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Redazione

 

Le mani sulla città (dell'arte)

di L'Areopagita

Il magnate del lusso Francois Pinaul si aggiudica, dopo Palazzo Grassi, anche Punta della Dogana. Ma qual è la vera rilevanza artistica e culturale della sua proposta.

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Con questo articolo iniziamo la collaborazione con il blog di L'Areopagita .

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L'ARTE e LA CULTURA IN ITALIA:

Recensioni a mostre, letture e riflessioni di uno storico dell'arte

 

 


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Venezia - Dal settembre scorso i lavori di restauro hanno ufficialmente avuto inizio alla Punta della Dogana (nella foto, vista dal Canal Grande). Ancora una volta, protagonista dell'operazione di recupero di uno dei più importanti luoghi della città è François Pinault, che sembra sia disposto a investire 30 milioni di euro nel progetto.


L'aspetto maggiormente positivo è senza dubbio il restauro dell'ampio spazio di oltre 4000 metri quadri, di cui 3000 saranno dedicati a fini espositivi. A intervenire nella ristrutturazione dell'area, l'architetto giapponese Tadae Ando: promette un intervento rispettoso e sensibile alle esigenze della fragile Venezia, che non sarebbe dispiaciuto a Carlo Scarpa, ma poi annuncia di voler usare anche il cemento fra i vari materiali impiegati nel recupero.


Intanto ci permettiamo di avanzare qualche perplessità. Venezia, con questa scelta, si consegna ufficialmente al collezionista francese, che occupa ormai due degli spazi più prestigiosi della città. Se nel caso della disputa su Palazzo Grassi, Venezia ha perso una straordinaria collezione d'arte antica, con opere meravigliose di Pellegrini, Canaletto, Sebastiano Ricci, Amigoni e Tiepolo (mi riferisco alla collezione Terruzzi, che si è potuto recentemente ammirare a Roma e che quasi certamente finirà lontano da Venezia), in occasione del concorso per la Punta della Dogana, è stato penalizzato un partner importante e "storico" come la Guggenheim Collection, che avrebbe potuto certamente investire molto su questa operazione e non solo in termini economici. La qualità delle collezioni di Pinault, nonostante la loro vastità, è tutt'altro che indiscutibile e non è detto che, di qui a trent'anni, il giudizio storico su alcuni degli artisti da lui sostenuti sia positivo.


Intanto, Palazzo Grassi alterna mostre di 'contemporaneo spinto' (Where are we going?; Sequence 01), con l'esposizione di opere di Pinault stesso, all'annuncio di una sui Barbari e Roma. Un indirizzo archeo-contemporaneo, disinteressato a tutto quello che c'è stato in mezzo. Qualche secolo trascurabile, per la verità, tra i quali quelli che videro fiorire la Serenissima. Ma pare che parlare ancora di Giorgione, Bellini e Guardi significhi essere legati al passato, a un'immagine provinciale di Venezia che bisogna svecchiare, aprire al presente.

Non che la precedente gestione Agnelli fosse particolarmente sensibile alle tematiche del "territorio" ma qualche mostra come "Venezia e il Nord" era riuscita a produrla. Il mio timore è che Venezia sia diventata una sorta di contenitore, appetibile dai grandi collezionisti internazionali, per dare visibilità alle proprie raccolte, senza effettivamente arricchire la città. L'impressione è che Venezia possa dare a Pinault molto più di quanto Pinault possa dare a Venezia. La Punta della Dogana era di proprietà del comune, ed è abbastanza triste che la città abbia abdicato a un ruolo di gestione culturale.
Va bene la raccolta di risorse private, ma qui, in cambio di un sostanzioso assegno, ci si fa dettare anche programmi, scelte, linee guida per il futuro
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L'Aereopagita dionigi_areopagita@yahoo.it

1 novembre 2007

Fotografie di Tommaso Martini, sotto licenza copyleft

 

Periodico registrato il 30 gennaio 2007 presso il Tribunale di Rovereto con n.268
Editore Tommaso Martini Direttore responsabile Edoardo Semmola