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The Millionaire

di Norma De Bartolo

Leggi la recensione di The Millionaire di Danila Barra.

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Sotto la bianca luce del sole, che rivela la vita iridata e la miseria di una delle tante baraccopoli indiane ai margini di Bombay, si dipana il melodramma bollywoodiano firmato dallo scozzese Danny Boyle. Tre i protagonisti, bambini già adulti alle prese con le asperità dell'esistenza, tre le modalità, tratteggiate con sguardo compassionevole, attraverso le quali ogni personaggio reagisce alle circostanze date e forgia la propria personalità. Salim ( Madhur Mittal), il "duro", decide precocemente di indossare una maschera che sembra preservarlo dal dolore; apparentemente regista delle efferatezze cui si macchia ne sarà inesorabilmente schiacciato, espiando le sue scelte sbagliate in extremis tramite una palingenesi finale di grande impatto visivo. Latika (Freida Pinto)è la vittima sacrificale per eccellenza: donna, appassionata e di una bellezza mozzafiato apprende in firetta che la sua salvezza può passare unicamente attraverso la strada, passiva se osservata superficialmente invero estremamente gravosa, dell'accettazione; della speranza. E il rivoluzionario Jamal ( Dev Patel ) ou l'optimisme, l'incarnazione del motore che muove questa favola post-moderna: la fiducia, quella forza gioiosa e possente che, almeno nelle fiabe, tutto può.

Il pretesto narrativo che fa da cornice alla messa in scena di questo spaccato umano è la versione indiana del celeberrimo gioco a premi "Chi vuol essere milionario", dove il nostro eroe, osteggiato dal rancoroso ed ormai "arrivato" conduttore televisivo (l'ottimo Anil Kapoor) con il quale condivide le umili origini, tenterà la scalata fino al premio ultimo: venti milioni di rupie. Come può un analfabeta  chai-wallah  (ragazzo che porta il the) di un call-center conoscere le risposte a domande spesso complesse? La malizia altrui porterà infatti Jamal, sospettato d'imbroglio, al cospetto delle forze dell'ordine, cui spiegherà come talvolta la vita sia maestra più dei libri. E tramite i continui flashback che compongono la struttura narrativa del film, iniziamo anche noi a comprendere, domanda dopo domanda, cosa si cela dietro lo sguardo attonito di questo concorrente fuori dal comune.

L'eclettico Danny Boyle (Trainspotting , The Beach , 28 giorni dopo, Sunshine ) torna dietro la macchina da presa con un lavoro esotico nella forma, quanto occidentale nello sguardo. L'India regala al regista la possibilità di attraversare (ancorché a passo spedito) un'ulteriore regione dello spazio cinematografico, essendo convinzione dell'autore che la sfida con generi diversi doni ai suoi lavori la freschezza delle opere prime. Il risultato è una favola piacevole dal prevedibile happy-end, sul filo del politicamente corretto, la cui forza maggiore risiede nell'aver saputo cogliere delle impressioni significative; piccoli quadri di vita quotidiana nelle slum composti su misura per un pubblico la cui sensibilità si fonda su parametri differenti.

Quel che resta, una volta accese le luci in sala, è una leggera malinconia, non stemperata del tutto nei colori sgargianti (pregevole la fotografia di Anthony Dod Mantle) del balletto nonsense conclusivo, tanto caro alle produzioni di Bollywood. E poco altro.

Norma De Bartolo

14 dicembre 2008

 

Periodico registrato il 30 gennaio 2007 presso il Tribunale di Rovereto con n.268
Editore Tommaso Martini Direttore responsabile Edoardo Semmola