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Redazione

Al posto dell'artista si presenta Elio

di Lucia Ferroni

Al MAXXI cerimonia con sorpresa di consegna del premio alla carriera a Maurizio Cattelan.

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Alcuni amano il suo lavoro mentre altri pensano che lui sia solo una persona molto furba; di certo, è un artista che sa come far parlare di sé. Definito il più famoso artista italiano nel mondo, Maurizio Cattelan è uno dei nomi più quotati nel mercato dell'arte contemporanea, grazie alle sue opere ironiche e irriverenti che non risparmiano nessuno. Proprio a Cattelan la Giuria della 15ª Quadriennale di Roma ha assegnato, lo scorso settembre, il premio alla carriera. Per questa ragione il MAXXI ha organizzato, in data 24 marzo 2009, una giornata di studi sull'artista come occasione di confronto tra Cattelan e un pubblico di appassionati, sperando soprattutto nella presenza si molti studenti dalle università della capitale.

Un gran numero di ragazzi è in effetti presente nella grande sala fredda del MAXXI ancora in via di costruzione. Dietro le vetrate, alle spalle delle personalità intervenute all'evento, gli operai si muovono e i lavori proseguono come se niente fosse. Con un po' di ritardo, si inizia con i discorsi di rito che, attraverso le parole del presidente della Quadriennale, Gino Agnese, motivano la scelta di questo premio ad un artista, classe 1960, che ha davanti ancora diversi anni per proseguire la sua carriera. Il premio è concepito più come una sorta di incoraggiamento a continuare nella straordinaria corsa (questo il significato di “carriera”) che ha portato l'artista alla fama di cui gode oggi. Cattelan viene descritto da Agnese come un artista discusso, spesso ricollegato alla figura di Duchamp e alle pratiche irriverenti delle Avanguardie; ciononostante è inserito nel sistema del mercato dell'arte e collabora con le istituzioni artistiche, pur prendendole in giro molto spesso.
Mentre questo discorso procede, un'attesa impaziente serpeggia nella sala e si percepisce chiaramente il fatto che c'è qualcosa di diverso da un classico evento di questo genere.
Tutti stanno aspettando che succeda qualcosa, ascoltano distrattamente mentre si voltano per tenere d'occhio la porta. Del resto chiunque conosca Cattelan è portato ad aspettarsi qualcosa di sorprendente, in parte annunciato già dalla formula utilizzata nel comunicato stampa dell'evento: “L’artista ha annunciato la sua presenza, mantenendo, come di consueto, il massimo riserbo sulle modalità del suo intervento”. Insomma, cosa si sarà inventato questa volta? è la domanda che tutti si pongono. In altre occasioni in cui gli sono stati assegnati dei riconoscimenti, infatti, l'artista ha escogitato formule elusive, mandato messaggi, provocazioni. Non è da lui presentarsi normalmente, ritirare il premio e rispondere alle domande, anche se secondo qualcuno proprio questa continua negazione di sé, da provocazione è ormai diventato un cliché.

Ad un certo punto, qualcosa accade: viene annunciato l'arrivo dell'artista ma dal fondo della sala si avvicina Elio di Elio e le Storie Tese che si presenta come Maurizio Cattelan. Sorride, si siede al posto d'onore, accetta la medaglia e legge una piccola dichiarazione scritta. Poi, risponde alle domande con naturalezza, esprimendo il pensiero di Elio ma restando contemporaneamente per tutto il tempo nell'identità di Maurizio Cattelan. Nemmeno alla domanda dal pubblico che chiede quanto gli organizzatori sapessero di questo diversivo e come il premio sarebbe poi materialmente arrivato al vero Maurizio Cattelan, le carte vengono scoperte.

Nelle risposte Elio rimane comunque se stesso e nel corso della discussione i concetti di arte contemporanea e musica finiscono per sovrapporsi, diventando l'oggetto di uno spunto di riflessione su quale dev'essere il ruolo della cultura. Elio, che mentre diverte la platea risponde anche piuttosto a tono alle domande, parla di un'idea sociale della cultura che deve cercare secondo lui di aprirsi al pubblico. Come accade con il suo lavoro, che cerca di far conoscere ad un più vasto auditorio la musica contemporanea apprezzata finora da pochi intenditori, così l'arte deve riconciliarsi con il gradimento del pubblico se vuole incidere sulla realtà. Senza diventare schiavi delle mode o di una logica commerciale in cui contano soltanto i numeri, per Elio/Cattelan è  importante aprire ad un più vasto pubblico quelle forme spesso di élite, che sembrano compiacersi del loro essere per pochi.

Con una coerenza ammirevole, il gioco di interpretazione del ruolo di Cattelan viene mantenuto da Elio fino alla fine dell'evento, nelle interviste della stampa all'uscita dal MAXXI e perfino nella firma degli autografi di rito per il pubblico.

Lucia Ferroni

27 marzo 2009

 

 

Periodico registrato il 30 gennaio 2007 presso il Tribunale di Rovereto con n.268
Editore Tommaso Martini Direttore responsabile Edoardo Semmola