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Nel
2005 Central Park era stato invaso da 7500 cancelli di
acciaio color zafferano, opere degli artisti Christo
e Jean-Claude, parte di un programma di
rilancio turistico della Grande Mela dopo gli attentati
dell’11 settembre e la seguente crisi del settore. Un
progetto che doveva portare in città più di 200mila turisti
e avere un ritorno economico di 80milioni di dollari, e che
si rivelò un successo di gran lunga superiore alle
aspettative, nei soli 16 giorni di apertura: 1,5 milioni di
turisti in più della media stagionale, 254 milioni di
dollari di attività economica per la città (secondo il New
York Economic Development Corp.).
Il 27 giugno scorso il sindaco di New York Michael
Bloomberg ha cercato di bissare questo successo,
inaugurando un nuovo progetto artistico su vasta scala,
costosissimo e spettacolare, col quale non solo conta di
aumentare i pur copiosi flussi turistici estivi (ormai la
crisi turistica per New York è solo un brutto ricordo) ma
soprattutto di ridistribuire i visitatori in luoghi diversi
rispetto ai tradizionali “imbuti” del turismo mondiale come
Times Square e l’Empire State Building.
Tra la punta sud di Manhattan, Brookyln e Governors Island,
nel mezzo dell’East River, l’artista Olafur Eliasson
ha installato quattro enormi cascate d’acqua che resteranno
in funzione, da mattina fino a tarda sera, fino al 13
ottobre.

Il progetto consiste in complicate strutture idrauliche,
create dall’artista in collaborazione con l’esperto di
idraulica Robert Benazzi (il responsabile
dell’impianto antincendio dell’edificio più alto del mondo,
la Sears
Tower di Chicago), che risucchieranno l’acqua dal fiume
per rigettarvela da un’altezza che, nelle quattro cascate,
varia da 27 a 36 metri (più o meno come l’altezza della
Statua della libertà).
Le cascate sono state finanziate dal comune di New York e
dalla fondazione privata Public Art Fund che,
nello scorso trentennio, si è fatta promotrice di
innumerevoli iniziative artistiche per valorizzare il
tessuto urbano della città.

La scelta del sindaco è caduta su un’artista che si era già
dimostrato in grado di attirare un’enorme quantità di
pubblico. La sua installazione “The weather project”
alla Tate Modern di Londra, aveva trasformato la sala delle
turbine in un ambiente atmosferico autonomo e sorprendente,
tramite un sistema di specchi, lampade, macchine per creare
vapore acqueo. Il risultato fu un afflusso di oltre 2
milioni di visitatori nelle sale dal museo londinese.
Nei mesi precedenti all’apertura delle “The New York City
Waterfalls”, hanno riscontrato grande successo anche due
mostre personali dedicate all’artista. “Take your time”
è il titolo dell’esposizione che si è tenuta in due sedi
distinte, al MOMA (Museum of American Art) e alla P.S. 1,
galleria collegata al MOMA situata a Long Island City, nel
Quees.
Le
due mostre, le prime personali dell’artista negli Stati
Uniti, sono state presentate nel corso dell’autunno nella
sede unica del San Francisco Museum of Art, e hanno cercato
di indagare in modo completo la figura di Olafur Eliasson
a partire dalle opere dei primi anni Novanta. Nato a
Copenhagen nel 1967 da una famiglia islandese, Eliasson
ha incentrato la sua ricerca artistica nella costruzione di
ambienti fantastici, in cui poter spiazzare il visitatore,
giocando con la sua percezione dello spazio e di se stesso,
attraverso installazioni composte da luci, specchi, pareti
colorate ed elementi naturali come acqua, pietre, vapore
acqueo. Una riformulazione e una riflessione del sentire e
del percepire quotidiano, un ripensamento dei luoghi e degli
ambienti tradizionali e di quelli designati ad ospitare
l’arte.
Quello che non entusiasma dell’operazione sono i toni
meramente economici con cui ne ha parlato il sindaco e la
sua presentazione come grande attrazione turistica, quasi da
parco dei divertimenti. La campagna di marketing e di
informazione organizzata intorno alle cascate non conosce
uguali nel mondo artistico, ma è andata a scapito della
riflessione sul valore a artistico e culturale delle opere
di Eliasson. Sul loro significato, l'artista ha
dichiarato: «nello sviluppare The New York City
Waterfalls, ho cercato di lavorare con la complessa nozione
contemporanea di spazio pubblico. Le cascate appaiono nella
nebbia del denso tessuto sociale, ambientale e politico che
costruisce il cuore di New York. Le cascate daranno alla
gente la possibilità di riconsiderare le loro relazioni con
l’ambiente spettacolare che gli circonda e, spero, di
evocare esperienze sia individuali sia utili ad accrescere
un senso di collettività». Un obiettivo molto ambizioso,
che si sposa con l’intento dell’amministrazione di
rivalutare l’area sud-est di Manhattan.

Anche se l’esigenza di quest’opera è sicuramente dettata da
motivazioni economiche e turistiche più che di pura
promozione nell’arte, gli Stati Uniti si confermano un paese
dove si è ancora convinti che investire in arte e cultura
possa portare ad un ritorno anche in termini economici.
Altre grandi città americane hanno sviluppato progetti
artistici costosissimi e di grandi dimensioni. È il caso di
Chicago e in particolare del suo spettacolare Millenium
Park, spazio aperto trasformato in pochi anni in uno dei più
ferventi centri culturali della nazione. Un parco ricco di
opere d’arte collocate di fronte al nuovo Chicago Institute
of Art (progettato da Renzo Piano). Tra tutte, le due
sculture che costituiscono la "Crown
Fountain" dello spagnolo Jaume Pensa,
costituite da due monoliti alti 15 metri di schermi su cui
prendono vita i volti di decine di persone. Oppure l’enorme
“fagiolo” di Anish Kapoor sul quale si
riflette l’intero Skyline della città, o il
teatro all’aperto progettato da
Frank Gehry.
Nelle strade della città, poi, si possono improvvisamente
incontrare grandi sculture di artisti come Picasso o
Dubuffet.
Anche a New York viene dato largo spazio alla collocazione
pubblica di sculture e opere d’arte. Il Rockefeller Center
organizza da tempo una serie di esposizioni nell’ampio
spazio davanti all’edificio principale. Attualmente è in
mostra una scultura dell’artista inglese
Chris Burden.
A questa vitalità nella nostra Italia si avanzano le
proposte di ridimensionare la Festa del Cinema, grande
esempio di connubio riuscito tra cultura, grande pubblico,
business e turismo, di abbattere un’architettura di uno dei
più considerati architetti contemporanei, di rallentare la
costruzione dei nuovi poli museali della capitali, che da
anni ormai piange la mancanza di spazi per l’arte
contemporanea.
New York
Fino al 13
ottobre 2008
Tutti i
giorni dalle 7.00 alle 22.00
Martedì e
Giovedì dalle 9.00 alle 22.00
Per maggiori
informazioni, visite guidate in barca ed elicottero:
http://www.nycwaterfalls.com
Clicca sulla mappa
per visualizzare la dislocazione delle cascate

Tommaso Martini
tommasomartini@sidromedistendhal.com
6 luglio 2008
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