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I film storici
sono spesso interessanti perché ci fanno conoscere epoche
diverse dalla nostra mentre nel caso di Agora
l'Alessandria d'Egitto del IV secolo d. C. ci fa riflettere
proprio per alcune somiglianze con il mondo di oggi.
Protagonista della
storia è Ipazia, una filosofa, matematica e astronoma,
figlia del direttore della leggendaria biblioteca di
Alessandria, che oltre ad insegnare studia gli astri
cercando di capire ciò che regola i loro movimenti. Ma fuori
dalla biblioteca, roccaforte della cultura classica e
pagana, lo scontro con il cristianesimo in ascesa comincia a
macchiarsi di sangue, fino a diventare una lotta per il
potere che i funzionari dell'Impero romano faticano a
tenere sotto controllo. Due personaggi maschili principali
ruotano attorno ad Ipazia, attratti dal suo fascino: uno dei
suoi studenti che la vorrebbe come moglie e uno schiavo che
la desidera ma allo stesso tempo vede nel cristianesimo la
possibilità di ribellarsi al sistema che lo tiene in
schiavitù.
La visione del
film suscita subito una prima considerazione: molto di ciò
che noi oggi diamo per scontato è frutto di secoli di
acquisizioni culturali, è una sorta di buon senso comune
legato al nostro tempo che, così come in passato era
diverso, potrebbe un domani essere del tutto ribaltato.
In molti momenti
del film lo spettatore sente l'impulso di esclamare “Come è
possibile?”
Come è possibile
che gli uomini arrivino ad uccidersi a causa delle loro idee
religiose?
Come è possibile
usare la religione per discriminare le donne e manipolare le
opinioni delle persone?
Come si può
lasciare che una furia cieca e insensata distrugga secoli di
sapere umano?
E infine, come è
possibile considerare blasfemo chi si interroga sui
meccanismi dell'universo?
Basta però
riflettere un attimo per capire che alcune di queste cose
accadono ancora oggi, per quanto insensate possano apparire
ai nostri occhi, proprio perché in alcuni contesti sono
accettate e considerate come normali. Rispetto al tema delle
religioni in particolare, per esse l'uomo da sempre ha
combattuto e ucciso: si tratta di fedi delle quali non
riusciamo a fare a meno nonostante nelle loro versioni più
estreme esse portino l'uomo a comportamenti assurdi.
In questo senso a
farci riflettere sugli eventi del film sono proprio alcune
immagini che si ripetono diverse volte nel corso della
pellicola: quelle delle stelle e del globo terrestre visto
dallo spazio.
Queste
inquadrature si riferiscono in primo luogo evidentemente
agli studi di Ipazia sul movimento degli astri. Ma proprio
le conclusioni di queste ricerche potrebbero portare uno
sconvolgente cambiamento di prospettiva. Scoprire che la
Terra non è il centro dell'universo ma soltanto un puntino
tra tanti altri oggetti celesti è rivoluzionario per il
sapere umano perché ci fa capire quanto siamo piccoli.
Analogamente, le varie immagini dall'alto che seguono le
vicende nelle strade di Alessandria sembrano suggerire
proprio un punto di vista che mette ogni cosa in
prospettiva: vedere gli uomini uccidersi e distruggere gli
antichi rotoli della biblioteca muovendosi come tante
formiche impazzite ci fa capire quanto sia insensata ogni
guerra basata sul fatto di non tollerare chi la pensa
diversamente da noi. Allo stesso tempo, visto che al centro
di tutto sta proprio la fede nelle diverse divinità,
un'ulteriore lettura di queste inquadrature dall'alto
potrebbe essere proprio quella di uno sguardo divino,
spettatore muto della stoltezza umana. E i dettagli crudi
sui quali di tanto in tanto il regista si sofferma non sono
altro che il contraltare di queste visioni d'insieme, una
sorta di sottolineatura degli effetti di tanta crudeltà e
cecità.
Agora
insomma non solo intreccia il potere, la religione e il
desiderio di conoscenza attraverso il ritratto di un
personaggio storico eccezionale, una donna tollerante e
coraggiosa, ma riesce anche a farci riflettere sul nostro
presente attraverso un'affascinante ricostruzione del mondo
antico.
Lucia Ferroni
02 maggio 2010 |