Dilawar è un taxista di un
piccolo villaggio dell’Afghanistan. La storia della sua
agghiacciante fine inizia con un normale viaggio verso la
città. Ad un posto di blocco Dilawar viene arrestato da dei
miliziani locali che collaborano con le forze americane. È
rinchiuso nel carcere di Bagram, dove si svolsero le
prove generali degli orrori di Abu Grhaib. Pochi
giorni dopo Dilawar è morto. Nel documento che raggiunge la
famiglia la causa è cinicamente sbarrata l’opzione: «omicidio».
Dilawar è morto per le percosse e le torture subite da parte
dei soldati americani. La sua innocenza sarà dimostrata
quando verranno arrestati coloro che lo avevano consegnato
agli americani. La storia di Dilewar è lo spunto per
Alex Gibney (già autore, tra gli altri, di Enron:l’economia
della truffa) per realizzare un documentario scomodo
sulla tortura nella guerra al terrore dell’amministrazione
Bush. Il suo viaggio ci conduce prima a Bagram, in
Afganhistan, poi a Abu Ghraib e Guantamano. Vengono
ripercorse le tappe dei processi subiti dai marines e
soprattutto dei tentativi del Presidente George W.
Bush, del suo vice Dik Cheney, del
Segretario di Stato Colin Powell e di
Donald Rumsfeld di aggirare tutte le norme
internazionali e la stessa Costituzione per poter
liberamente torturare i prigionieri.
Si svelano le
menzogne del governo USA, in particolare sulla prigione
cubana che si trasforma in un carcere modello davanti alle
telecamere dei giornalisti giunti a Guantanamo per il
press tour (con tanto di campi da basket e da calcio, e
giochi di società sulle brande delle celle di isolamento).
Un documentario che ha la forza di dieci Michael Moore,
senza ricorrere ai commenti sarcastici e pleonastici di
Fahreneit 9/11. Gibney invece sceglie di riproporci senza
mediazione le dichiarazioni di vittime e carnefici, i cui
ruoli non sono mai stati così confusi. Vediamo Bush che
tratta con il Congresso sulla Convenzione di Ginevra, la
cinica ironia e grottesca ilarità di Donald Rumsfeld nelle
conferenze stampa sui casi di tortura, i volti smarriti e
crudeli dei giovani soldati esecutori materiali delle
torture, usati come capri espiatori in una vicenda in cui il
coinvolgimento delle più alte cariche dell’amministrazione
Bush è tutta scritta sui documenti ufficiali.