Dieci
inverni è la storia di una lunga relazione, tra le altre
cose anche d'amore.
Due ragazzi si
incontrano sullo stesso vaporetto, entrambi all'inizio della
loro vita da adulti, appena arrivati a Venezia portando
soltanto uno zaino e le loro radici (un albero per lui, una
lampada per lei). Nel corso dei dieci anni successivi le
loro strade si incroceranno spesso, in un continuo perdersi
e ritrovarsi, dentro e fuori da un rapporto che assume varie
forme per approfondirsi man mano sempre di più.
Alla vita della
romantica laguna fa da controcanto la gelida Mosca, città
nella quale Camilla si trasferisce per circa due anni a
causa degli studi. Entrambe creano uno sfondo surreale
quanto basta per la storia e a cavallo tra l'umidità
dell'una e la neve dell'altra, gli inverni si susseguono
finché il rapporto di Camilla e Silvestro sembra quasi
completo. Tra di loro ci sono confidenza, condivisione,
supporto: tutto quello che c'è in un rapporto d'amore, ma
senza l'amore. I due potrebbero vivere così per sempre e
forse per questo evitano di essere sinceri rispetto ai loro
sentimenti e a ciò che si aspettano l'uno dall'altro.
Ma le situazioni
cambiano: occasioni e nuove conoscenze, portano i due su
strade diverse e con differenti partner fino al punto in cui
sembra troppo tardi per decidersi a confessare i propri
sentimenti.
Debutto del
regista Valerio Mieli, Dieci inverni
sembra ruotare attorno a due temi fondamentali: tempismo e
destino. La storia che il film ci racconta è tutto sommato
abbastanza verosimile: in effetti, a chi non è capitata una
cosa bella in un momento sbagliato?
Quello che sembra
inverosimile è invece come due persone possano evitare di
impegnarsi in un confronto sincero così a lungo. Ancora più
inverosimile è poi che la vita conceda loro così tante
occasioni per recuperare un treno perso.
Al di là di
questo, la storia di Camilla e Silvestro non può non farci
pensare a quanto fragile e complicato sia il ritmo
all'interno del quale ci muoviamo e a quanto le coincidenze
(o il destino?) condizionino le nostre vite.
In chiusura, una
nota la merita lo sfondo principale del film: una Venezia di
tutti i giorni nella quale le location reali (come la
piccola casetta di Camilla sulla punta estrema
dell'Arsenale) vengono rielaborate e usate per costruire una
geografia immaginaria. Unica stonatura a questa collezione
di piccole calli, appartamenti minuscoli e piazze vuote è
un'inquadratura notturna di piazza San Marco: forse un
inevitabile tributo da pagare ad una Venezia, una volta
tanto, senza turisti.
Lucia Ferroni
14 febbraio
2010
Periodico registrato
il 30 gennaio 2007 presso il Tribunale di Rovereto con n.268
Editore
Tommaso Martini
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Semmola