Montreal
'76 e gli anni Ottanta di Martina Manescalchi
Oggi Pechino, ieri
Berlino, Città del Messico, Mosca, Los Angeles. Breve storia
dei boicottaggi di cui sono state oggetto le più grandi
manifestazioni sportive del Novecento (terza
parte)
Dopo
quattro anni dal massacro, le misure di sicurezza adottate a
Montreal raggiungono il livello della paranoia per il timore
di un nuovo attacco terroristico. Il vero problema di questa
edizione è invece costituito dai numerosi boicottaggi
di cui viene fatta oggetto. La prima defezione arriva da
Taiwan. La delegazione del paese chiede di potersi
iscrivere con il nome di Republic of China, scatenando le
aspre critiche della Cina Popolare - assente dai Giochi dal
1952 a causa di una diatriba analoga contro Formosa - e del
Canada, legato alla Cina da forti relazioni economiche. Gli
Stati Uniti si schierano dalla parte di Taiwan e minacciano
il boicottaggio, ma alla fine il CIO decide di non accettare
e Taiwan non partecipa.
Altri problemi
sono sollevati da Congo e Tanzania, che avanzano formalmente
al comitato la richiesta di espulsione della Nuova
Zelanda, rea di aver inviato i suoi All Blacks a
disputare degli incontri di rugby in Sudafrica, paese
escluso dai Giochi dal 1964 a causa della legge
sull'apartheid. Il CIO respinge la domanda e decide di
accogliere i neozelandesi e il continente africano
opta per un boicottaggio di massa di ben 33 nazioni, per un
totale di circa 300 atleti. Arriveranno a Montreal soltanto
il Senegal e la Costa d'Avorio.
Mosca
1980: il vento freddo dell'est
La
XXII Olimpiade risulta quella più mutilata della
storia. Siamo in piena Guerra Fredda e gli Stati Uniti non
hanno alcuna intenzione di recarsi in casa del nemico. Il
pretesto è dato dall'invasione che nel dicembre 1979
l'Unione Sovietica ha messo in atto contro l' Afghanistan.
Dopo poche settimane il Presidente Jimmy Carter
ordina il boicottaggio da parte degli U.S.A. ed invita tutti
i paesi amici a seguirlo. Agli atleti americani non è
lasciata alcuna possibilità di scelta e lo stesso Carter
minaccia di ritirare il passaporto a chiunque cerchi di
partecipare. Aderiscono al boicottaggio 65 paesi, tra cui la
Germania Ovest, la Norvegia, il Canada, il Giappone, il
Kenya, l’Arabia. Quindici nazioni, comprese Francia, Italia
ed Inghilterra, decidono di non portare la propria bandiera
ed il proprio inno, sostituiti da quelli olimpici. Alcuni
atleti neozelandesi sfilano sventolando una bandiera nera,
simbolo di pace.
Cerimonia di
apertura delle Olimpiadi di Mosca 1980
In Italia
si assiste ad un singolare scontro tra il governo che vuole
il boicottaggio ed il CONI che invece decide di partecipare
senza gli atleti che appartengono ai gruppi delle forze
dell'ordine. L'incoerenza nazionale viene testimoniata da Federico Euro Roman, medaglia d'oro
nell'equitazione. La Federazione Sport Equestri vuole
boicottare i Giochi e serve l'intervento del CONI per
convincere i dirigenti a concedere i cavalli. I cavalieri si
trovano però nella condizione di dover partire senza
veterinari e maniscalchi, costretti ad arrangiarsi a proprie
spese.
Los
Angeles 1984: la vendetta dei russi
Come complici
delle tensioni internazionali di quegli anni, i Giochi si
offrono di nuovo come terreno di scontro fra U.S.A. ed
U.R.S.S. L'edizione statunitense permette infatti ai russi
di attuare la propria ritorsione dopo soli quattro anni. Non
si parla propriamente di boicottaggio, semplicemente
l'Unione Sovietica non si iscrive alle Olimpiadi. Il Cremlino giustifica tale presa di posizione con il pericolo
per l'incolumità dei propri atleti e l'organizzazione, da
parte degli Stati Uniti, di manifestazioni anticomuniste. I
paesi del blocco sovietico sono invitati ad allinearsi.
Aderiscono tutti tranne la Jugoslavia e la Romania. La
vendetta si consuma con l'astensione di ben 17 paesi, Cuba
compresa. Di contro, le Olimpiadi di Los Angeles vedono il
ritorno dopo trentadue anni della Repubblica Popolare
Cinese.