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Moon di Duncan Jones

di Lucia Ferroni

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Al giorno d'oggi «fantascienza» significa il più delle volte tanta tecnologia e fantasiose maniere di salvare la Terra dall'ennesimo pericolo di distruzione. Moon, al contrario, strizza l'occhio ai classici del genere come Alien e 2001: Odissea nello spazio, dei quali il regista Duncan Jones è un fan appassionato e utilizza il futuro come scenario per una storia di grande intensità.

Protagonista del film è Sam Bell, un astronauta che ha passato gli ultimi tre anni da solo nella base terrestre installata sulla Luna per produrre energia per il nostro pianeta. A due settimane dal suo ritorno a casa, Sam comincia ad avere delle allucinazioni e a pensare che qualcosa non va.

Il fulcro del film è proprio l'interpretazione dell'attore Sam Rockwell che ha dovuto moltiplicarsi interpretando più di una parte: il protagonista scopre infatti di non essere il vero Sam Bell ma soltanto un suo clone proprio quando incontra un altro clone pronto a sostituirlo.

Il tema principale del film può essere dunque considerato quello dell'identità: cosa succederebbe se ci trovassimo di fronte qualcuno uguale a noi, ma soprattutto se scoprissimo che quella che credevamo essere la nostra identità è in realtà una costruzione fasulla? Nel caso di Sam, lo stress di tre anni di solitudine lontano dalla civiltà lo ha portato ad aggrapparsi, ancor più di quanto ognuno di noi faccia, ai suoi ricordi felici. Ed è proprio quando scopre che quei ricordi non sono altro che registrazioni copiate, brandelli di vita terrestre del vero Sam Bell, che il protagonista si confronta con la realtà e va in pezzi. Prima di quel momento infatti sembrava aver accettato rapidamente e in modo quasi indolore la presenza nella base di qualcuno uguale a lui, come se la fiducia nelle sue percezioni fosse talmente minata dopo tanta solitudine da non avere neanche più la forza di opporsi, di difendere la sua identità.

Dunque a tradire il protagonista, in questo caso, non sono le macchine, come spesso accade nelle storie di fantascienza, bensì il nocciolo più profondo di se stesso. Il film gioca con questo cliché, lasciandoci sospettare che sia l'assistente tecnologico GERTY il responsabile degli strani eventi che si verificano.

In realtà sono stati altri uomini, funzionari di un'azienda che vediamo solo in un'immagine registrata nel loro ufficio sulla Terra, ad architettare un modo per risparmiare denaro e usare all'infinito cloni dello stesso uomo senza pensare però ai rischi che comporta per un essere umano scoprire di essere la copia di qualcun altro.

Come per un paradosso, la programmazione assegnata alla macchina di proteggere Sam, o meglio ognuno dei suoi cloni, fa sì che proprio GERTY sia l'unico ad aiutare i due protagonisti a scoprire la verità e noi spettatori a venire a capo dell'intreccio di ruoli.

Un elemento curioso del film è appunto la capacità della storia di costruire in noi una percezione diversa di due personaggi interpretati dalla stessa persona. Ciò è dovuto anche al loro aspetto oltre che alle sfumature della recitazione: le fattezze dei due Sam infatti si diversificano sempre più man mano che il corpo dell'uno si corrompe, forse a causa di un difetto nel suo dna clonato, mentre l'altro, un clone appena risvegliato dal suo sonno, ci sembra quasi troppo perfetto e finto per essere un uomo vero. Ma la nostra percezione del primo Sam come più umano del secondo è dovuta anche a ciò che il film ha stabilito fin dall'inizio, facendo credere anche a noi, come a lui, che egli fosse un uomo con dei ricordi veri. Per un po' scambiamo addirittura il nuovo clone per il vecchio, per capire solo dopo di essere stati doppiamente ingannati e ridare senso al tutto, continuando a sentirci emotivamente più vicini al Sam il cui aspetto peggiora sempre di più.

L'intero film si svolge sulla Luna, tra il bianco che domina nella base e il grigio argenteo delle scene sul suolo lunare, mentre la Terra è vista sempre da lontano, dallo spazio oppure nei messaggi all'interno degli schermi. Ma nonostante tutto si svolga in questi ambienti ristretti, il film ha gli ingredienti drammatici e la durata perfetta per risultare avvincente.

Negli scopi della pellicola non c'era solo quello di emozionare gli spettatori, ma anche di trattare una prospettiva che potremmo vedere avverarsi nel futuro. Infatti la base terrestre di Moon si occupa di estrarre dal suolo lunare l'elio 3, un isotopo dell'elio che è l'ingrediente fondamentale della fusione nucleare, un processo che sprigiona una grande quantità di energia senza produrre scorie radioattive. L'idea di raccogliere questo elemento, trasformarlo in liquido e spedirlo poi sulla Terra per essere usato come carburante della fusione nucleare potrebbe dunque non essere una prospettiva così improbabile se gli scienziati riuscissero a controllare questo processo, che per ora stanno ancora studiando.

Presentato in importanti festival internazionali, il film è uscito in Italia ottenendo scarso successo nelle sale. Le proiezioni nei circuiti di cinema d'autore o l'alternativa dell'home video sono però l'occasione di non farci scappare un film che merita di essere visto.

 Lucia Ferroni

 7 aprile 2010

 

 

Periodico registrato il 30 gennaio 2007 presso il Tribunale di Rovereto con n.268
Editore Tommaso Martini Direttore responsabile Edoardo Semmola