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Sono
un album degli orrori, un duro attacco alle nostre
coscienze, le pagine del Rapporto annuale 2008 di
Amnesty International dedicate all’Italia. I processi
per il G8 di Genova, i casi di rendition nella lotta
al terrorismo, le nuove ondate di xenofobia e la “caccia al
rom”, le leggi sull’immigrazione, l’esportazione di armi
verso i paesi sconvolti da guerre civili. Sono questi i
punti salienti del rapporto, che vengono analizzati
dettagliatamente, facendo riferimento a casi di cronaca e
interventi legislativi del 2007 e dei primi mesi 2008.
Innanzitutto viene espressa una grande preoccupazione per la
mancanza nella nostra legislazione di un reato di tortura,
in recepimento alla Convenzione delle Nazioni Unite
contro la Tortura (CAT). Secondo Amnesty questa
mancanza rende difficile procedere conto i casi di abusi da
parte delle forze dell’ordine, anche per l’assenza di organi
di monitoraggio esterni e sistemi di identificazione dei
singoli agenti impegnati nelle diverse operazioni. Il
rapporto segnala due gravi fatti di cronaca risalenti al
2007: la morte in carcere di Aldo Banzino dopo due giorni di
reclusione (ottobre 2007), e l’assassinio da parte di un
agente di Gabriele Sandri durante scontri tra tifoserie in
un autogrill presso Arezzo (novembre 2007). L’anno appena
trascorso ha visto susseguirsi numerose novità nei tribunali
per quanto riguarda il G8 di Genova. È stato
dichiarato ammissibile dalla Corte europea il ricorso sul
caso della morte di Carlo Giuliani, che aveva
registrato nel 2003 la decisione del giudice per le indagini
preliminari di non procedere contro l’agente responsabile
del colpo mortale. Sulle violenze alla scuola Diaz
uno dei 28 poliziotti imputati ha raccontato le violenze di
cui è stato testimone durante l’irruzione nella scuola. Sono
state riscontrate irregolarità nella conservazione delle
prove e messe agli atti delle agghiaccianti conversazioni
telefoniche tra agenti («Speriamo che muoiano tutti»,
«1-0 per noi»). Per quanto riguarda il processo per
le violenze nel carcere di Bolzanetto, Amnesty
sottolinea che proprio la mancanza di uno specifico reato di
tortura, lamentata anche dai pubblici ministeri, crea grandi
difficoltà nel procedere. Ciò che preoccupa maggiormente nel
caso G8 è il clima di impunità, o addirittura la promozione
di numerosi agenti coinvolti nelle indagini. È proseguito
anche il processo relativo alle manifestazioni anti-Tav in
Val di Susa nel 2005.
Per quanto riguarda la lotta al terrorismo, il nostro
Paese è stato coinvolto in numerosi casi di rendition,
i trasporti ciò, da nostri aeroporti, di sospetti terroristi
verso destinazioni in paesi amici degli Stati Uniti dove,
nel totale disprezzo di tutte le convenzioni internazionali,
i sospetti sono stati torturati e detenuti illegalmente. Il
Parlamento europeo ha denunciato tre casi in cui è coinvolta
direttamente l’Italia: Abu Omar (rapito a
Milano), Maher Arar (il suo trasferimento in
Siria fece scalo a Ciampino, dopo un anno di torture e
reclusione fu rilasciato) e Abou El passim Britel
(cittadino italiano, arrestato in Pakistan e detenuto nelle
prigioni marocchine, nonostante le indagini della nostra
magistratura non gli attribuiscano alcun crimine). Ma
secondo il rapporto della Commissione temporanea del
Parlamento europeo in materia, aerei dei servizi segreti
americani in servizio per operazioni di rendition,
hanno toccato i nostri aeroporti 46 volte. I responsabili
dei servizi segreti italiani sono stati chiamati a
testimoniare davanti alla Commissione ma si sono rifiutati.
Il processo per il rapimento di Abu Omar è stato
ostacolato dall’allora primo ministro Romani Prodi
che accusò la Procura di Milano di aver utilizzato documenti
coperti da segreto di stato e di aver intercettato
conversazioni telefoniche di agenti del Sismi.
Sempre per quanto riguarda la lotta al terrorismo ha
suscitato critiche da parte della Corte europea dei diritti
umani il “decreto Pisanu” sulle espulsioni di
immigrati regolari e irregolari che possono costituire un
rischio, definito in modo assolutamente vago, per la
sicurezza.
Le pagine sulla discriminazione e la xenofobia
sono quelle maggiormente legate alla cronaca di questi
giorni e ai toni della campagna elettorale che, sia a
livello nazionale che locale, si è in gran parte giocata
sulla “questione sicurezza”, sulla creazione e manipolazione
di paure e tendenze xenofobe da parte di politica e media.
Ma il rapporto parte da qualche mese prima, risalendo al
fatto di cronaca che diede inizio alla questione rumena:
l’omicidio di Giovanna Reggiani il 31 ottobre
2007. Amnesty ricorda gli interventi degli esponenti
del centro-sinistra, oggi i primi ad accusare il
centrodestra di strumentalizzare gli eventi. Walter
Veltroni, allora sindaco di Roma, dichiarò: «prima
dell’ingresso della Romania dell’Unione europea, Roma era la
metropoli più sicura d’Europa». Il giorno seguente
l’omicidio, il premier Romano Prodi convoca un
Consiglio dei ministri straordinario che approva un decreto
legge, pubblicato il 2 novembre sulla Gazzetta, che
conferiva ai prefetti il potere di espellere cittadini
comunitari ritenuti pericolosi per la sicurezza. Seguono
atti di violenza nei confronti di rumeni: una bomba in
un negozio di Monterotondo, il pestaggio di alcuni rumeni in
un parcheggio della periferia romana. Le voci
dell’opposizione sono ovviamente ancora più dure («integrazione
per chi ha una cultura di questo tipo non ha senso»
dichiara Gianfranco Fini). Inizia la
campagna mediatica sulla sicurezza e contro rumeni e
rom. E la accompagnano numerosi casi di attacchi a campi
rom, l’ultimo episodio al campo di Ponticelli (Napoli), a
metà maggio. Davanti a questa situazione sono state molte le
organizzazioni internazionali ha manifestare la loro
preoccupazione. Si inizia con il Comitato delle Nazioni
Unite per l’eliminazione della discriminazione razziale,
poi l’Ufficio per le istituzioni democratiche e i diritti
umani dell’Ocse e la European Roma Policy Coalition
che hanno fatto riferimento diretto alle responsabilità dei
media nella creazione di una retorica anti-rom e
anti-immigrati. Amnesty vede con molta preoccupazione
anche l’ultimo intervento legislativo in materia, il
cosiddetto “pacchetto sicurezza” elaborato nel primo
Consiglio dei Ministri del governo Berlusconi.
Gli unici elementi positivi nella politica sull’immigrazione
del Governo Prodi riguardano la politica relativa agli
immigranti richiedenti asilo e i minori. Sono
stati ridotti i tempi di detenzione per i minori che
arrivano in Italia non accompagnati. I miglioramenti
relativi all’asilo invece, rischiano di esser vanificati dal
decreto sulla sicurezza del Governo Berlusconi.
L’ultimo capitolo del rapporto è dedicato all’export di
armi in aree calde del mondo. La legge che regola questo
commercio esclude le armi leggere e di piccolo taglio e non
vi è alcun tipo di riferimento al divieto di vendere armi in
paesi dove non vengono rispettati i diritti umani. Così
soggetti privati e governi acquistano ogni anno armi per
decine di milioni di euro, armi che giungono nelle
Filippine, in Afghanistan, in Colonia, Congo, Uganda, Nepal,
Burundi, Ciad. La preoccupazione espressa da Amnesty è che
queste armi finiscano nelle mani dei bambini soldati,
aberrazione molto diffusa secondo un rapporto del Segreterio
Generale dell’ONU, in tutti questi paesi.
E giorno dopo giorno il clima si fa sempre più teso. Le
“ronde padane” setacciano anche i più tranquilli paesi del
Nord, i crimini commessi da rom e rumeni occupano i
telegiornali mentre passa in silenzio la notizia di una
giovane rumena violentata da un italiano a Roma, uno dei 4
stupri all’anno denunciati alle forze dell’ordine a Roma,
secondo il “New York Times”. Dall’estero arrivano dure
critiche, sia da fonti istituzionali (Governo spagnolo), sia
dai media. L’inglese “The Guardian” che denuncia che gli
assalti ai campi rom a Napoli sono guidati dalla camorra. In
Spagna “El Paìs” ripropone un sondaggio di “Repubblica”
secondo il quale il 70% degli intervistati considera il
problema immigrazione una priorità e aggiunge «con campagne
come quelle di Berlusconi, si può star certi che questo
pregiudizio aumenterà». Ancora più indiviso il “Wall Street
Journal”, secondo il quale «L’Italia è di nuovo scossa
dalla retorica e dalla violenza contro gli immigrati».
Il “Times” infine, attacca il Governo Berlusconi,
accusandolo di esser responsabile di una «politica della
paura».
Tommaso Martini
tommasomartini@sindromedistendhal.com
29 maggio 2008
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