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Redazione

Vergogne d'Italia

di Tommaso Martini

Il Rapporto annuale 2008 di Amnesty International traccia un profilo preoccupante per il nostro Paese.

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Sono un album degli orrori, un duro attacco alle nostre coscienze, le pagine del Rapporto annuale 2008 di Amnesty International dedicate all’Italia. I processi per il G8 di Genova, i casi di rendition nella lotta al terrorismo, le nuove ondate di xenofobia e la “caccia al rom”, le leggi sull’immigrazione, l’esportazione di armi verso i paesi sconvolti da guerre civili. Sono questi i punti salienti del rapporto, che vengono analizzati dettagliatamente, facendo riferimento a casi di cronaca e interventi legislativi del 2007 e dei primi mesi 2008.

Innanzitutto viene espressa una grande preoccupazione per la mancanza nella nostra legislazione di un reato di tortura, in recepimento alla Convenzione delle Nazioni Unite contro la Tortura (CAT). Secondo Amnesty questa mancanza rende difficile procedere conto i casi di abusi da parte delle forze dell’ordine, anche per l’assenza di organi di monitoraggio esterni e sistemi di identificazione dei singoli agenti impegnati nelle diverse operazioni. Il rapporto segnala due gravi fatti di cronaca risalenti al 2007: la morte in carcere di Aldo Banzino dopo due giorni di reclusione (ottobre 2007), e l’assassinio da parte di un agente di Gabriele Sandri durante scontri tra tifoserie in un autogrill presso Arezzo (novembre 2007). L’anno appena trascorso ha visto susseguirsi numerose novità nei tribunali per quanto riguarda il G8 di Genova. È stato dichiarato ammissibile dalla Corte europea il ricorso sul caso della morte di Carlo Giuliani, che aveva registrato nel 2003 la decisione del giudice per le indagini preliminari di non procedere contro l’agente responsabile del colpo mortale. Sulle violenze alla scuola Diaz uno dei 28 poliziotti imputati ha raccontato le violenze di cui è stato testimone durante l’irruzione nella scuola. Sono state riscontrate irregolarità nella conservazione delle prove e messe agli atti delle agghiaccianti conversazioni telefoniche tra agenti («Speriamo che muoiano tutti», «1-0 per noi»). Per quanto riguarda il processo per le violenze nel carcere di Bolzanetto, Amnesty sottolinea che proprio la mancanza di uno specifico reato di tortura, lamentata anche dai pubblici ministeri, crea grandi difficoltà nel procedere. Ciò che preoccupa maggiormente nel caso G8 è il clima di impunità, o addirittura la promozione di numerosi agenti coinvolti nelle indagini. È proseguito anche il processo relativo alle manifestazioni anti-Tav in Val di Susa nel 2005.

Per quanto riguarda la lotta al terrorismo, il nostro Paese è stato coinvolto in numerosi casi di rendition, i trasporti ciò, da nostri aeroporti, di sospetti terroristi verso destinazioni in paesi amici degli Stati Uniti dove, nel totale disprezzo di tutte le convenzioni internazionali, i sospetti sono stati torturati e detenuti illegalmente. Il Parlamento europeo ha denunciato tre casi in cui è coinvolta direttamente l’Italia: Abu Omar (rapito a Milano), Maher Arar (il suo trasferimento in Siria fece scalo a Ciampino, dopo un anno di torture e reclusione fu rilasciato) e Abou El passim Britel (cittadino italiano, arrestato in Pakistan e detenuto nelle prigioni marocchine, nonostante le indagini della nostra magistratura non gli attribuiscano alcun crimine). Ma secondo il rapporto della Commissione temporanea del Parlamento europeo in materia, aerei dei servizi segreti americani in servizio per operazioni di rendition, hanno toccato i nostri aeroporti 46 volte. I responsabili dei servizi segreti italiani sono stati chiamati a testimoniare davanti alla Commissione ma si sono rifiutati. Il processo per il rapimento di Abu Omar è stato ostacolato dall’allora primo ministro Romani Prodi che accusò la Procura di Milano di aver utilizzato documenti coperti da segreto di stato e di aver intercettato conversazioni telefoniche di agenti del Sismi.

Sempre per quanto riguarda la lotta al terrorismo ha suscitato critiche da parte della Corte europea dei diritti umani il “decreto Pisanu” sulle espulsioni di immigrati regolari e irregolari che possono costituire un rischio, definito in modo assolutamente vago, per la sicurezza.

Le pagine sulla discriminazione e la xenofobia sono quelle maggiormente legate alla cronaca di questi giorni e ai toni della campagna elettorale che, sia a livello nazionale che locale, si è in gran parte giocata sulla “questione sicurezza”, sulla creazione e manipolazione di paure e tendenze xenofobe da parte di politica e media. Ma il rapporto parte da qualche mese prima, risalendo al fatto di cronaca che diede inizio alla  questione rumena: l’omicidio di Giovanna Reggiani il 31 ottobre 2007. Amnesty ricorda gli interventi degli esponenti del centro-sinistra, oggi i primi ad accusare il centrodestra di strumentalizzare gli eventi. Walter Veltroni, allora sindaco di Roma, dichiarò: «prima dell’ingresso della Romania dell’Unione europea, Roma era la metropoli più sicura d’Europa». Il giorno seguente l’omicidio, il premier Romano Prodi convoca un Consiglio dei ministri straordinario che approva un decreto legge, pubblicato il 2 novembre sulla Gazzetta, che conferiva ai prefetti il potere di espellere cittadini comunitari ritenuti pericolosi per la sicurezza. Seguono atti di violenza nei confronti di rumeni: una bomba in un negozio di Monterotondo, il pestaggio di alcuni rumeni in un parcheggio della periferia romana. Le voci dell’opposizione sono ovviamente ancora più dure («integrazione per chi ha una cultura di questo tipo non ha senso» dichiara Gianfranco Fini). Inizia la campagna mediatica sulla sicurezza e contro rumeni e rom. E la accompagnano numerosi casi di attacchi a campi rom, l’ultimo episodio al campo di Ponticelli (Napoli), a metà maggio. Davanti a questa situazione sono state molte le organizzazioni internazionali ha manifestare la loro preoccupazione. Si inizia con il Comitato delle Nazioni Unite per l’eliminazione della discriminazione razziale, poi l’Ufficio per le istituzioni democratiche e i diritti umani dell’Ocse e la European Roma Policy Coalition che hanno fatto riferimento diretto alle responsabilità dei media nella creazione di una retorica anti-rom e anti-immigrati. Amnesty vede con molta preoccupazione anche l’ultimo intervento legislativo in materia, il cosiddetto “pacchetto sicurezza” elaborato nel primo Consiglio dei Ministri del governo Berlusconi.

Gli unici elementi positivi nella politica sull’immigrazione del Governo Prodi riguardano la politica relativa agli immigranti richiedenti asilo e i minori. Sono stati ridotti i tempi di detenzione per i minori che arrivano in Italia non accompagnati. I miglioramenti relativi all’asilo invece, rischiano di esser vanificati dal decreto sulla sicurezza del Governo Berlusconi.

L’ultimo capitolo del rapporto è dedicato all’export di armi in aree calde del mondo. La legge che regola questo commercio esclude le armi leggere e di piccolo taglio e non vi è alcun tipo di riferimento al divieto di vendere armi in paesi dove non vengono rispettati i diritti umani. Così soggetti privati e governi acquistano ogni anno armi per decine di milioni di euro, armi che giungono nelle Filippine, in Afghanistan, in Colonia, Congo, Uganda, Nepal, Burundi, Ciad. La preoccupazione espressa da Amnesty è che queste armi finiscano nelle mani dei bambini soldati, aberrazione molto diffusa secondo un rapporto del Segreterio Generale dell’ONU, in tutti questi paesi.

E giorno dopo giorno il clima si fa sempre più teso. Le “ronde padane” setacciano anche i più tranquilli paesi del Nord, i crimini commessi da rom e rumeni occupano i telegiornali mentre passa in silenzio la notizia di una giovane rumena violentata da un italiano a Roma, uno dei 4 stupri all’anno denunciati alle forze dell’ordine a Roma, secondo il “New York Times”. Dall’estero arrivano dure critiche, sia da fonti istituzionali (Governo spagnolo), sia dai media. L’inglese “The Guardian” che denuncia che gli assalti ai campi rom a Napoli sono guidati dalla camorra. In Spagna “El Paìs” ripropone un sondaggio di “Repubblica” secondo il quale il 70% degli intervistati considera il problema immigrazione una priorità e aggiunge «con campagne come quelle di Berlusconi, si può star certi che questo pregiudizio aumenterà». Ancora più indiviso il “Wall Street Journal”, secondo il quale «L’Italia è di nuovo scossa dalla retorica e dalla violenza contro gli immigrati». Il “Times” infine, attacca il Governo Berlusconi, accusandolo di esser responsabile di una «politica della paura».

 

Tommaso Martini tommasomartini@sindromedistendhal.com

29 maggio 2008

 

 

 

 

Periodico registrato il 30 gennaio 2007 presso il Tribunale di Rovereto con n.268
Editore Tommaso Martini Direttore responsabile Edoardo Semmola