Il
9 novembre sarà consegnato al maestro bergamasco il Premio
Fellini 2007, in una serata in cui si ritroveranno a Rimini
alcuni grandi nomi del nostro cinema.
Tullio Kezich
presenta a Roma un libro di disegni inediti di Fellini e ci
offre un ritratto insolito del Maestro
Segnala
questo sito ad un amico:
dal
30 giugno al 14 ottobre 2007
RImini, Museo Fellini
Via Clementini, 2
Tutti i giorni 16,30 - 19,30
Sabato e domenica 10 - 12 / 16,30 - 19,30
Lunedì chiuso
Ingresso libero
Un
Fellini così non si era mai visto. E forse non c’era
alcun bisogno di vederlo. Delude la mostra
fotografica Fellini Privat, in esposizione al
Museo Fellini di Rimini fino al 14 ottobre.
Gli scatti risalgono alla fine degli anni ‘60 e
provengono dalla mano sapiente della celebre
fotografa Chiara Samugheo. Lo scopo
del percorso fotografico è quello di mostrare la
quotidianità del Maestro, che vediamo infatti
ritratto nella sua casa di Ostia con la moglie Giulietta Masina, sul set di Bocaccio
‘70 con Peppino De Filippo e Sofia
Loren, con Ennio Flaiano e Carlo Ponti ed insieme ad altre comparse
e collaboratori. Per entrare, quasi furtivamente,
nella dimensione più strettamente privata, ecco il
regista immortalato in vesti casalinghe: mentre si
fa la barba, appena sveglio dentro il suo letto, a
tavola o mentre beve un caffè. La vita di tutti i
giorni, insomma, in un evocativo bianco e nero che
mostra una Roma che non c’è più, un cinema che non
c’è più.
Sarà che
si arriva al Museo percorrendo le strade di
Amarcord, pensando al borgo che avvelena la vita
de I Vitelloni, suggestionati più che mai
dall’immaginario felliniano tanto da aspettarci
spuntare fuori la Gradisca da un momento all’
altro. Sarà che siamo abituati alle immagini della
Dolce Vita sfogliate nei nitidi, vissuti e
bellissimi libri fotografici di Tazio
Secchiaroli. Sarà che ci aspettavamo un
Museo in piena regola invece ci ritroviamo dentro
una stanzetta ricavata dalla casa natale di Fellini
e l’unico commento che ci viene da fare è “tutto
qui?”, ma la mostra lascia il visitat5ore del tutto
insoddisfatto. Non bastano le marcette di Nino
Rota in filodiffusione per farci immergere
nell’ immaginifico onirismo che è proprio dei suoi
film; la verità è che la parola “museo” non si
addice al luogo in cui ci troviamo. Le fotografie,
poi, lasciano il tempo che trovano.
Nessun
allestimento particolare per la mostra, che si
limita all’esposizione delle foto, peraltro
piuttosto statiche. L’impressione che si ha è che
ciò che vorrebbe essere privato appaia in realtà
come l’ennesimo teatro di posa del regista, che non
sembra mai essere a casa sua, mai in un momento che
non sia pubblico. Il suo sorriso sornione appare
come una presa in giro verso lo stesso obbiettivo,
che non penetra oltre l’immagine. Così come i suoi
prodotti non suscitano reali emozioni.