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Redazione

Sherlock Holmes di Guy Ritchie

di Lucia Ferroni

Azione, spettacolo e ironia: l'investigatore di Baker Street come non l'avete mai visto. Robert Downey Jr. e Jude Law ci regalano un ottimo Sherlock Holmes

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Niente cappello e mantellina a quadretti. La pipa si, quella c'è e gli resta in mano perfino dopo che si è lanciato da una vetrata giù nel Tamigi. Lo spettatore che abbia familiarità con la celebre figura nata dalla penna di Arthur Conan Doyle rimarrà probabilmente sorpreso da questo film, ma non deluso. Non c'è dubbio infatti che la pellicola di Guy Ritchie, basandosi sul fumetto appositamente scritto dal produttore del film Lionel Wigram, nasca con l'intenzione di reinterpretare il personaggio di Sherlock Holmes. Gli stessi artefici del progetto hanno dichiarato la volontà di fare piazza pulita dell'immagine stereotipata dell'arguto investigatore, costruita negli anni attraverso varie versioni televisive e cinematografiche, ripartendo dai romanzi originali per costruire però stavolta un personaggio maggiormente votato all'azione.

E così è stato: la figura tutta deduzione, pipa e lavoro mentale diventa un investigatore ironico e  affascinante che oltre al cervello usa spesso anche i muscoli.

Uno Sherlock Holmes d'azione dunque, ma che mantiene la sua riconoscibilità, evitando di cadere in un ulteriore stereotipo: quello di figure genere 007 o Mission Impossible.

Questo Sherlock costruisce ancora le sue micidiali catene deduttive e vive chiuso nel caos del suo appartamento per scuotersi solo di fronte ad un caso da risolvere ma fa anche a pugni in un'arena di scommesse, riuscendo perfino in questa situazione a trarre vantaggio dalla sua intelligenza.

Questo Sherlock, dall'aspetto spesso trasandato, si rivela un uomo di classe quando il momento lo richiede, lavora a curiosi esperimenti nei suoi momenti liberi e costruisce un rapporto di collaborazione e complicità col suo aiutante Watson, mostrando un po' di gelosia quando lui si appresta a lasciare il 221B di Baker Street per sposarsi.

Si potrebbe dire insomma che, affrontando il sempre spinoso problema di trasportare un concept da un medium all'altro, il team del film abbia centrato l'obbiettivo di costruire una versione innovativa e pienamente cinematografica pur senza tradire il personaggio originale.

I mezzi del cinema sono in effetti sfruttati appieno, soprattutto attraverso le scene d'azione e uno spettacolare ritmo di montaggio che, assieme all'intervento della musica, crea sequenze quasi vicine ad un'estetica da videoclip.

Che il ritmo sia coinvolgente lo capiamo del resto fin da subito: il film ci trasporta immediatamente nel vivo dell'azione, assieme a Sherlock e a Watson per le strade di Londra, mentre tentano di sventare un sacrificio umano. Conosciamo dunque subito anche il cattivo di turno, l'inquietante Lord Blackwood che sfida la ferrea logica di Holmes addirittura con la magia nera.

Assieme al fidato Watson, anche lui molto più aitante e attivo rispetto a come l'immaginario comune lo ha sempre dipinto, Sherlock dovrà indagare su alcuni omicidi compiuti da Lord Blackwood, ancora (incredibilmente) attivo e in circolazione anche dopo la sua pubblica impiccagione. Tra magia nera e giochi di potere, a Sherlock Holmes sarà richiesto di sventare una vera e propria congiura contro l'Inghilterra.

Se l'interpretazione di Robert Downey Jr. risulta perfetta nel costruire questa figura fuori dagli schemi, ironica quanto perspicace, l'intesa tra i due attori non potrebbe essere migliore creando sullo schermo una coppia complice e affiatata.

Un altro aspetto di grande efficacia nel film è l'ambientazione: la Londra di fine '800 non è una semplice scenografia bensì un tessuto vivo e pulsante. La città dialoga così con la storia e il film la sfrutta pienamente, dosando al meglio ambienti interni ed esterni.

Lucia Ferroni

09 gennaio 2010

 

Periodico registrato il 30 gennaio 2007 presso il Tribunale di Rovereto con n.268
Editore Tommaso Martini Direttore responsabile Edoardo Semmola