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L'ultima fatica di James Cameron è molto più di un semplice film

di Lucia Ferroni

Letture politiche e religiose, novità tecnologiche, curiosità ed effetti sull'industria del cinema.

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A dimostrazione di come il cinema non sia una semplice forma di intrattenimento ma un prodotto culturale dalle molteplici implicazioni sociali, il film evento di questo inizio anno ha scatenato attorno a sé un vero e proprio dibattito: l'effetto Avatar.

L'ultimo lungometraggio di James Cameron è uscito in Italia a metà Gennaio, mentre negli USA è stato il film di Natale ed è soprattutto oltreoceano che critici e blogger ne hanno sviscerato ogni possibile lettura e punto di vista. Parliamo di film evento non soltanto per la promozione che lo ha sostenuto e l'attesa da cui è stato anticipato ma anche per l'enorme successo ottenuto. Se durante i mesi della sua lunga produzione si era parlato di costi lievitati alle stelle e la preoccupazione principale degli studios era quella di riuscire a recuperare i soldi spesi, Avatar ha sorpreso tutti, superando la cifra di 1 miliardo di dollari dopo appena 17 giorni dall'uscita nelle sale americane. Nel resto del mondo il successo non è stato da meno e così Avatar è riuscito a battere il record detenuto per ben 12 anni da Titanic, conquistando il primo posto nella classifica degli incassi mondiali di tutti i tempi. Il totale degli incassi delle due creature del regista James Cameron supera ampiamente i 3 miliardi di dollari. Di recente Avatar si è anche aggiudicato i premi come Miglior Film e Migliore Regia ai Golden Globe ed è altamente probabile che lo vedremo protagonista anche alla prossima notte degli Oscar.

Vediamo dunque le reazioni scatenate dal film, partendo dal fronte esplorato in maniera più massiccia: le implicazioni politiche di Avatar.

Se praticamente unanime è stata la lettura del riferimento al colonialismo dell'uomo bianco di tutte le epoche e i continenti, al suo senso di colpa e al suo tentativo di assumere il controllo di un'altra razza diventando uno di loro, molti hanno anche letto in Avatar riferimenti alla politica contemporanea. Definito un film di propaganda anti-americana, Avatar è stato messo in relazione con la guerra in Iraq, Afghanistan, ma anche con quella del Vietnam.

Nonostante il film ci dica (piuttosto en passant, a dire il vero) che i soldati su Pandora sono degli ex marines, ora diventati mercenari, c'è chi ha chiesto a Cameron delle scuse all'esercito americano, dato che i suoi componenti sono stati dipinti come degli “assassini a sangue freddo”.

Lo shock maggiore per gli USA è stato prendere atto dell'esultanza degli spettatori americani, nello scontro tra i Na'Vi e i soldati, quando i primi prendono il sopravvento sui soldati terrestri.

Le dichiarazioni di Cameron non hanno smentito queste letture, suggerendo l'intenzione del regista di far sperimentare agli spettatori il punto di vista di chi viene attaccato in casa propria.

Si è arrivati a dire che il film ha messo il pubblico nei panni dei terroristi, ricreando anche un equivalente degli eventi dell'11 Settembre ma al contrario: stavolta sono gli americani ad abbattere un simbolo di enorme importanza per gli abitanti di Pandora.

Politico è anche il tentativo del governo cinese di sottrarre Avatar dalle sale del paese, limitandolo alle poche attrezzate per il 3D. Oltre alla motivazione economica (evitare più possibile la concorrenza alle pellicole patriottiche prodotte in casa) c'è anche la preoccupazione per i temi trattati nel film, troppo facilmente ricollegabili alla situazione reale delle minoranze etniche in Cina.

 Ci sono poi letture più generali della filosofia proposta dal film, attraverso la cultura di rispetto e fusione con la natura dei Na'Vi. Il messagio di Avatar è stato letto come anti-capitalista ma anche pagano e anti-umano, visto che gli uomini sono in maggioranza avidi e senza cuore.

Sul fronte religioso anche in Italia non sono mancate le critiche, in particolare provenienti dalla stampa cattolica, per il senso mistico dato al contatto con la natura, letto come un nuovo paganesimo.

Tra le tante critiche, una proveniente dall'associazione americana Smoke free movies è quella contro le troppe sigarette fumate dalla dottoressa Grace Augustine.

La stampa italiana ha affrontato anche la contraddizione tra il messaggio anti-capitalista e la natura di Avatar di essere un blockbuster che sta facendo guadagnare milioni di dollari a chi l'ha prodotto, sottolineando l'ingenuità di chi pensa che potrà davvero modificare le opinioni della gente.

L'aspetto contraddittorio di come una tale critica alla filosofia degli USA sia piaciuta tanto in patria è ben inquadrato in questo articolo.

Oltre alle reazioni di critici e pubblico sono da registrare anche quelle del mondo del cinema, in particolare dei registi di Hollywood: la maggioranza di loro, compreso Steven Spielberg, si sono detti entusiasti, soprattutto per le possibilità aperte per il loro lavoro da Avatar.

Un altro aspetto importante del film di Cameron è infatti quello tecnologico: per la sua realizzazione sono stati sviluppati nuovi metodi di ripresa che hanno stravolto il mondo della Computer Generated Image (per approfondire, ecco un ottimo dietro le quinte).

Certo, parlare di rivoluzione del cinema intero è probabilmente eccessivo; non è plausibile l'idea che d'ora in poi tutti i film utilizzeranno il 3D. I registi continueranno ad usare gli stessi strumenti drammaturgici, narrativi ed estetici del resto della storia del cinema e ad inventarne di nuovi.

Di certo però questo film ha aperto delle potenzialità che per alcuni tipi di racconti potranno davvero fare la differenza. La condizione discriminante starà nell'uso di questa tecnologia per un motivo valido, una ragione che abbia a che fare con il messaggio da trasmettere.

A questo proposito un'ulteriore lettura di Avatar vede in questo film l'uso dell'immersività della tecnologia 3D come fortemente connessa ai temi della storia raccontata, in particolare con la necessità morale di vedere e dunque comprendere gli altri con pienezza.

Di certo Avatar è stato quel segnale che l'industria del cinema, molto interessata all'affare del 3D, aspettava da tempo. Un film-evento che potesse fare da traino alla diffusione dei sistemi di proiezione nelle sale e ad un futuro sistema di home video. Visti i risultati ottenuti al botteghino, che siano essi dovuti o meno al fattore del 3D, è probabile che l'industria continuerà d'ora in poi a percorrere questa strada.

 

Altri articoli online hanno approfondito poi aspetti più curiosi legati al film: uno di questi confronta la struttura drammaturgica di Avatar con quella di Guerre Stellari mostrando la parentela di entrambe (anche se con esiti differenti) con le teorie di Joseph Campbell, studioso di mitologia, religione e psicologia che ha approfondito il tema della presenza di archetipi ricorrenti fra miti di culture diverse.

C'è poi un resoconto che esplora quanto lontano è sulla Terra quello che di fantascientifico abbiamo visto nel film: dai veicoli utilizzati dai soldati per combattere, alla possibilità di trovare la vita sul sistema Alpha Centauri, alle navicelle utilizzate dai terrestri per raggiungerlo, fino al controllo di un corpo esterno al nostro attraverso il potere della mente.

 

E adesso che abbiamo visto Avatar che cosa ci aspetta?

Intanto, prima ancora dell'uscita in Italia era già online la conferma che il regista avrebbe lavorato ad un seguito del film, forse sviluppato addirittura in una trilogia. Ma i progetti di Cameron non si fermano qui e oltre ai sequel cinematografici ci sono una serie di altri prodotti che espanderanno Avatar alla dimensione di un vero universo. Per adesso si parla, in linea teorica, di fumetti, di un romanzo e di una sorta di Enciclopedia (Pandorapedia) che, al pari di quella di Star Wars, conterrà tutti i dettagli del mondo immaginato da Cameron (un primo abbozzo schematico è già comparso online).

 Lucia Ferroni

30 gennaio 2010 

 

 

Periodico registrato il 30 gennaio 2007 presso il Tribunale di Rovereto con n.268
Editore Tommaso Martini Direttore responsabile Edoardo Semmola