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Incontro con Coppola

Coppola racconta la sua carriera alla Festa del Cinema, mentre la moglie presenta un documentario sul dietro le quinte di "Youth without Youth".

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Dopo dieci anni di attesa Francis Ford Coppola arriva a Roma in pompa magna per presentare il suo ultimo film "Youth without Youth" [Un'altra giovinezza].

Nell'incontro pomeridiano con il pubblico Coppola ha presentato il suo ultimo lavoro e ha ripercorso i propri quarant'anni di geniale maestro del cinema.

Antonio Monda e Mario Sesti hanno proiettato e commentato con Coppola alcune sequenze dei suoi film più importanti. Un evento attesissimo costretto però in una formula inadatta. La scelta di commentare lunghe sequenze di film ha ridotto il dialogo con Coppola a poche decine di minuti, che hanno lasciato deluso il pubblico e il regista stesso ("peccato che avete proiettato tutti questi spezzoni, avrei avuto più tempo per raccontarvi qualcosa").

 L'incontro è partito da uno dei film più amati e meno conosciuti del maestro, "La conversazione" (1974), realizzato grazie al successo del primo "Padrino" (1972), un film attualissimo secondo il suo autore, teso a focalizzare il tema della privacy. Sul "Padrino parte seconda" (1974), Coppola ricorda che il realismo nella descrizione della famiglia patriarcale di Don Vito Corleone, Michael, Sonny e Fredo, è ispirato dalla sua stessa famiglia, in cui dominava la figura del padre, il musicista Carmine Coppola, e una forte competizione tra i membri della famiglia.

Fu poi la volta della travagliatissima lavorazione di "Apocalypse Now", che la moglie Eleanor Coppola  ha seguito realizzando il libro "Diario dall'Apocalisse" e le riprese montate in "Viaggio all'inferno". Uno dei film più importanti della storia del cinema, non solo un film di guerra ma che, sulla falsa riga di "Cuore di tenebra" di Conrad, un'opera capace di interrogarsi sulla psicologia umana, sul valore della cultura, del potere. Coppola sostiene che per descrivere i nostri tempi non rifarebbe un film di guerra, che per contribuire a superare conflitti e divisioni sanguinarie, il cinema deve volgere lo sguardo da un'altra parte, non contribuire alla creazione del sensazionalismo intorno alla guerra.

Poi una veloce carrellata attraverso i film giovanilistici degli anni Ottanta ("Rumble Fish" [Rusty il selvaggio], 1983 e "The Outssiders" ["I ragazzi della 56esima strada"], 1983), mentre sul maxi schermo scorrono le immagini di tutti i film di Coppola, compresi gli sconosciuti cortometraggi dei primissimi anni Sessanta, fino ad arrivare a "Tucker, un uomo e il suo sogno" (1988), storia di un uomo in rivolta contro il sistema americano. La storia di Coppola, secondo molti, che ha sempre lavorato all'interno dell'industria hollywoodiana per poterla superare e creare qualcosa di nuovo, in costante tensione tra grandi film di successo e piccoli capolavori personali. In un rapporto, quello con il proprio paese, che si definisce in termini critici ma anche amorosi. Coppola ama il suo paese, pur in momenti difficili come l'attuale, perchè è stato in grado di accogliere le differenze e farne una ricchezza, problema che l'Europa si trova ad affrontare per la prima volta solo negli ultimi anni.

Infine l'omaggio al cinema italiano, con la scelta di proiettare una sequenza tratta da "La Dolce Vita", perché Coppola considera Fellini il regista più importante nella sua vita di cineasta, ricordando al suo fianco altri grandi del nostro cinema, in particolare Francesco Rosi, col quale ha scambiato un intenso abbraccio dopo la proiezione di "Youth without Youth".

L'incontro è stato preceduto dalla proiezione del documentario "Coda: Thirty Years Later", realizzato dalla moglie Eleanor Coppola. Il documenatario segue tutte le fasi della lavorazione di "Youth without Youth", sul set in Romania e a Malta, dove la moglie ha ripreso il dietro le quinte dell'ultimo capolavoro di Coppola. Il regista cerca di spiegarci anche cosa ha voluto dire in questo film, l'esigenza che l'ha spinto a portare sul grande schermo il racconto dello storico delle religioni Mircea Eliade (1907-1986). Un progetto nato durante la crisi di Coppola davanti al sogno di realizzare un monumentale film dal titolo "Metropolis". Nel racconto di Eliade ha riconosciuto alcune tematiche a lui care, decidendo di auto-produrre il film. Coppola spiega le riflessioni sul tempo e sulla coscienza che ha voluto incarnare nella figura del protagonista Dominic Matei (Tim Roth).

 

24 ottobre 2007

Tommaso Martini tommasomartini@sindromedistendhal.com

 

 

Periodico registrato il 30 gennaio 2007 presso il Tribunale di Rovereto con n.268
Editore Tommaso Martini Direttore responsabile Edoardo Semmola