L'america non si sente bene. Parola di Michael Moore
di Martina Manescalchi

 

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Redazione

 

Sicko, ultima fatica cinematografica di Michael Moore, uscirà nelle sale italiane il prossimo 24 agosto dopo aver sollevato aspre polemiche ai piani alti in America e scatenato la guerra civile all’interno di Google.

L’Amministrazione Bush ha infatti denunciato il cineasta che, per girare alcune scene, sarebbe entrato illegalmente a Cuba. Google si è invece attirato molte ire a causa di una feroce critica al film scritta da una dipendente sul blog aziendale, prontamente smentita dal motore di ricerca.

Dopo l’uso improprio delle armi e le guerre generate dall’11 settembre, stavolta tocca al sistema sanitario statunitense. Un altro colpo al cuore che il regista infligge al suo paese. Il tono è quello pungente della denuncia, come nelle sue corde fin dagli esordi. Se ti tagli due dita devi scegliere se pagare 60.000 $ per il dito indice o 12.000 $ per l’anulare. Un medicinale che in America costa 120 dollari a Cuba si paga 50 centesimi. Se ti senti male, può capitarti di dover pagare l’ambulanza. Se nella tua famiglia sono presenti malattie ereditarie, l’assicurazione non le copre.

Sempre che tu possa permetterti un’assicurazione nel paese più ricco e all’avanguardia del mondo, che però è soltanto al trentasettesimo posto come sistema sanitario. Tutto questo nell’inchiesta che Moore svolge nel film-documentario che ha già la polemica nel titolo, un gioco di parole fra sick -malato- ed il film Psyco di Hitchock.

 

Il discusso autore di Bowling a Columbine e Fahrenheit 9/11 non ha dunque mancato di suscitare il clamore a cui ci ha abituati e che, in parte, probabilmente cerca. Anche Sicko, come gli altri due, è un’indagine che sviscera e seziona il suo focus e lo illustra allo spettatore con il tono dell’accusa senza filtri. I suoi bersagli: il Presidente George W. Bush e le lobby farmaceutiche che esercitano il loro strapotere a danno dei cittadini, dettando legge nel mondo della sanità. Le problematiche legate a questo settore negli States sono note ai più ed è sicuramente lodevole l’iniziativa di Moore che, con metodi invadenti ed invasivi, ha il merito di sbatterle in faccia al suo pubblico. Un pubblico che, anche quando lo ritiene eccessivo, come nel caso dell’intervista svolta in Fahrenheit 9/11 alla madre del marine caduto in Iraq, perlomeno allo scorrere dei titoli di coda si pone degli interrogativi.

Una cosa è certa: i film di Michael Moore fanno riflettere e di sicuro anche Sicko non sarà una delusione in questo senso. Resta però sempre qualche dubbio. In questo film, ad esempio, l’autore si reca a Cuba con dei pompieri che si sono ammalati in seguito agli interventi a Ground Zero dell’11 settembre. Negli Stati Uniti gli erano state negate le cure mentre nell’isola di Castro vengono trattati in maniera eccellente. Una forte provocazione contro la mancanza di un Welfare State, certo, ma che appare quantomeno scivolosa. Allo stesso modo il regista magnifica i sistemi sanitari di Canada, Francia e Gran Bretagna, descrivendoli come delle vere e proprie isole felici. Manca inoltre il contraddittorio: si ha una lunga intervista alla madre di una bambina morta e nemmeno mezza dichiarazione da parte di un qualche dirigente di un’azienda di assicurazione sanitaria.

Staremo a vedere come l’Italia accoglierà la pellicola, tenendo conto anche del fatto che Moore suscita sempre sentimenti fortemente contraddittori. Una piccola consolazione emerge comunque dal film: l’Italia vanterebbe il secondo sistema sanitario migliore del mondo, immediatamente dopo la Francia.

Martina Manescalchi martinamanescalchi@sindromedistendhal.com

 

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Periodico registrato il 30 gennaio 2007 presso il Tribunale di Rovereto con n.268
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