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Redazione

 

Fellini Privat
di Martina Manescalchi

Al Museo Fellini di Rimini gli scatti di Chiara Samugheo dei momenti privati della vita del grande regista riminese.

 

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Fellini Privat: Il Maestro fotografato da Chiara Samugheodal 30 giugno al 14 ottobre 2007

RImini, Museo Fellini

Via Clementini, 2

 

Tutti i giorni 16,30 - 19,30
Sabato e domenica 10 - 12 / 16,30 - 19,30
Lunedì chiuso

 

Ingresso libero

 

Un Fellini così non si era mai visto. E forse non c’era alcun bisogno di vederlo. Delude la mostra fotografica Fellini Privat, in esposizione al Museo Fellini di Rimini fino al 14 ottobre. Gli scatti risalgono alla fine degli anni ‘60 e provengono dalla mano sapiente della celebre fotografa Chiara Samugheo. Lo scopo del percorso fotografico è quello di mostrare la quotidianità del Maestro, che vediamo infatti ritratto nella sua casa di Ostia con la moglie Giulietta Masina, sul set di Bocaccio ‘70 con Peppino De Filippo e Sofia Loren, con Ennio Flaiano e Carlo Ponti ed insieme ad altre comparse e collaboratori. Per entrare, quasi furtivamente, nella dimensione più strettamente privata, ecco il regista immortalato in vesti casalinghe: mentre si fa la barba, appena sveglio dentro il suo letto, a tavola o mentre beve un caffè. La vita di tutti i giorni, insomma, in un evocativo bianco e nero che mostra una Roma che non c’è più, un cinema che non c’è più.

Sarà che si arriva al Museo percorrendo le strade di Amarcord, pensando al borgo che avvelena la vita de I Vitelloni, suggestionati più che mai dall’immaginario felliniano tanto da aspettarci spuntare fuori la Gradisca da un momento all’ altro. Sarà che siamo abituati alle immagini della Dolce Vita sfogliate nei nitidi, vissuti e bellissimi libri fotografici di Tazio Secchiaroli. Sarà che ci aspettavamo un Museo in piena regola invece ci ritroviamo dentro una stanzetta ricavata dalla casa natale di Fellini e l’unico commento che ci viene da fare è “tutto qui?”, ma la mostra lascia il visitat5ore del tutto insoddisfatto. Non bastano le marcette di Nino Rota in filodiffusione per farci immergere nell’ immaginifico onirismo che è proprio dei suoi film; la verità è che la parola “museo” non si addice al luogo in cui ci troviamo. Le fotografie, poi, lasciano il tempo che trovano.

Nessun allestimento particolare per la mostra, che si limita all’esposizione delle foto, peraltro piuttosto statiche. L’impressione che si ha è che  ciò che vorrebbe essere privato appaia in realtà come l’ennesimo teatro di posa del regista, che non sembra mai essere a casa sua, mai in un momento che non sia pubblico. Il suo sorriso sornione appare come una presa in giro verso lo stesso obbiettivo, che non penetra oltre l’immagine. Così come i suoi prodotti non suscitano reali emozioni. 

5 luglio 2007

Martina Manescalchi martinamanescalchi@sindromedistendhal.com

 

 

Periodico registrato il 30 gennaio 2007 presso il Tribunale di Rovereto con n.268
Editore Tommaso Martini Direttore responsabile Edoardo Semmola