Arte

Mostre in corso

Televisione

Musica

Film

Sindrome di Alzheimer

Teatro

Libri

Links

Redazione

 

Seuol 1988, mondiali di calcio e Coppa Davis
di Martina Manescalchi

Oggi Pechino, ieri Berlino, Città del Messico, Mosca, Los Angeles. Breve storia dei boicottaggi di cui sono state oggetto le più grandi manifestazioni sportive del Novecento  (quinta ed ultima parte)

 Iscriviti alla newsletter


iscriviti cancellati

 
Berlino: quale razza superiore?

Città del Messico 1968: arrivano le Pantere Nere

Monaco 1972: il massacro

Montreal 1976: il cerchio mancante

Mosca 1980: il vento freddo dell'est

Los Angeles 1984: la vendetta dei russi

Montreal '76 e gli anni Ottanta
Seuol 1988, mondiali di calcio e Coppa Davis

 


My status

Locations of visitors to this page

 

Seoul 1988: la pacificazione

A seguito delle burrascose edizioni precedenti, questa volta il CIO si premunisce affinché nessuno voltasse le spalle ai Giochi e minaccia l'esclusione del blocco sovietico e di quello statunitense in caso di nuovi boicottaggi. I malumori questa volta vengono dall'interno. La Corea del Nord pretende infatti che le venga assegnata l'organizzazione della metà delle gare. La Corea del Sud risponde con l'offerta - seccamente respinta - di far correre la maratona sulla frontiera che separa i due stati. La Corea del Nord non prende parte ai Giochi, seguita da Cuba, Albania, Nicaragua, Etiopia e Seychelles.

Le Olimpiadi di Seoul saranno però ricordate, più che per i boicottaggi e le minacce di attentati, per essere state travolte dallo scandalo del doping.

 No, io non ci vado!

Il fenomeno del boicottaggio non si circoscrive ai soli Giochi Olimpici. Defezioni eccellenti per motivi politici si sono registrate anche nel corso di altre manifestazioni sportive. Vale la pena citare il Pelè bianco Joahan Cruyff, che si rifiutò di partecipare ai Mondiali di Calcio del 1978 in Argentina con la Nazionale olandese per protestare contro la dittatura militare di Videla. L'ex campione ha però recentemente sconfessato questa tesi, dichiarando di non aver partecipato in seguito a minacce e ad un tentativo di sequestro. In Argentina non andrà nemmeno il suo collega tedesco Paul Breitner, militante maoista. Dopo la discussa sconfitta in finale contro la Nazionale argentina, la squadra di Cruyff si rifiuta di rivolgere il saluto al dittatore Jorge Videla.

Pochi mesi prima dei Mondiali il capitano dell'Argentina Jorge el lobo Carrascosa si ritira in silenzio dalla Nazionale. Ha soltanto ventinove anni e di lui non si sentirà quasi più parlare.

A trent'anni di distanza, molte le testimonianze illustri che denunciano le truffe volte a favorire la vittoria della squadra di casa che la dittatura ha utilizzato come propaganda politica per darsi lustro agli occhi del mondo. Le Madres dei desaparecidos si riunirono a Plaza De Mayo per sensibilizzare la stampa sportiva giunta dall'estero, chiedendo esplicitamente ai giornalisti di raccontare le storie dei loro figli scomparsi, delle torture, di tutto ciò che stava accadendo in quell'angolo di mondo. La stampa ed il mondo sportivo si resero complici di un colpevole silenzio sulla grave violazione dei diritti umani in atto e di quel Mondiale non restò che l'immagine del capitano Mario Kempes che alza al cielo la Coppa della vergogna.

 

Sempre in Sudamerica due anni prima si era consumata un'altra discussa vittoria. Corre l'anno 1976 e la squadra italiana vince la sua prima ed unica Coppa Davis della storia. Il team è composto da Adriano Panatta, Corrado Barazzutti, Tonino Zugarelli e Paolo Bertolucci, con Nicola Pietrangeli come capitano e Mario Belardinelli nella veste di direttore tecnico. La finale è da disputarsi contro il Cile. La squadra è mediocre ed arriva in finale solo perchè tutti si sono rifiutati di sfidarla per protesta contro il regime di Pinochet. Tutti tranne l'Italia. Il governo italiano vorrebbe unirsi al boicottaggio, ma il CONI - dietro la forte insistenza di Pietrangeli - decide per la partecipazione. Così il team italiano parte alla volta di Santiago del Cile sotto scorta e porta a casa uno dei trofei meno onorevoli della nostra storia sportiva.

Martina Manescalchi martinamanescalchi@sindromedistendhal.com

2 agosto 2008

 

 

 

 

 

Periodico registrato il 30 gennaio 2007 presso il Tribunale di Rovereto con n.268
Editore Tommaso Martini Direttore responsabile Edoardo Semmola