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Redazione

Il pubblico visita il MAXXI ancora vuoto

di Lucia Ferroni

Un'occasione straordinaria per esplorare l'architettura di Zaha Hadid

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Dopo la presentazione per la stampa e due giornate di visite guidate (le cui prenotazioni sono andate a ruba), il MAXXI ha organizzato altri due appuntamenti per permettere al pubblico di visitare la nuova struttura progettata da Zaha Hadid. Si è trattato di un'occasione unica, perché è stato possibile passeggiare per il museo appena terminato ma ancora vuoto, prima che venga allestito per l'inaugurazione ufficiale della prossima primavera.

All'appuntamento fissato nel weekend il pubblico si è presentato numeroso, sia che fosse riuscito a prenotarsi un posto o meno; così gli spazi che attendono di assumere la loro funzione museale sono stati percorsi e visitati da un gran numero di persone.

Ad aggirarsi per i corridoi e le scale c'erano visitatori di ogni tipo ed età: dai bambini che correvano e giocavano dentro e fuori il museo, ai visitatori dall'occhio specializzato intenti a commentare dettagli architettonici, chiedendo spiegazioni al personale a disposizione, fino ai molti muniti di macchine fotografiche semi professionali, divertiti dalla possibilità di catturare ogni tipo di scorcio.

In generale, a dominare nell'aria c'era un'atmosfera di esplorazione e di continua scoperta.

Ognuno di noi, infatti, era intento a curiosare, girare, perfino perdersi tra scale, corridoi e rampe, affacciandosi in ogni apertura, provando a spingere ogni porta di sicurezza per vedere dove poteva portare, scoprendo terrazzi, vani di scale, ascensori e visioni simultanee interno-esterno ad ogni svolta.

Questo invito ad esplorare, percorrere, vivere lo spazio ha come corrispettivo la sensazione che l'architetto stesso si sia divertito, appunto, a “giocare” con gli elementi del linguaggio architettonico, creando continue variazioni negli ambienti e mettendo spesso in relazione l'interno con l'esterno.

Gli esempi sono molti: soffitti altissimi che si alternano a corridoi di poco più di due metri di altezza, inserti trasparenti che permettono di vedere l'esterno o, dal piano più alto, i visitatori che passeggiano a piano terra e poi le scale che si collegano, zigzagano, creano diramazioni cancellando la percezione classica della rigida scansione dei piani presente nelle costruzioni comuni.

Il tutto, articolato da una gamma ristretta di materiali e colori: cemento, acciaio e vetro, cioè grigio, nero, bianco e trasparente.

Nessun elemento stilistico prevale sugli altri all'interno dell'edificio: alle curve sinuose delle gallerie interne risponde il taglio netto e squadrato dell'elemento aggettante all'ultimo piano, mentre le scale inseriscono una dinamiche di linee spezzate.

Proprio una volta arrivati all'ultimo piano (senza sapere bene come ci si è arrivati), si ha la sorpresa di affacciarsi da una vetrata non perpendicolare al suolo ma inclinata verso l'esterno che ci permette di sporgerci in avanti e guardare di sotto, come se non ci fosse nulla a sostenerci.

Il risultato è uno strano senso di vertigine ma anche un'originale esperienza di sospensione nel vuoto.

Insomma, nessun'altra architettura meglio di questa avrebbe potuto prestarsi ad un'occasione del genere, in cui il museo, invece di essere contenitore di opere, diventa opera che espone se stessa.

In questo senso il museo di Zaha Hadid ci sembra un'opera riuscita, un'architettura che si fa scoprire  percorrendola ed esplorandola, come nei migliori casi di arte contemporanea.

Aspettiamo di vedere come questo spazio verrà modificato e interagirà con la presenza delle opere, per poter saggiare il suo valore anche dal punto di vista della funzionalità.

Ormai manca poco: l'appuntamento è per Maggio 2010.

 

Lucia Ferroni

25 novembre 2009

 

 

Periodico registrato il 30 gennaio 2007 presso il Tribunale di Rovereto con n.268
Editore Tommaso Martini Direttore responsabile Edoardo Semmola