Un'estate al Mart

MUseo d'arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto, MART

Rovereto (TN), Corso Bettini
www.mart.tn.it

Tutti i giorni 10.00-18.00
Venerdì 10.00-21.00

Lunedì chiuso

Intero: 8€ Ridotto: 5€

Home

Mostre concluse

Televisione

Musica

Film

Sindrome di Alzheimer

Teatro

Libri

Links

LaLente

Redazione

 

Per tutta l’estate il Museo di arte moderna e contemporanea di Rovereto (MART) accoglie i visitatori con un’ampia proposta di esposizioni tutte di altissima qualità. A partire da un nuovo e sempre più sorprendente allestimento della collezione permanente fino alla grande installazione di Luca Vitone che ridisegna la piazza progettata dall’architetto ticinese Mario Botta sotto la cupola del museo. Passando per le personali di due dei maggiori fotografi contemporanei, le scelte e le passioni del grande collezionismo italiano e uno sguardo al passato, rivolto al il simbolismo di Maurice Denis.

Luca Vitone. Gli occhi di Segantini
dal 23 Giugno 2007 al 23 Settembre 2007

Claudio Abate. Fotografo
dal 23 giugno 2007 al 7 ottobre 2007

Matteo Basilé. Apparitions
dal 23 Giugno 2007 al 26 Agosto 2007

Landesausstellung 2007: Maurice Denis, Maestro del Simbolismo internazionale
dal 23 giugno 2007 al 25 settembre 2007

Percorsi privati. Lo sguardo di un collezionista da Balla a Chen Zhen
dal 23 Giugno 2007 al 7 Ottobre 2007

Tableau Drapeau. Capolavori dalla Collezione Permanente del Mart
Dal 19 maggio

L’opera site specific di Luca Vitone (Genova, 1964) si inserisce in una poetica concentrata sull’ambiente e il contesto storico-sociale in cui si collocano le sue opere. Con “Gli occhi di Segantini”, Vitone rende omaggio a uno dei maggiori artisti trentini, nato nel 1858 poco distante da Rovereto, ad Arco. Vittone ha realizzato una copia fedele dell’atelier in cui Segantini lavorò a partire dal 1894, sulle montagne dell’Engandina, nella Svizzera meridionale. Una piccola costruzione in legno a pianta circolare che nei progetti di Segantini doveva essere riprodotta nel padiglione dell’Engandina dell’Esposizione universale di Parigi del 1900, per accogliere una delle opere maggiori dell’artista, il “Trittico delle Alpi”. Dipingendo en plein air e in questo atelièr l’artista trasse i soggetti per gran parte delle vedute alpine, in un paesaggio che definì “una vera miniera di ispirazione per la mia arte”. Le stesse montagne che Vittone riproduce fotograficamente all’interno dell’installazione che occupa la parte centrale della piazza sottostante la grande cupola di Mario Botta.

 

Ricco di riflessioni meta-artistiche e di sguardi sulla storia dell’arte è anche il lavoro fotografico di Claudio Abate (Roma, 1943), narratore per immagini di cinquant’anni di vita artistica italiana. Il MART presenta la più grande retrospettiva dell’artista con più di cento fotografie di grande formato selezionate da Achille Bonito Oliva. L’attività di Abate è documentata fin dagli inizi, nei primi anni Sessanta. Ritratti di grandi artisti italiani e stranieri, fotografie di mostre e allestimenti rimasti nella storia. È il caso dei “Cavalli” esposti da Jannis Kounellis alla galleria romana L’Attico nel 1969, uno dei momenti più rivoluzionari nell’arte italiana del secondo dopoguerra. Le istantanee di Abate cercano di cogliere l’essenza delle opere riprodotte e al tempo stesso ne ampliano il campo semantico. Prospettive nuove, stranianti o tautologiche fanno delle fotografie di Abate delle nuove opere d’arte a se stanti.

 

Verso altre direzioni si muove invece la fotografia di Matteo Basilé (Roma, 1974), romano come Abate, appartiene alla generazione successiva. Le fotografie della serie Apparitions, appositamente create per il MART, sono costantemente sospese sul confine tra contrari. Tra santità e follia, mascolinità e femminilità, bello e mostruoso. Un confine che viene oltrepassato per entrare nel campo vietato della diversità. All’uso tradizionale della macchina fotografica di Abate, Basilé sostituisce il digitale e la manipolazione inserendo i propri soggetti in ambienti barocchi, scenografici, carichi del peso del passato, come la Reggia di Caserta. Le figure umane ritratte da Basilé assumono pose ieratiche che rimandano all’iconografia religiosa. Basilé confonde generi sessuali, sembianze fisiche, espressioni infondendo inquietudine nello spettatore.

 

Per le atmosfere sospese e metafisiche, le figure umane misteriose e mistiche, la tensione metaforica, l’opera di Matteo Basilé si riallaccia sicuramente alla grande stagione del simbolismo europeo. Il MART dedica ad uno dei maggiori rappresentanti del simbolismo un’ampia personale realizzata nell’ambito dell’iniziativa Landesausstellung. Si tratta di una serie di mostre annuali frutto della collaborazione tra le due province di Trento e Bolzano e il Tirolo austriaco. Un’operazione pensata dalle amministrazioni locali per mettere in luce le radici culturali comuni dei territori coinvolti.  La mostra roveretana è interamente dedicata a Maurice Denis (Granville, 187- Saint Germanin en laye, 1943) mentre a Palazzo delle Albere a Trento nella mostra “Sulle tracce di Maurice Denis. Simbolisti ai confini dell’impero asburgico” sono esposte un centinaio di opere dei maggiori esponenti del simbolismo nel territorio coinvolto nel progetto Landesausstellung.  Artisti di cultura italiana come Luigi Bonazza, Luigi Ratini, Benvenuto Disertori o di cultura tedesca come Leo Putz e Carl Moser, che subirono, pur muovendosi in direzioni artistiche differenti, profonde influenze simboliste.

Il percorso di Maurice Denis viene seguito con grande precisione dal periodo Nabis al distacco dal gruppo dei profeti alla ricerca di un’arte maggiormente decorativa, visionaria e familiare. Elemento essenziale della produzione simbolista di Denis, che fin da giovane si definisce “pittore cristiano”, è il sacro. Le sue opere sono fortemente influenzate anche dall’arte proto-rinasicmentale e rinascimentale italiana, inizialmente nell’impostazione monumentale successivamente anche nella ricerca di un “nuovo classicismo”. L’ultima fase della sua produzione è invece improntata a un “modernismo temperato” che guarda alle avanguardie.

 

Percorsi privati. Lo sguardo di un collezionista da Balla a Chen Zhen” si affianca alle esposizioni che da anni il MART dedica ai grandi collezionisti e alle opere depositate presso il museo. In passato sono state dedicate mostre alla collezione VAF-Stiftung, alla Raccolta Giovanardi e alla Collezione Grassi. La mostra attuale disegna un percorso nella storia dell’arte che inizia dai grandi artisti italiani dei primi decenni del Novecento come Balla, Morandi, De Pisis per concludersi con alcune opere dei più innovativi artisti contemporanei. Ma è soprattutto una mostra su una collezione e la sua storia, iniziata verso la metà degli anni Settanta con l’acquisizione di opere italiane di matrice figurativa per aprirsi dopo una decina d’anni al mondo intero e alla tendenze più moderne.

 

L’ultimo piano del MART è interamente occupato dall’allestimento della collezione permanente dell’estate 2007, intitolato “Tableau Drapeau”, a cura della direttrice Gabriella Belli. La scelta della curatrice è stata di valorizzare soprattutto le opere della seconda metà del Novecento, movimenti come la Pop Art, la Minimal Art e l’Arte povera ma anche opere più recenti come “The Quintet od Remembrance” dell’americano Bill Viola. Grande spazio è dedicato al recente deposito di Carlo Bronzini Vender, giovane collezionista italiano, concentrato soprattutto sul contemporaneo. Un ulteriore dimostrazione del peso sempre maggiore che il MART sta assumendo nel panorama artistico italiano.

 

13 agosto 2007

Tommaso Martini tommasomartini@sindromedistendhal.com

Fotografie realizzate da Tommaso Martini l'1 agosto 2007, soggette al regolamento del copyleft

Home

Periodico registrato il 30 gennaio 2007 presso il Tribunale di Rovereto con n.268
per collaborare con www.sindromedistendhal.com scrivimi info@sindromedistendhal.com o contattami con Skype:

My status