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Omaggio a Ferreri

Un omaggio al grande regista scomparso dieci anni fa, con un inedito documentario e la riproposta di "L'udienza".

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La Festa del Cinema ha dedicato un omaggio al grande regista Marco Ferreri a dieci anni dalla morte, avvenuta a Parigi nel 1997. Nel “Ferreri day” (così è stato chiamato) è stato riproposto  “L’udienza” e il documentario realizzato da Mario CanaleMarco Ferreri, il regista che venne dal futuro”, mentre molti amici ne hanno ricordato la poliedrica figura, a partire dalla moglie Jacqueline, Alfonso Sansone (produttore di L’ape regina , Marcia nuziale e L’Harem), il critico Tati Sanguineti.

La copia restaurata annunciata dalla  Cristalli di “L’udienza” per l’occasione non è ancora pronta, ma è stata realizzata una ristampa del capolavoro del 1971. La pellicola è stata introdotta dalla critica Stefania Parigi (autrice dell’importante libro “Marco Ferreri. Il cinema e i film”, ed. Marsilio, 1995). La storia è l’odissea di un uomo qualunque, il mediocre milanese Amedeo, interpretato da un giovane Enzo Jannacci, chiamato a sostituire l’attore americano David Warren che si gettò da una finestra dopo pochi giorni di riprese. “L’udienza” è un grande film calato nell’attualità dei primi anni Settanta, ricco di riferimenti alla cronaca, al Sessantotto da poco concluso e all’inizio degli Anni di Piombo. Protagonista è poi la Chiesa, che chiude ogni porta e considera pazzo Amedeo che vuole parlare col papa. In questa impresa irrealizzabile incontrerà grotteschi funzionari vaticani. A partire dal capo della polizia Aureliano Diaz (Ugo Tognazzi), che consiglia ad Alfonso di risolvere i suoi problemi andando dalla prostituta Aiche (Claudia Cardinale). Poi il principe Donati (Vittorio Gassman), esplicito riferimento a Borghese e al tentativo di golpe del 1970. Michel Piccoli interpreta invece padre Amerin, che è portatore delle tendenze più timidamente progressiste all’interno della Chiesa. Ferreri affronta quindi la lotta interna alle gerarchie ma anche la loro incapacità di dare risposte ai fedeli, in una fede fatta soprattutto di souvenir, lussi e chiusura centrifuga su se stessi. Ma il terzo livello di lettura di “L’udienza” è sicuramente il più interessante. Un piano filosofico in cui Amedeo si configura come un personaggio kafkiano (sarà lui stesso ad affermare più volte di trovarsi in una situazione kafiana), con un sottotesto che si richiama al “Castello” dell’autore polacco, racconto dal quale Ferreri ha sempre voluto trarre un film, fino dalla fine degli anni Cinquanta. Amedeo diventa un uomo moderno alla ricerca di un senso. La sua domanda non troverà risposta, ed egli ne è consapevole, ma con ostinazione continua a ricercarla, in un gesto interrogativo destinato a ripetersi per sempre (il film si conclude con un altro uomo che chiede di parlare con il papa). Ci si è interrogati per anni sul contenuto della domanda di Amedeo, che egli sussurrerà agli orecchi di un teologo gesuita interpretato da Alain Cuny. Ma il vero soggetto del film è il gesto di domandare, la ricerca incessante di una risposta alla quale le istituzioni e la società sempre si oppongono.

 

Il documentario di Mario Canale racconta la modernità quasi visionaria e preveggente di Ferreri un uomo, come ricorda Tati Sanguineti, di cui il nostro cinema e l’Italia in generale avrebbe oggi estremamente bisogno. Ferreri, per il quale abbiamo bisogno di pugni nello stomaco, e del quale ogni film è stato uno scossone con il quale ha tentato di scuotere il sistema e la società. Canale ripercorre la storia di Ferreri da quando, giovane laureato in veterinaria, capì che è meglio l’uomo degli animali. L’esordio insieme ad Antonioni, di cui fu direttore di produzione in Cronaca di un amore. Il periodo spagnolo con il coraggio di fare film contro l’ideologia franchista in uno dei periodi più bui della storia della Spagna. E qui avviene l’incontro con il suo sceneggiatore d’elezione Rafael Azcone. Poi i grandi film in Italia, la collaborazione con i più grandi attori del nostro cinema (da Tognazzi a Mastroianni), la cui fisionomia e il cui ruolo tradizionale viene sempre stravolto. Film che offrono un attacco diretto al reale e alla routine, capace di una comicità che rende l’esistenza paradossale e sempre sull’orlo della tragedia.

Nel documentario ricordano i suoi film e il Ferreri intellettuale e artista gli attori dei suoi ultimi film: Castellitto (La carne, 1991), Michele Placido, che presta la sua voce al narratore del documentario (Come sono buoni i bianchi, 1992; Yerma, 1988), Sabrina Ferilli (Diario di un vizio, 1993), Nicoletta Braschi (Come sono buoni i bianchi), Gerard Depardieu (Ciao maschio, 1978) e molti altri. Largo spazio viene dedicato alle grandi polemiche legate ai suoi film, alla sua lotta incessante contro la censura, della quale non cadde mai succube. Canale ha avuto accesso a moltissimi documenti inediti contenuti nelle teche Rai, riuscendo a restituirci un ritratto completo di questo regista estremo, uomo di domani.

23 ottobre 2007

Tommaso Martini tommasomartini@sindromedistendhal.com

 

 

Periodico registrato il 30 gennaio 2007 presso il Tribunale di Rovereto con n.268
Editore Tommaso Martini Direttore responsabile Edoardo Semmola