Alessandro Baricco
alla sua prima prova da regista.
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Il
titolo del primo film di Alessandro Baricco
prende il nome da una famosa lezione del professor
Mondrian Kilroy, introdotto all' inizio della
pellicola dalla voce fuori campo di una sua affascinata
studentessa, che ci presenta la Lezione numero 21 del
suo maestro quasi come un grande sputo sulla Nona di
Beethoven. Ma il film probabilmente prende solo lo
spunto dell'analisi dell' Inno alla gioia, per finire a
raccontare l' ultimo pezzo di vita del grande compositore,
un "vuoto" che lo accompagnerà, assieme alla sordità, fino
alla morte. E tra le montagne innevate del Trentino, sarà un
piccolo paese popolato da strani personaggi con lo stesso
nome, con altrettanto strani poteri e capacità, dove il
tempo si misura con i topi e Dio non si può nominare di
fronte ai bambini, che preparerà il giovane violinista
Hans Peters alla sua morte, non prima di avergli fatto
cambiare l' opinione troppo positiva sulla Nona, "non una
preghiera, ma un sogno".
Temi protagonisti, oltre le ultime produzioni di
Beethoven messe in discussione dalle incursioni di
musicisti di una sua scomposta quanto irriverente orchestra,
sono anche la vecchiaia, con la sua prossimità alla fine di
una solitudine come quella del compositore tedesco isolato
dall' incapacità di sentire le sue stesse note, o quella di
Hans, che fu ritrovato morto assiderato tra la neve con
stretto il suo violino tra le mani; e la bellezza, la sua
perdita e l' ultimo incontro, il suo ultimo tocco; bellezza
che forse non c'è mai stata nella Nona ma è riaffiorata
negli ultimi Quartetti.
La Lezione 21 alla fine potrà essere capita
probabilmente soltanto dalla fedele allieva di Kilroy,
quando andrà a trovarlo nella sua casa da professore in
pensione, niente di più che un campo da bowling abbandonato,
abitato da alcuni senzatetto che si rivelano essere gli
stessi abitanti di quel lago ghiacciato tra le montagne e
lui, il nuovo violinista in attesa degli ultimi 54 passi
della bellezza.
Baricco non sorprende dietro la macchina presa, solo
perché già si conosceva la sua dote di narratore di favole
meravigliose, di sapiente coinvolgitore della miglior musica
in ogni sua storia; Baricco non sorprende, perché Lezione 21
è proprio quello che un amatore dei suoi libri, spesso
palesemente cinematografici, si sarebbe aspettato: un sogno
e una favola moderna. Baricco regista è uguale al Baricco
scrittore, che non può fare a meno del Baricco musicista. E
molti, ne saranno contenti.
Giulia Marras
1 novembre
2008
Periodico registrato
il 30 gennaio 2007 presso il Tribunale di Rovereto con n.268
Editore
Tommaso Martini
Direttore responsabile Edoardo
Semmola