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Redazione

I nuovi volti del cinema italiano

di Maria Domenica Mangialavori  

La Casa del Cinema di Roma propone ogni lunedì fino al 31 marzo un incontro-dibattito con attori emergenti del cinema del nostro paese. Giorgio Pasotti è stato uno dei protagonisti di questa iniziativa curata da Franco Montini.

 

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Nell’ambito della manifestazione che vuole protagonisti i nuovi volti del cinema italiano, la Casa del Cinema ha riproposto l’opera prima di Alessandro Angelini, “L’aria salata”, e un momento di confronto con il giovane protagonista del film, Giogio Pasotti.

 “L’aria salata” racconta una storia drammatica senza mai scadere in momenti inopportunamente patetici, ma piuttosto includendo diversi momenti esilaranti. Non è un film appena uscito nelle sale italiane ma un film che, per la storia che racconta, risveglia nello spettatore sentimenti contrastanti, dall’amore per la famiglia all’odio per un padre assente, dall’amore per la totale libertà al disgusto per una classe borghese che tenta invece di imprigionare giovani pronti ad accogliere le sfide della vita in noiosi e monotoni cliché .  

La vicenda si svolge quasi interamente nel carcere di Rebibbia dove il protagonista, Fabio, lavora come educatore. Qui incontra il padre, Luigi Sparti, uomo duro, testardo, solo, che vent’anni di carcere hanno reso prepotente e tuttavia incapace del pentimento per le colpe commesse. La vicenda ha risvolti imprevedibili: il rapporto tra padre e figlio è completamente rovesciato, e la sinestesia del titolo del film si chiarisce solo sui titoli di coda. Fabio ottiene un permesso premio per il padre con l’unico scopo di trascorrere quella giornata insieme a lui. Sparti però non è un uomo incline al dialogo, sembra staccato, lontano dalla realtà, sfuggente. Eppure, durante quella giornata, lontano finalmente dall’angustia del carcere, respirando un’aria, dopo anni, diversa, quell’uomo burbero e apparentemente privo di sentimenti, matura una decisione importante quanto drammatica, e restituisce ai figli una meritata, anche se amara, libertà.

L’aria salata costituisce un momento importante nella carriera di Giorgio Pasotti, poiché lo vede impegnato nel suo primo ruolo veramente drammatico da protagonista.  

Giorgio, hai lavorato spesso con giovani registi e con colleghi giovanissimi. Si può dire che sta nascendo in Italia un movimento di nuovi autori?

Credo che esista un nucleo di giovani professionisti capaci e volenterosi che vogliono fare cinema di qualità. Si pensi ad Accorsi, Fatimo, o Santamaria, solo per citarne alcuni. Per non parlare di Muccino, con cui ho realizzato tre film, tra cui la sua opera prima. Tra noi c’è rispetto e stima reciproca, oltre che una bella amicizia.

Hai lavorato sia per il cinema che per la TV. È vero, secondo te, che interpretare dei ruoli nelle fiction possa precludere una grande carriera nel mondo del cinema?

Io credo essenzialmente nella qualità. Lavorare in TV non è facile come si possa pensare. Riuscire ad ottenere una parte in una fiction è piuttosto difficile perché c’è molta competizione. La TV dà la possibilità di crescere professionalmente se è fatta con passione e professionalità, così come il cinema. Ci possono essere anche piccole cose che danno grandi soddisfazioni.

Hai qualche rimpianto?

Mi è un po’ dispiaciuto non aver potuto accettare la parte da protagonista per l’opera prima di Luciano Ligabue, che poi ha interpretato egregiamente Stefano Accorsi. Erano entrati in gioco diverse variabili, tanto che alla fine non si è trovato un accordo per problemi anche legati alla burocrazia.    

Pochi sanno che la tua carriera da attore è cominciata dallo sport.

Il mio desiderio è sempre stato quello di fare il medico. Poi però mi è stato proposto di girare dei film sulle arti marziali, sport che io ho praticato a livello agonistico per molti anni, ed ho accettato. L’incontro con Lucchetti per “I piccoli maestri” è stato poi rivelatore. È stato il mio primo film. Racconta una storia molto coinvolgente tratta dal libro di Luigi Meneghello.

Il passaggio dallo sport al cinema non è stato sconvolgente perché sia nelle arti marziali che nella recitazione si considera il corpo un’importante forma di espressione. Il cinema è una sorta di “danza marziale”.  

Che film e che ruoli ti piacerebbe interpretare?

Non c’è un film in particolare che mi piacerebbe fare, anche se preferirei girare dei film su vite vissute e personaggi realmente esistiti. Vorrei piuttosto estendere la gamma di ruoli da interpretare ed assecondare la mia volontà di fare qualcosa di molto realistico.  

Ne “L’aria salata” si racconta la storia delle relazioni tra un padre, un figlio e una sorella. Da cosa trae ispirazione?

La sceneggiatura di Alessandro Angelini è assolutamente originale. Non ha spunti o riferimenti alla realtà tranne che per la sua esperienza come educatore nelle carceri. 

Cosa pensi delle interpretazioni in questo film?

“L’aria salata” è un film a cui tutti noi attori ci siamo affezionati sin da subito. Credo che lo spettatore possa facilmente immedesimarsi in qualcuno dei personaggi del film.

Giorgio Colangeli, a mio avviso, è un attore strepitoso. Per questo film ha vinto un sacco di premi ed è sorprendente che questa sia stata, nella sua carriera, la prima vera opportunità. D’altra parte, in questo lavoro ci sono continuamente alti e bassi. Colpa forse anche dei media, che non si interessano più tanto a ciò che fai professionalmente ma a ciò che sei nella vita privata. 

Qual è il personaggio che hai interpretato che ti ha lasciato più emozioni?

Credo che ogni personaggio porti in sé parte della tua personalità. Qualunque sia il ruolo che interpreti, il personaggio ha sempre un po’ di te.  

Il prossimo appuntamento è lunedì 18 febbraio con Pierfrancesco Favino e “El Alamein” di Enzo Monteleone del 2002.  

14 febbraio 2008

Maria Domenica Mangialavori, mangialavoridomi@yahoo.it

 

Periodico registrato il 30 gennaio 2007 presso il Tribunale di Rovereto con n.268
Editore Tommaso Martini Direttore responsabile Edoardo Semmola