Arte

Mostre in corso

Televisione

Musica

Film

Sindrome di Alzheimer

Teatro

Libri

Links

Redazione

 

The New York City Waterfalls

di Tommaso Martini

L'artista danese-islandese ha realizzato a New York quattro gigantesche cascate d'acqua nell'ambito di una programma di grandi progetti artistici per le città americane.

 Iscriviti alla newsletter


iscriviti cancellati

 


My status

Locations of visitors to this page

 

 

 

 

Nel 2005 Central Park era stato invaso da 7500 cancelli di acciaio color zafferano, opere degli artisti Christo e Jean-Claude, parte di un programma di rilancio turistico della Grande Mela dopo gli attentati dell’11 settembre e la seguente crisi del settore. Un progetto che doveva portare in città più di 200mila turisti e avere un ritorno economico di 80milioni di dollari, e che si rivelò un successo di gran lunga superiore alle aspettative, nei soli 16 giorni di apertura: 1,5 milioni di turisti in più della media stagionale, 254 milioni di dollari di attività economica per la città (secondo il New York Economic Development Corp.).

Il 27 giugno scorso il sindaco di New York Michael Bloomberg ha cercato di bissare questo successo, inaugurando un nuovo progetto artistico su vasta scala, costosissimo e spettacolare, col quale non solo conta di aumentare i pur copiosi flussi turistici estivi (ormai la crisi turistica per New York è solo un brutto ricordo) ma soprattutto di ridistribuire i visitatori in luoghi diversi rispetto ai tradizionali “imbuti” del turismo mondiale come Times Square e l’Empire State Building.

Tra la punta sud di Manhattan, Brookyln e Governors Island, nel mezzo dell’East River, l’artista Olafur Eliasson ha installato quattro enormi cascate d’acqua che resteranno in funzione, da mattina fino a tarda sera, fino al 13 ottobre.

Il progetto consiste in complicate strutture idrauliche, create dall’artista in collaborazione con l’esperto di idraulica Robert Benazzi (il responsabile dell’impianto antincendio dell’edificio più alto del mondo, la Sears Tower di Chicago), che risucchieranno l’acqua dal fiume per rigettarvela da un’altezza che, nelle quattro cascate, varia da 27 a 36 metri (più o meno come l’altezza della Statua della libertà).

Le cascate sono state finanziate dal comune di New York e dalla fondazione privata Public Art Fund che, nello scorso trentennio, si è fatta promotrice di innumerevoli iniziative artistiche per valorizzare il tessuto urbano della città.

La scelta del sindaco è caduta su un’artista che si era già dimostrato in grado di attirare un’enorme quantità di pubblico. La sua installazione “The weather project” alla Tate Modern di Londra, aveva trasformato la sala delle turbine in un ambiente atmosferico autonomo e sorprendente, tramite un sistema di specchi, lampade, macchine per creare vapore acqueo. Il risultato fu un afflusso di oltre 2 milioni di visitatori nelle sale dal museo londinese.

Nei mesi precedenti all’apertura delle “The New York City Waterfalls”, hanno riscontrato grande successo anche due mostre personali dedicate all’artista. “Take your time” è il titolo dell’esposizione che si è tenuta in due sedi distinte, al MOMA (Museum of American Art) e alla P.S. 1, galleria collegata al MOMA situata a Long Island City, nel Quees.

Le due mostre, le prime personali dell’artista negli Stati Uniti, sono state presentate nel corso dell’autunno nella sede unica del San Francisco Museum of Art, e hanno cercato di indagare in modo completo la figura di Olafur Eliasson a partire dalle opere dei primi anni Novanta. Nato a Copenhagen nel 1967 da una famiglia islandese,   Eliasson ha incentrato la sua ricerca artistica nella costruzione di ambienti fantastici, in cui poter spiazzare il visitatore, giocando con la sua percezione dello spazio e di se stesso, attraverso installazioni composte da luci, specchi, pareti colorate ed elementi naturali come acqua, pietre, vapore acqueo. Una riformulazione e una riflessione del sentire e del percepire quotidiano, un ripensamento dei luoghi e degli ambienti tradizionali e di quelli designati ad ospitare l’arte.

Quello che non entusiasma dell’operazione sono i toni meramente economici con cui ne ha parlato il sindaco e la sua presentazione come grande attrazione turistica, quasi da parco dei divertimenti. La campagna di marketing e di informazione organizzata intorno alle cascate non conosce uguali nel mondo artistico, ma è andata a scapito della riflessione sul valore a artistico e culturale delle opere di Eliasson. Sul loro significato, l'artista ha dichiarato: «nello sviluppare The New York City Waterfalls, ho cercato di lavorare con la complessa nozione contemporanea di spazio pubblico. Le cascate appaiono nella nebbia del denso tessuto sociale, ambientale e politico che costruisce il cuore di New York. Le cascate daranno alla gente la possibilità di riconsiderare le loro relazioni con l’ambiente spettacolare che gli circonda e, spero, di evocare esperienze sia individuali sia utili ad accrescere un senso di collettività». Un obiettivo molto ambizioso, che si sposa con l’intento dell’amministrazione di rivalutare l’area sud-est di Manhattan.

Anche se l’esigenza di quest’opera è sicuramente dettata da motivazioni economiche e turistiche più che di pura promozione nell’arte, gli Stati Uniti si confermano un paese dove si è ancora convinti che investire in arte e cultura possa portare ad un ritorno anche in termini economici. Altre grandi città americane hanno sviluppato progetti artistici costosissimi e di grandi dimensioni. È il caso di Chicago e in particolare del suo spettacolare Millenium Park, spazio aperto trasformato in pochi anni in uno dei più ferventi centri culturali della nazione. Un parco ricco di opere d’arte collocate di fronte al nuovo Chicago Institute of Art (progettato da Renzo Piano). Tra tutte, le due sculture che costituiscono la "Crown Fountain" dello spagnolo Jaume Pensa, costituite da due monoliti alti 15 metri di schermi su cui prendono vita i volti di decine di persone. Oppure l’enorme “fagiolo” di Anish Kapoor sul quale si riflette l’intero Skyline della città, o il teatro all’aperto progettato da Frank Gehry. Nelle strade della città, poi, si possono improvvisamente incontrare grandi sculture di artisti come Picasso o Dubuffet. Anche a New York viene dato largo spazio alla collocazione pubblica di sculture e opere d’arte. Il Rockefeller Center organizza da tempo una serie di esposizioni nell’ampio spazio davanti all’edificio principale. Attualmente è in mostra una scultura dell’artista inglese Chris Burden.

A questa vitalità nella nostra Italia si avanzano le proposte di ridimensionare la Festa del Cinema, grande esempio di connubio riuscito tra cultura, grande pubblico, business e turismo, di abbattere un’architettura di uno dei più considerati architetti contemporanei, di rallentare la costruzione dei nuovi poli museali della capitali, che da anni ormai piange la mancanza di spazi per l’arte contemporanea.

New York

Fino al 13 ottobre 2008

Tutti i giorni dalle 7.00 alle 22.00

Martedì e Giovedì dalle 9.00 alle 22.00

Per maggiori informazioni, visite guidate in barca ed elicottero: http://www.nycwaterfalls.com

 

Clicca sulla mappa per visualizzare la dislocazione delle cascate

Tommaso Martini tommasomartini@sidromedistendhal.com 

6 luglio 2008

 

 

 

 

Periodico registrato il 30 gennaio 2007 presso il Tribunale di Rovereto con n.268
Editore Tommaso Martini Direttore responsabile Edoardo Semmola