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Viva il marketing virale

di Lucia Ferroni

Quando l'interesse per il cinema è suscitato attraverso vie misteriose.

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Le parole d’ordine sono curiosità e coinvolgimento, i canali principali Internet e l’ambiente urbano. È attraverso queste vie che il marketing cinematografico moderno si aggiorna e cambia faccia.
Sono moltissimi gli esempi che possiamo cogliere di questo fenomeno, spesso etichettato come marketing virale e di sicuro ce ne saranno altrettanti di cui non ci siamo neanche accorti.

Si perché la strategia di base utilizzata per promuovere i prodotti cinematografici negli ultimi tempi è proprio questa: stimolare interesse, catturare l’attenzione svelando solo all’ultimo momento che si stava preparando il terreno per l’uscita di un film.
Quindi, oltre al moltiplicarsi di making-of e clip video di anticipazioni, ecco comparire su Internet siti assolutamente plausibili di prodotti o società che esistono soltanto nei mondi fittizi creati da un certo film. Un esempio è il sito web della della ipotetica casa costruttrice dei robot dell’ultimo film Pixar Wall-E, con tanto di immagini e caratteristiche per i vari modelli, proprio come se fossero dei normali prodotti in commercio. Oppure un sito recentemente comparso in rete e che riguarda 2012, l’ennesimo film catastrofico del regista Roland Emmerich: la pagina web presenta un istituto per la continuazione della specie umana che offre la possibilità di far parte della piccola rappresentanza del genere umano che verrà preservata dalla distruzione della Terra.

Oltre che nel mondo virtuale, le stesse strategie vengono applicate anche nell’ambiente in cui viviamo: camminando per una strada di San Francisco, un giorno come gli altri potremmo vedere una scritta per terra realizzata con stencil e bomboletta e pensare che sia stato il divertimento di un ragazzo. Può trattarsi invece, anche qui, di una forma pubblicitaria per un film, come è successo per Babylon A.D. lo scorso settembre, con un’operazione già precedentemente attuata dalla NBC per promuovere uno show televisivo e multata dall’amministrazione pubblica. Sempre a San Francisco c’è chi si è imbattuto in frasi, apparentemente scritte a pennarello su carta, che sembrano messaggi di un ex-fidanzato risentito, con tanto di blog annesso e si rivelano invece parte del piano di marketing per il film Forgetting Sarah Marshall.

Accanto alla curiosità, c’è una strategia più diretta, quella del coinvolgimento dello spettatore ed ecco qui tornare in primo piano lo strumento della rete come principale canale di comunicazione. Lo spettatore di Choke viene ad esempio invitato ad andare al cinema portando quanti più amici e conoscenti con sé per poter vedere battezzare col suo nome un personaggio del successivo libro di Chuck Palahniuk, già autore di quello da cui Choke era stato tratto. Oppure si invitano i fans dei film di Judd Apatow a lasciare un commento sulla pagina di MySpace dedicata al suo ultimo film per poter vincere un ruolo da comparsa proprio in Funny People.

Insomma, ci troviamo di fronte a tutto un mondo di comunicazione che cresce attorno all’oggetto film, il quale sembra quasi alla fine ricoprire il ruolo meno rilevante rispetto a tutto quello che gli gira attorno.

Proprio in questa prospettiva però, la scelta di agire in maniera trasversale, attraverso operazioni che creano un background di conoscenza e curiosità in uno spettatore ancora ignaro della prossima uscita di un determinato film, potrebbe risultare vincente.

Potrebbe essere infatti la via giusta per sfuggire a quell’effetto di saturazione dell’interesse che spesso si crea con un marketing molto più esplicito in cui notizie, immagini e indiscrezioni indirizzate in modo troppo insistente sugli spettatori, finiscono per ottenere l’effetto contrario a quello desiderato. Succede nel caso delle grandi produzioni di cui si inizia a parlare mesi e mesi prima, riportando ogni minimo avvenimento che le riguarda: alla fine, ne sappiamo già così tanto di quel film che la sua visione ci sembra quasi un inutile sovrappiù. Ben vengano allora le strategie trasversali se possono incuriosirci mantenendo comunque intatto il nostro desiderio di sala cinematografica.

 Lucia Ferroni

23 novembre 2008

 

Periodico registrato il 30 gennaio 2007 presso il Tribunale di Rovereto con n.268
Editore Tommaso Martini Direttore responsabile Edoardo Semmola