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Uno morì di febbre,
uno bruciato in miniera,
uno ucciso in una rissa,
uno morì in prigione,
uno cadde da un ponte mentre faticava per
moglie e figli -
tutti, tutti dormono, dormono, dormono sulla
collina.

L’ “Antologia di Spoon River” è un grande classico
del Novecento, un libro-mondo con cui molti artisti si sono
confrontati per farlo parlare sempre più, a culture diverse,
in linguaggi diversi. I morti di Edgar Lee Masters
sono rivissuti nelle fotografie di Wiliam Willington
(“Spoon River ciao”) e di Mario Giacomelli
(“Omaggio a Spoon River”), nei quattordici minuti del
videomaker torinese Alessandro Amaducci “I
morti del cimitero di Spoon River raccontano ad un viandante
le loro storie” (2005). Ma è stato Fabrizio De Andrè
a darne l’interpretazione più alta e ricca, nell’album “ Non
al denaro, non all’amore, né al cielo”.
Ora dalla Polonia arriva un ottimo prodotto televisivo, “Morte
a Spoon River”, presentato a Roma in occasione di
Eurovisioni 2007 – XXI Festival Internazionale di Cinema e
Televisione.
È il gennaio dell’anno scorso. A Katowice, città industriale
del sud della Polonia, il peso della neve fa crollare il
tetto di un capannone in cui si stava svolgendo
un’esposizione di piccioni. Sessantacinque morti. La
poetessa e regista polacca Jolanda Ptaszynska
ha deciso di ricordare la tragedia con un film televisivo
ambientato proprio tra le macerie di questo crollo e lo
scenario apocalittico della dimessa vetreria della città. Ha
raccolto un cast di decine di grandi attori teatrali e di
cinema polacchi, tra cui Zbigniew Zamachowski
, attore d’elezione del grande regista Krzysztof Kieslowski.
Zamachowski si muove con un altro uomo in questo
paesaggio che al sapore della wasted land in cui la
natura si sta riappropriando delle macerie, una coppia che
ricorda i beckettiani Vladimiro ed Estragone che passeggiano
tra tanti spettri che raccontano la loro storia, i loro
epitaffi. “Morte a Spoon River ” è infatti il titolo del
film. Sono le poesie di Edgar Lee Masters ad offrire
la sceneggiatura alla regista. Ogni personaggio offre un
ricordo della sua vita, una confessione, un rancore, una
speranza. Una fotografia magnifica che esalta i colori
pastello e la fissità di questo mondo abitato da morti.
Lente carrellate scorrono sui diversi personaggi, ponendoci
come davanti a un quadro in cui uomini e donne vagano senza
meta all’esterno della fabbrica o sono immobili in piccole
stanze che sono già dei loculi. La storia dell’agonizzante
John Ballare, della Contessa Navigato che torna a Spoon
River dopo aver girato tutto il mondo, di George Gray, che
invece non ha mai lasciato il porto, dell’ateo del paese,
dell’ottico, dell’odiato Ralph Rhodes, e di decine di altre
vite sono recitate oppure cantate su ritmi polacchi, unite
tra loro da una stupenda versione cantata de “La collina”.

La televisione polacca ha avuto il coraggio di portare in
televisione la poesia, forse l’unico modo per raccontare e
ricordare la tragedia di Katowice. “ Morte a Spoon River” è
stato premiato in America e ha avuto molto successo nella
sezione dedicata ai film sperimentali del Prix Italia.
Presentato in anteprima al Palazzo delle Esposizioni di Roma
in occasione di Eurovisioni 2007 – XXI Festival
Internazionale di Cinema e Televisione che si tiene in
corrispondenza con la Festa del cinema e ha portato nella
capitale alcune delle figure più importanti del sistema
cinema europeo per discutere del problema del finanziamento
della creazione audiovisiva nell’epoca digitale.
18 ottobre 2007
Tommaso
Martini
tommasomartini@sindromedistendhal.com
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