Tutte le magie di Wizard
di Martina Manescalchi

Peter Boyle: la faccia un po' così del cinema americano

 

Ai tempi della scuola sognavo di diventare un protagonista, come Howard Keel.

E allora  Dio ha visto bene di farmi cadere tutti i capelli a ventiquattro anni. (Peter Boyle)

Un uomo fa un lavoro, vero?E questo lavoro, una cosa come questa, finisce che lui diventa questa cosa. Voglio dire che uno fa le cose nel modo come è fatto, no? Io, per esempio, faccio il tassista da diciassette anni, vero? E dieci anni la notte. E non ho ancora un taxi mio e lo sai perché?Io non lo voglio. Io devo essere quello che mi sento. Preferisco essere del turno di notte e guidare il taxi di qualcun altro, mi capisci? Voglio dire che se uno fa un lavoro, diventa il suo lavoro. Per esempio c’è un tale che vive a Brooklin, un altro a Sutton Place. Uno fa l’avvocato, un altro fa il medico. Un tizio muore, un altro guarisce … e gente nasce. Io ti invidio perché sei giovane. Vai a farti una scopata, ubriacati, fai quello che vuoi. Non hai altra scelta, tanto. Cioè, siamo tutti sfottuti. Chi più, chi meno. Io non sono un filosofo, sono un taxista, che ci vuoi fare? Io non so neanche di che cazzo mi stavi parlando. Non ci pensare, ragazzo. Rilassati, andrà benone. Io lo so. Ho visto un sacco di gente che … io lo so

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 Questo il monologo che Peter Wizard Boyle pronuncia davanti ad un attonito Robert De Niro in una scena del film Taxi Driver (Martin Scorsese, 1976). Un fiume di parole all’insegna del non sense. L’unico consiglio che il protagonista riceve durante l’allucinato viaggio dentro il lato oscuro di New York e di sé stesso. Un consiglio strampalato, senza logica, che rispecchia tutto il suo percorso. Con un effetto comico comprensibile solo in quel contesto e pronunciato da quel personaggio: the Wizard. I cultori della pellicola lo ricorderanno con affetto, ma forse non tutti sanno che il personaggio era praticamente estraneo alla sceneggiatura del film. Nacque dall’esigenza di Scorsese e Schrader  (il quale due anni dopo vorrà Boyle tra i protagonisti del suo lungometraggio Hardcore) di condire un po’ l’ambiente lavorativo del protagonista, contornandolo di personaggi improbabili e, allo stesso tempo, strettamente legati a quel tipo di realtà. Così, dopo una serata passata in un locale newyorkese frequentato da tassisti, Boyle preparò una videocassetta in cui delineava i tratti caratteristici del suo personaggio. «Marty, questo è quello che penso io», disse al regista. Così nacque quella figura minore ma irrinunciabile sullo sfondo faunistico dell’ambiente. Anche il monologo di cui sopra, per certi versi esilarante, prese forma durante cinque ore di dialogo improvvisato fra De Niro e lo stesso Boyle. «Questo è il vantaggio di lavorare con attori creativi», dichiarerà successivamente Martin Scorsese.

 

Questo era Peter Lawrence Boyle: un attore che riusciva a caricare di creatività ogni interpretazione. Quella creatività ai limiti del geniale che gli permetteva di dare carattere ad ogni personaggio, di trasformarsi in una vera e propria maschera al servizio dell’arte.

Affetto da tumore e sofferente a causa di problemi cardiaci, si è spento il 12 dicembre scorso al New York Presbyterian Hospital.

 

Origini irlandesi, figlio d’arte (il padre era un comico), nasce a Norristown, Philadelphia, nel 1935. Dopo la laurea alla La Salle University of Philadelphia, prima si arruola nell’esercito ma è costretto ad interrompere la carriera intrapresa a causa di un forte esaurimento nervoso, successivamente  prende i voti presso l’ordine dei Christian Brothers, che abbandona dopo tre anni per dedicarsi alla recitazione. Si trasferisce a New York, dove studia e lavora come postino e cameriere. Fa la sua prima apparizione sul grande schermo nel 1966, con un piccolissimo ruolo ne Il gruppo di Sidney Lumet. Tre anni dopo un altro piccolo ruolo in America, America dove vai? di Haskell Wexler. La prima parte importante, che lo farà conoscere al grande pubblico, arriverà nel 1971 con La guerra del cittadino Joe  di John G. Avildsen, film d’esordio di Susan Sarandon e premiato con l’Oscar per la miglior sceneggiatura. La strabordante e drammatica interpretazione del violento protagonista gli porterà molti consensi. Esterrefatto di fronte a tanto clamore, rifiuterà tutti i ruoli violenti che gli verranno offerti in quel periodo, temendo di rimanere legato a quel cliché in cui non si sente troppo a suo agio. Sono anzi gli anni in cui si distingue per l’impegno pacifista contro la guerra del Vietnam.  Sono gli anni in cui lavora, fra l’altro, al fianco di Robert Redford nel film Il candidato e, nel 1973,  diretto da  Peter Yates, ne Gli amici di Eddie Coyle.

 Nello stesso anno viene notato anche da Carlo Lizzani, che gli affiderà il ruolo del protagonista gangster-proletario in Crazy Joe.

 Ma il ruolo forse più importante della sua carriera, quello per cui verrà sempre ricordato, giunge nel 1974 con Frankenstein junior di Mel Brooks, dove interpreta un’insolita, umanizzata creatura, in una versione  del mostro che rimarrà tra le più famose nella storia del cinema. Spiegare perché questa interpretazione sia straordinaria è impossibile a parole. L’attore è limitatissimo, imprigionato da mutismo e gestualità estremamente meccanica. Eppure Boyle, muovendo praticamente soltanto gli occhi, riesce a suscitare riso, tenerezza, rabbia verso le persone che lo circondano. L’attore sostiene di aver recitato cercando di ispirarsi allo stupore di un bambino appena nato che, curioso, osserva il mondo per la prima volta. Riesce così a trasformare la creatura ingessata in un personaggio dalle molte sfaccettature che, violento, timido ed impaurito, andrà a comporre il quadro di una pellicola che è diventata un cult. Da antologia la scena dell’incursione nell’eremo del cieco Harold  (un cameo di  Gene Hackman), citazione del celebre La moglie di Frankenstein di James Whale (1935) in cui il mostro era interpretato da Boris Karloff.  

Candidato a quattro premi Oscar, il film nacque da un’idea di Gene Wilder. Boyle ricorda in un’intervista di aver a suo tempo espresso al suo agente, che era lo stesso di Wilder e Marty Feldman (che lo dirigerà in Frate Ambrogio nel 1980), il desiderio di recitare insieme ai due attori. Dopo poco tempo Wilder si presentò a sottoporgli il soggetto.

Fu durante le riprese di Frankenstein junior che Peter Boyle conobbe e chiese in sposa la giornalista del Rolling Stone  Lorain Alterman,  «l’apice della mia carriera», ricorderà in seguito. Tramite la moglie conoscerà John Lennon e diverrà uno dei suoi amici storici, tanto che il cantante sarà il suo testimone di nozze nel 1977.

 Nello stesso anno riceve il suo primo Emmy (il secondo sarà nel 1996 per la partecipazione all’episodio di X-Files "Clyde Bruckman's Final Repose") per l’interpretazione del senatore Joseph McCarthy nel film per la televisione Tail Gunner Joe.

Sempre in ambito televisivo, è da ricordare la sua partecipazione alla puntata del Saturday Night Live del 14 febbraio 1976, passata alla storia per un mirabolante duetto canoro a fianco di John Belushi.

 Nel 1980 i suoi lavori più importanti in ambito teatrale: The Roast di Carl Reiner e l’acclamato True West di Sam Shepard, in cui recita al fianco di Tommy Lee Jones.  

Nel 1983 è il detective co-protagonista di Hammett: indagine a Chinatown, diretto da Wim Wenders  e prodotto da Francis Ford Coppola.

La sua carriera va avanti, con partecipazione anche a pellicole di grande successo come Danko (Walter Hill, 1988), ma per rivederlo in un ruolo significativo dovremo aspettare il 1989, quando, con Quattro pazzi in libertà di  Howard Zieff darà l’ennesima prova della sua vocazione da caratterista raffinato. Il film, interpretato fra gli altri da Michael Keaton e Cristopher Lloyd, si ispira ad una scena di Qualcuno volò sul nido del cuculo (Miloš Forman, 1975) e racconta la storia di uno psichiatra che porta in giro i suoi pazienti per New York. Film senza pretese, raggiunge vette di comicità inaspettate grazie alla bravura degli attori che ne risollevano la debole sceneggiatura. Vediamo un Boyle, più stralunato che mai, rispolverare gli occhi sgranati e stupiti della creatura. Stupiti di fronte ad una New York più folle di lui e del suo sguardo sconcertato. Del tutto a proprio agio nella parte, ci regala uno stupendo, esilarante pazzo scatenato che scorrazza cantando per la metropoli.

 Nel 1990 viene colpito da un ictus che lo lascia senza voce per sei mesi, cosa che non gli impedisce di lavorare a  Kickboxers 2- vendetta per un angelo di Albert Pyun e Challenger di Glenn Jordan. Nel 1992 è nel cast del discusso Malcom X  di Spike Lee e prende parte al video della canzone Three Wishes di Roger Waters, dove appare come uno sciatto e sporco viandante in sciarpa rossa che invita Waters ad un pasto frugale.

Prosegue negli anni ’90 con la solita media di un film all’anno, fra i quali è da segnalare Il Dottor Dolittle di Betty Thomas.

 

Nel 1996 inizia la sua partecipazione, che proseguirà fino alla morte, alla sit-com Everybody loves Raymond, dove è il padre chiassoso, aggressivo e venale del protagonista. Il telefilm, seguitissimo negli Stati Uniti, gli regala una rinnovata e vastissima popolarità e sette nomination all’ Emmy, ma sarà l’unico del cast a non vincerne neanche uno. Nel corso di un’intervista rilasciata nel 2001, dichiarerà di sentirsi sconcertato di fronte a tanto successo in un momento in cui, malinconico, si trova a rimpiangere i molti errori commessi in passato.

 

Nel 1999 viene colto da un attacco cardiaco proprio durante le riprese, ma riesce a tornare a lavorare nel giro di poco tempo. L’anno seguente viene infatti ingaggiato da Marc Forster per quella che sarà la sua ultima grande interpretazione: il padre, malato e razzista, di Billy Bob Thornton in Monster's Ball . Intensissimo nel ruolo di un uomo disincantato, in perenne conflitto col figlio e col mondo, che in parte ricorda il personaggio che lo rese famoso ne La guerra del cittadino Joe.

Poco prima della morte, ha portato a termine riprese dei lungometraggi Shadows of Atticus  di  Dennis Fallon  e Chatham di Daniel Adams.

 

Due occhi spalancati hanno dunque fatto di Peter Boyle quello che si può chiamare, a buona ragione, un grande attore. Un grande attore, a dispetto dei ruoli minori e di opere non sempre all’altezza. Un interprete eclettico, in grado di misurarsi con tutti i generi, capace di dare forza al personaggio più scialbo e di farsi ricordare anche per una sola battuta pronunciata nell’arco di un intero film.

Si lascia dietro una carriera forse ingiusta e quasi sempre indegna delle sue doti. Sicuramente indegna di quella quasi unica capacità di parlare con lo sguardo. Sguardo che ha saputo essere cinico, scanzonato, folle, feroce, timido e divertente.

The Monster and The Wizard.

di Martina Manescalchi martinamanescalchi@sindormedistendhal.com

3 febbraio 2007

  

Filmografia completa:

 

Shadows of Atticus  Dennis Fallon  2007

 

Santa Clause è nei guai   Michael Lembeck   2006

 

Scooby Doo 2 – Mostri scatenati  Raja Gosnell  2004

 

Scary Movie 3- Una risata vi seppellirà  David Zucker  2003

 

Che fine ha fatto Santa Clause? Michael Lembeck   2002

 

Pluto Nash  Ron Underwood 2002

 

Monster's Ball - L'ombra della vita  Marc Forster  2001

 

Incubo in corsia Carl Shenkel   1999

 

Il dottor Dolittle  Betty Thomas  1998

 

Species II  Peter Medak  1998

 

Come lasciare l’università e vivere felici  Michael Bergmann  1997

 

Un pacco sospetto Michael Bergmann  1997

 

F.B.I. operazione gatto Robert Stevenson  1997

 

Una madre pericolosa René Eram   1996

 

Un amore tutto suo  Jon Turteltaub  1995

 

Un gorilla per amica John Gray  1995

 

Santa Clause  John Pasquin  1994

 

L'uomo ombra 2  Russell Mulcahy  1994

 

Killer   Mark Malone  1994

 

Royce  Red Holcomb  1993

 

Sfida infuocata  Tom Mankiewicz  1993

 

Mi gioco la moglie... a Las Vegas  Andrew Bergman  1992

 

Malcom X  Spike Lee  1992

 

Death and the Compass  Alex Cox  1992

 

Le strade di Brooklyn  Dick Lowry  1992

 

Un labirinto pieno di guai  Rocky Lang  1992

 

Uomini d'onore  William Reilly  1991

 

Kickboxers 2- vendetta per un angelo  Albert Pyun 1990

 

Challenger  Glenn Jordan  1990

 

Quattro pazzi in libertà  Howard Zieff  1989

 

Guts&Glory  Mike Robe  1989

 

Walker, una storia vera  Alex Cox  1988

 

Danko  Walter Hill  1988

 

Silo 7 – emergenza nucleare  Larry Elikann  1988

 

Mi arrendo... e i soldi?  Jerry Belson  1987

 

Turk 182   Bob Clark  1985

 

Pericolosamente Johnny  Amy Heckerling 1984

 

Hammett: indagine a Chinatown  Wim Wenders  1983

 

Barbagialla, il terrore dei sette mari e mezzo  Mel Damski  1983

 

Atmosfera zero  Peter Hyams  1981

 

Frate Ambrogio  Marty Feldman  1980

 

Where the Buffalo Roam  Art Linson  1980

 

L'inferno sommerso  Irwin Allen  1979

 

Pollice da scasso  William Friedkin  1978

 

Hardcore  Paul Schrader  1978

 

F.I.S.T.  Norman Jewison  1978

 

Taxi Driver   Martin Scorsese  1976

 

Il corsaro della Giamaica  James Goldstone  1976

 

Frankenstein junior  Mel Brooks  1974

 

Crazy Joe   Carlo Lizzani  1973

 

Gli amici di Eddie Coyle  Peter Yates  1973

 

L'inseguito  Howard Zieff  1973

 

Quel signore dei bambini  Donald Wrye  1973

 

Kid Blue   James Frawley  1973

 

Una squillo per quattro svitati  Alan Myerson  1972

 

Il candidato  Michael Ritchie  1972

 

Appuntamento con una ragazza che si sente sola  Herbert Ross  1971

 

La guerra del cittadino Joe   John G. Avildsen  1970

 

America, America, dove vai?  Haskell Wexler  1969

 

Il Gruppo  Sidney Lumet 1966

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