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Redazione

Al Festival Internazionale del Film di Roma un documentario presenta Riccardo Dalisi

di Lucia Ferroni

Latta e cafè: un'occasione (riuscita solo in parte) per conoscere una figura affascinante del design italiano

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 All'interno della sezione L'altro cinema/Extra, il Festival Internazionale del Film di Roma presenta Latta e cafè, un documentario su uno dei maggiori designer italiani, Riccardo Dalisi. Proiettato a Villa Medici, il film è stato realizzato dal regista Antonello Matarazzo con la collaborazione dello studioso Bruno di Marino.

Realizzare un documentario su un personaggio significa mettere al centro del proprio progetto il soggetto che si è scelto di raccontare, adattando a questo tutto il proprio lavoro.

In Latta e cafè del regista Antonello Matarazzo, questo accade solo in parte. Se infatti il linguaggio sperimentale adottato si potrebbe in teoria interpretare come un tentativo di riflettere la poliedricità del lavoro di Riccardo Dalisi, alla resa dei conti il gioco non vale la candela.

Proprio l'approccio sperimentale del lavoro e le stravaganze del linguaggio utilizzato finiscono per soffocare la figura che ci si proponeva in principio di raccontare.

L'impressione è che il regista si sia lasciato prendere la mano e, nel tentativo di costruire un racconto ironico e con una sensibilità di montaggio un po' alla Blob, abbia finito per mettere in ombra l'elemento più interessante: il lavoro e le parole di Riccardo Dalisi.

Questa figura, così umana e positiva, brilla infatti di luce propria, nonostante tutto.

Lo spettatore è colpito innanzitutto dalla sua capacità di inventarsi idee e opere d'arte utilizzando materiali umili, di recupero, come latta, rame, ferro. Dalle sue mani pazienti e abili sono nati una miriade di personaggi e oggetti, molti dei quali affollano il suo studio, uno scrigno zeppo di cose da scoprire.

Alcune riprese amatoriali dall'aspetto datato ci raccontano poi l'attività in campo sociale che Dalisi ha portato avanti nella sua città d'adozione, Napoli, a partire dagli anni '70. Lavorando con bambini e ragazzi ma anche con adulti della sua città, questo designer si è costantemente impegnato in progetti capaci di incidere positivamente sulla realtà attorno a lui.

Tutto questo, assieme alla sua attività di progettista e alla sua capacità di mettersi in gioco grazie ad un lato infantile quanto puro, mantenuto dentro di sé nonostante l'età, suscitano uno spontaneo senso di ammirazione.

Pensiamo a quante cose si potrebbero imparare da un uomo come questo, un designer, architetto e docente universitario, appassionato della vita in generale e della conoscenza nelle sue forme più disparate, dalla matematica, alla poesia, alla filosofia. E non riusciamo a non pensare che un documentario dall'impianto classico, pur se con qualche rivisitazione sperimentale, gli avrebbe reso molta più giustizia, permettendo al pubblico di imparare di più dalle sue parole e dalle sue opere.

Come se si trattasse di un destino crudele, il pubblico è stato privato delle parole di Riccardo Dalisi, presente in sala alla proiezione a Villa Medici, anche dal vivo. Al termine del film infatti, saliti al tavolo degli oratori Dalisi, il regista e un altro paio di collaboratori al film, questi ultimi sono stati del tutto posseduti dall'ebbrezza che un microfono e un pubblico sanno dare alle personalità egocentriche, togliendo la parola a chi ha avuto il garbo e la classe di non reclamare ciò che gli sarebbe spettato di diritto. Usciti dalla sala con più di una punta di amarezza, non possiamo che sperare di avere in futuro ulteriori occasioni per conoscere meglio la figura e il lavoro di Riccardo Dalisi.

Lucia Ferroni

10 novembre 2009

 

 

Periodico registrato il 30 gennaio 2007 presso il Tribunale di Rovereto con n.268
Editore Tommaso Martini Direttore responsabile Edoardo Semmola