Le due facce
dell'emarginazione nell'ultimo capolavoro di Clint Easwood.
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Drammatico, U.S.A. 2008
Durata: 116’
Cast: Clint Eastwood, Cory Hardrict, John Carroll Lynch,
Geraldine Hughes, Brian Haley
Regia: Clint Eastwood
Walt Kowalski è uno scontroso, anziano
vedovo reduce della guerra di Corea, operaio della Ford in
pensione. Di origini polacche ma mosso da un forte
sentimento nazionalista, vive con estremo disagio la
multietnicità del proprio quartiere ormai interamente
abitato da asiatici dai quali si tiene ben lontano,
esponendo fieramente in giardino la bandiera a stelle e
strisce, ultimo baluardo di un’americanità sempre più
precaria. Precari sono anche i rapporti con i due figli con
i quali ha pressoché interrotto ogni comunicazione. Nuore e
nipoti, a loro volta, sono interessati soltanto alla futura
eredità. Morta la moglie, Walt rimane orfano di rapporti
interpersonali e passa le giornate da solo, sempre più
indurito, a guardare con disprezzo i suoi nuovi vicini di
casa. Unico motivo di orgoglio della sua arida esistenza:
una Ford Gran Torino del 1972 che custodisce con
estrema cura.
Nella casa a fianco vive una famiglia di
cinesi composta da un’anziana signora, sua figlia ed i figli
di questa, Sue e Thao. Non avendo la protezione di un uomo
in casa, Thao, dalla personalità particolarmente fragile,
viene continuamente vessato dalla banda del cugino che
vorrebbe affiliarlo tra i suoi amici teppisti. Il primo
faccia a faccia fra Walt e Thao avviene proprio nel garage
di Walt, il quale punta il fucile contro il ragazzo che, per
superare un rito iniziatico impostogli dal cugino, tenta di
rubare la preziosa Ford. L’odio razzista di Walt cresce ogni
giorno di più, fino al giorno in cui finisce per minacciare
con l’inseparabile fucile una banda di ragazzini cinesi, rei
di aver invaso il suo giardino. La banda stava tormentando
di nuovo Thao e il fatto di averli scacciati - pur se con
tutt’altro intento - attira su Walt le simpatie dei nuovi
vicini suo malgrado. Per ringraziarlo gli recapitano a casa
fiori e cibarie di ogni tipo che dapprima guarda con
disgusto poi, a poco a poco, sempre con maggiore curiosità.
In realtà Walt si schermisce e vuole tutto fuorché le
attenzioni di quegli stranieri. Il caso vuole invece che
proprio qualche giorno dopo si trovi a difendere Sue dalle
aggressioni di una banda di ragazzi di colore. Da quel
momento diventa una specie di idolo per quella comunità che
tanto detesta. Giorno dopo giorno il burbero anziano impara
non solo ad apprezzare i cibi che i suoi nuovi amici
cucinano per lui, ma anche la compagnia dei due giovani che
con affetto e semplicità riescono ad entrare in
comunicazione con lui come forse nessun altro è mai riuscito
a fare. La madre di Thao intanto manda il figlio a casa
Kowalski per una settimana a sbrigare lavoretti per
rimediare al torto di aver tentato di rubargli la Gran
Torino. Walt dapprima è infastidito dalla presenza del
ragazzo, poi la convivenza lo porta ad affezionarsi e ad
interessarsi al futuro di Thao che appare tanto fragile ai
suoi occhi. Finirà con il prestargli i suoi attrezzi da
lavoro e finanche la Gran Torino per uscire con una
ragazza. I guai però ricominciano presto e quando Walt
trova un lavoro a Thao questo viene pestato dalla banda del
cugino che si oppone alla sua nuova occupazione ed insiste
perché entri a far parte del suo giro. Walt ancora una volta
giunge in difesa del ragazzo ma stavolta la rappresaglia
sarà atroce: Sue viene stuprata e massacrata di botte. Alla
vista della ragazza coperta di sangue Walt perde il lume
della ragione. Il giorno seguente va a confessarsi, si
compra un abito nuovo e si reca a casa dei teppisti. Questi,
armati fino ai denti, gli puntano i fucili dalle finestre
mentre lui, da fuori, li minaccia. Quando fa per mettersi la
mano in tasca viene trapassato da decine di proiettili. Non
era nemmeno armato, cercava soltanto l’accendino.
Differentemente da altri episodi di criminalità avvenuti
nell’omertà della comunità cinese, stavolta la polizia ha
più di un testimone a fare i nomi degli assassini che
vengono immediatamente arrestati.
Alla lettura del testamento si apprende che
Walt ha lasciato a Theo la cosa più cara che aveva: la sua
Gran Torino.
L’ultima opera di un Clint Eastwood in stato
di grazia non delude le aspettative ed è un autentico
capolavoro, al pari di Mystic River e Million
Dollar Baby. Il regista, negli anni della maturità, ha
imparato a descrivere bene una certa umanità che popola i
sobborghi statunitensi e ad interpretarne magistralmente le
debolezze, i conflitti e i momenti di grande umanità. E
pieno di umanità è questo Gran Torino, che ci mostra
la forza che può nascere dall’unione di un emarginato con
una comunità di emarginati. Walt Kowalski è fiero ed è
l’unico americano a non aver lasciato il quartiere in
seguito all’avvento degli asiatici. Lui è lì, fermo come la
sua bandiera americana che ne segna il territorio. E sarà
proprio per difendere il suo sterile territorio che si
troverà coinvolto in una intricata catena di sentimenti.
Accanto ai giovani amici si sente più a casa che con i
propri figli e nipoti e, allo stesso tempo, nasce in lui un
istintivo senso di protezione. La storia è quindi quella di
un’integrazione bilaterale talmente intensa da portare Walt
ad immolarsi per difendere Sue e Theo e, allo stesso tempo,
per dare un nuovo senso alla sua nuova vita. Sotto gli spari
degli asiatici, come ai tempi della Corea.
Martina
Manescalchi
29 aprile
2009
Periodico registrato
il 30 gennaio 2007 presso il Tribunale di Rovereto con n.268
Editore
Tommaso Martini
Direttore responsabile Edoardo
Semmola