri ex dipendenti o collaboratori di Berlusconi ieri, oggi e domani a occupare seggi nel nostro Parlamento, Travaglio individua la necessità del Cavaliere di ripagare con questa preziosa moneta di scambio chi potrebbe rivelare i lati oscuri del suo passato. E il pensiero non può che correre a Vittorio Mangano, lo stalliere di Villa Berlusconi a Arcore, definito pochi giorni fa “un eroe” da Dell’Utri. Magano, morto in carcere nel 2000 dopo esser stato condannato all’ergastolo per tre omicidi di stampo mafioso, si merita questo appellativo per non aver mai parlato né di Dell’Utri né di Berlusconi. Un elogio dell’omertà e della mafia a quattro giorni dal voto che può avere una sola e gravissima interpretazione. Sostiene Travaglio che l’uscita di Dell’Utri sia direttamente rivolta all’elettorato mafioso, in occasioni delle prime elezioni in cui in Sicilia si è aperto il “Libero mercato del voto”. Davanti al timore che i voti mafiosi possano disperdersi nei diversi partiti di centro, a partire dall’UDC di Cuffaro, Dell’Ultri ha voluto mandare un messaggio preciso: “i vostri amici siamo noi, diffidate dalle imitazioni”. Ovviamente alla tentazione della “Lista tengo famiglia” non si sottrae il centro sinistra, all’interno del quale il record è detenuto dal PD dove Veltroni candida la sua segretaria particolare Luciana Pedotto, poi, tra i numerosi esempi, ricandidata la moglie di Piero Fassino Anna Serafini, candidata la segretaria del Ministro Fioroni e la moglie del discusso parlamentar Sergio D’Elia, Elisabetta Zambrutti. Non viene quindi ripresentato l’ex terrorista di Prima Linea la cui presenza in Parlamento, tra le fila della Rosa nel Pugno, aveva suscitato tante polemiche, in particolar modo da parte del centro destra che, per non esser da meno, ha deciso di candidare Marcello De Angelis, condannato per associazione sovversiva e banda armata, militante negli anni Settanta di Lotta studentesca e a Terza Posizione.

La seconda lista viene dedicata alla libertà di stampa. Posto d’onore a Berlusconi, dopo la recente dichiarazione di essersi battuto per convincere Enzo Biagi a rimanere in Rai. Anche in questo caso, uno schieramento tristemente bipartisan, sintomatico delle pessime condizioni in cui si trova la libertà di stampa nel nostro paese. La “Lista mondezza” cerca di individuare tutti i responsabili della situazione dei rifiuti in Campania. Vicenda in cui tutte le colpe sono state riversate su Bassolino che, seppur non privo di responsabilità, è solo l’ultimo anello di una catena di malagestione dove, fino a pochissimi anni fa, dominavano uomini del centro destra. La pittoresca “Lista dei somari” raccoglie le famose interviste de Le Iene ai nostri Parlamentari, compresi alcuni inediti. E tra tutte le figuracce vince di gran lunga l’uscita di Luigi Vitali (FI), per il quale l’America è stata scoperta nel 1862. Infine la “Lista  casa nostra”, in cui Travaglio e Gomez raccolgono i politici che hanno comprato, per sé o per parenti ed amici, case a prezzi scontatissimi, da Giovanni Alemanno a Clemente Mastella, il quale è quasi riuscito nell’impresa di trasferir mezza Ceppaloni nella capitale.

La presentazione di “Se li conosci li eviti” è avvenuta nello stesso giorno in cui Berlusconi si è apertamente scagliato contro Marco Travaglio, riparlando di uso criminoso del servizio pubblico. Proprio l’ultimo attacco del candidato premier alla libertà di stampa e di opinione ha dato lo spunto per parlare del rapporto del Cavaliere con il servizio pubblico e i mezzi di comunicazione. Innanzitutto la candidatura di Giuseppe Ciarrapico, il patron delle acque minerali e fiero fascista. Una delle figure più losche di queste liste elettorali. Non solo per il suo dichiararsi fascista perché, ricorda Travaglio, la sua “fedina penale è più nera della sua camicia”. Tra i vari reati per cui è stato condannato vi è anche un reato “di memoria ottocentesca”: sfruttamento del lavoro minorile. E poi due bancarotte e finanziamento illecito ai partiti. Berlusconi è stato molto chiaro: Ciarrapico è editore di molti giornali locali tra il Lazio e il Molise. Giornali che in passato hanno creato problemi a Berlusconi. “Molise Oggi” aveva sollevato uno scandalo che aveva portato alle dimissioni il governatore di FI del Molise Michele Iorio. Berlusconi ha così pensato di evitare ogni possibile altro scoop di questi giornali, candidando il loro editore.

Un episodio, se ce n’era ulteriore bisogno, sintomatico del rapporto del Cavaliere con la stampa. Strumento che non deve avere nulla a che fare con l’informare il cittadino, ma instrumentum regni da manipolare nel modo più subdolo e meschino. Eppure è Berlusconi a epurare i grandi giornalisti dalla televisione, parlare di uso criminoso del servizio pubblico. Travaglio ha voluto quindi ricordare la vicenda delle elezioni amministrative del 2005, una delle pagine più tristi per il servizio pubblico. Le intercettazioni telefoniche pubblicate nel novembre del 2007 hanno rivelato passo passo gli scambi di telefonate tra Rai e Mediaset nei giorni delle elezioni amministrative, sconvolti dal peggioramento e della morte di papa Giovanni Paolo II. Le telefonate sono intercettate dai carabinieri che tenevano sotto controllo un individuo indagato per fallimento che contattava Deborah Bergamini per ottenere un pagamento in nero da Mediaset. Deborah Bergamini si trovava, però, negli uffici della Rai, dove ricopriva l’incarico, dopo aver lavorato in Mediaset ed esser stata segretaria di Berlusconi, di capo marketing, con poteri molto estesi, fino al controllo dei palinsesti. Dal venerdì 1 aprile a lunedì 4 si susseguono telefonate sempre più concitate tra la Bergamini e altri importanti dirigenti Rai (Del Noce, Vespa) con i corrispettivi a Mediaset. Sono una raccolta di cinismo verso l’evento che sta sconvolgendo milioni di italiani, di spietato calcolo politico, ma soprattutto di sabotaggio ed uso criminoso della televisione. Bergamini ha ricevuto da Berlusconi il compiti di cercare di organizzare il palinsesto in modo da trasmettere un’immagine di tranquillità, evitare l’effetto astensionismo alle elezioni amministrative che la morte del papa potrebbe causare. E il lunedì si delinea la grande sconfitta del centro destra, 2-8. E nelle telefonate con Mediaset si cerca il modo di cercare di rimandare al più tardi possibile l’annuncio dei risultati delle elezioni, finché il Tg3 delle 10.30 finalmente comunica risultati disponibili da ore. Pochi giorni dopo, l’8 aprile, la Rai riprende uno degli eventi televisivi più grandi della storia: i funerali del papa. Nel pomeriggio viene intercettata una sfuriata del direttore Rai, che lamenta che Berlusconi è stato inquadrato poco nel corso della cerimonia in piazza San Pietro.

Tutti elementi che mostrano la considerazione dei mezzi di comunicazione, dell’informazioni, dei cittadini ed anche della religione, da parte di Berlusconi e dei suoi collaboratori.

La serata, moderata da Dario Vergassola, ha cercato anche di trasmettere qualche speranza. Proprio per evitare il pericolo dell’astensionismo di massa, che molto probabilmente non sarà di massa ma vedrà nella più rosea delle ipotesi 2-3 milioni di astensioni in più, tutti voti che vincerà la maggioranza. L’astensionismo e il non voto di protesta non hanno senso secondo Travaglio, perché non si può pensare di “fare un dispetto alla casta” in questo modo. Anche se gli elettori fossero letteralmente tre, i due partiti maggiori si spartirebbero i mille parlamentari in base a queste tre preferenze. Travaglio quindi ha invitato ad andare a votare. Votare il meno peggio, come in tutte le occasioni della vita. Non cadere nella retorica grillino del “sono tutti uguali” ma mantenere “un senso delle proporzioni”. Ricordare che con Mangano sedeva a cena Berlusconi. Nel libro “Se li conosci li eviti”, Marco Travaglio e Peter Gomez hanno inserito venti ritratti di politici buoni. Una schiera bipartisan di parlamentari che, nella XV legislatura hanno tenuto una condotta dignitosa. E tra questi Furio Colombo, presente ieri alla Feltrinelli, Nando Dalla Chiesa, Rosy Bindi, e nel centro destra la giovanissima Giorgia Meloni, Napoli Angela e Bruno Tabacci.

Ma è solo una piccola nota di ottimismo, Travaglio e Gomez sono consapevoli della situazione politica italiana. Ma con i loro libri e il loro ostinato attaccamento al racconto dei FATTI, contribuiscono molto più della cosiddetta “antipolitica” e del non-voto a cercar di cambiare le cose. Un lunghissimo applauso ha sostenuto Travaglio quando ha affermato che, non appena il prossimo governo, sia esso guidato da Berlusconi o da Veltroni (visto che in questo campo le rispettive promesse di legge giocano al ribasso), varerà una legge contro le intercettazioni, i giornalisti come lui e Gomez la violeranno il giorno dopo, cercando di sfidare il bavaglio che da sempre la politica vuole imporre alla stampa e la benda che in questo modo la stessa politica vuole metterci davanti agli occhi.

 

Tommaso Martini tommasomartini@sindromedistendhal.com

11 aprile 2008

 

Fotografie di Tommaso Martini, scattate alla Feltrinelli-Galleria Colonna giovedì 10 aprile 2008 alla presentazione del libro “Se li conosci li eviti” (ed. Chiarelettere) di Marco Travaglio e Peter Gomez.

 

 

 

 

Periodico registrato il 30 gennaio 2007 presso il Tribunale di Rovereto con n.268
Editore Tommaso Martini Direttore responsabile Edoardo Semmola