Oggi Pechino, ieri
Berlino, Città del Messico, Mosca, Los Angeles. Breve storia
dei boicottaggi di cui sono state oggetto le più grandi
manifestazioni sportive del Novecento (terza
parte)
Le
Olimpiadi del 1972 si aprono in un clima di apparente
serenità. Ormai lontana dalla militarizzazione del regime
nazista, la Germania vuole dare al mondo una rinnovata
immagine di sé. Anche per questo si decide di non investire
troppo sulle misure di sicurezza e di allestire una
sorveglianza piuttosto blanda. Sarà così che le armi
arriveranno a macchiare di sangue questa tragica edizione
dei Giochi.
Il pretesto è
fornito dalla mancata considerazione da parte del CIO alla
richiesta fatta dalla Federazione Giovanile della
Palestina di poter inviare una propria delegazione. Per
tutta risposta un commando di otto guerriglieri palestinesi
del gruppo “Settembre Nero” all'alba del 5 settembre
fa irruzione nel villaggio olimpico, uccide due atleti
israeliani e ne prende in ostaggio altri nove, chiedendo in
cambio la liberazione di 200 prigionieri palestinesi in
Israele. Dopo una giornata di rocambolesche negoziazioni ed
un tentato blitz della polizia tedesca il bilancio è
pesantissimo: perdono la vita tutti gli ostaggi, cinque
terroristi ed un poliziotto tedesco.
Tutto questo
non basta a sospendere le Olimpiadi, che si fermano per un
giorno soltanto. Israele abbandona Monaco per seppellire i
suoi cadaveri ed altri atleti decidono di lasciare la città
per timore di nuovi attentati. Una solenne cerimonia
commemorativa viene organizzata presso lo Stadio Olimpico.
Tutte le nazioni partecipanti, tranne l'Unione Sovietica e
gli Stati Arabi, osservano la disposizione di mettere le
bandiere a mezz'asta. Da tutte le parti si levano voci che
chiedono l'interruzione dei Giochi, ma il solito presidente
Avery Brundage si oppone, dichiarando che «
il comitato olimpico non può farsi ricattare da un pugno di
terroristi ».