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Le Olimpiadi del
1968 inaugurano una stagione di tensioni che investiranno
l'evento per tutti i venti anni successivi.
Siamo a Città del
Messico e le agitazioni del Sessantotto sono al loro
culmine. Il tre ottobre, esattamente nove giorni prima che i
Giochi abbiano inizio, si consuma il Massacro di
Tlatelolco che vede la strage di centinaia di studenti
ad opera delle forze dell'ordine nell'omonima piazza.
Da tutto il mondo
piovono proteste e manifestazioni e si torna a caldeggiare
l'ipotesi di boicottare le Olimpiadi. Niente però ferma il
loro regolare svolgimento. E' di nuovo Avery Brundage, che
in quell'anno presiede il CIO, a battersi strenuamente
perchè venga confermata Città del Messico come sede
ufficiale. Il presidente messicano Gustavo Diaz Ordaz
chiede addirittura agli Stati Uniti di inviare commandi
speciali antisovversivi per preservarne la sicurezza. Tutte
le misure adottate non riusciranno a tenere la politica
fuori dalla manifestazione. In particolare, nell'anno in cui
è stato ucciso Martin Luther King, a dominare la scena
saranno le Black Panthers.
Ancora una volta
lo sport non la dà vinta alla storia e gli afroamericani
fanno incetta di medaglie. Così gli scalini del podio
diventano il luogo privilegiato per rivendicare l'Orgoglio
Nero. Gli atleti neri ne approfittano per dare alle loro
medaglie una forte valenza ideologica. Passerà alla storia
la premiazione di Tommie Smith e John Carlos, oro e bronzo
nei 200 metri piani. I due campioni si presentano con calze
nere ai piedi e senza scarpe. Nel momento in cui viene
innalzata la bandiera americana abbassano lo sguardo ed
alzano il pugno, coperto da un guanto nero. «Siamo stufi di
essere cavalli da parata alle Olimpiadi e carne da cannone
in Vietnam», dichiarerà Carlos alla stampa. L'immagine fa il
giro del mondo e diventa il simbolo del Black Power, ma
costa ai due sportivi l'allontanamento forzato dal villaggio
olimpico ed un ostracismo che durerà per tutta la loro
carriera.
La contestazione
degli atleti neri però non si ferma. Ralph Boston, bronzo
nel salto in lungo, si toglie le scarpe durante la
premiazione, mentre il primo classificato Bob Beamon si
presenta scalzo e senza la tuta di rappresentanza
statunitense. Lee Evans, Larry James e
Ronald Freeman,
campioni nei 400 metri piani, salgono sul podio con il basco
nero in testa. Infine Jim Hines, medaglia d'oro nei 100 m
piani, rifiuta di essere premiato da Avery Brundage.
Martina
Manescalchi
martinamanescalchi@sindromedistendhal.com
3 maggio 2008
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