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Parigi, di Cédric Klapisch

di Claudia Colia

Una città e le vite degli altri.

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Parigi è un film corale, in cui le vite ordinarie di molteplici personaggi si intrecciano, a volte sfiorandosi appena, in un suggestivo tessuto urbano, tra bistrot, mercati di quartiere, tetti e boulevards. La Ville Lumière viene celebrata da Cédric Klapisch nel suo farsi scenario, a volte un pò da cartolina, ai drammi e ai sogni d’ognuno, senza però cadere in facili stereotipi.

Come tanti tasselli di un mosaico, svariati personaggi si avvicendano sulla scena, ognuno regalando un aspetto diverso della città.

Un giovane ballerino (Romain Duris) scopre di essere gravemente malato, e questa consapevolezza, unita al dubbio di non sapere se sopravviverà, lo spinge ad osservare la vita e la sua città con occhi diversi, a rapportarsi agli altri in maniera nuova, inaspettata. Che sia la sorella (Juliette Binoche), un’assistente sociale che non sembra riuscire ad aiutare se stessa, o la studentessa giovane e crudelmente bella del palazzo di fronte (Mélanie Laurent), il professore universitario insicuro e avanti con gli anni (Fabrice Luchini) o l’immigrato clandestino giù in strada, i venditori del mercato o la negoziante della boulangerie di quartiere, poco importa. Su tutto prevale la capacità (o incapacità) di rimettersi in gioco, di rischiare nei sentimenti, perché il tempo è limitato, e non dà adito a certezze o soluzioni.

Il film si basa su una trama intessuta di sguardi, che attraversano e indugiano su un appartamento, sul tetto di un grattacielo, sugli studenti assiepati nella penombra di un’aula universitaria, sulla strada; prospettive che si dipanano lungo strane direttrici, dalle vetrine appannate di un caffè al finestrino di un taxi.

Il regista svela una città che, da un lato, è quella nota al turista, con il monumento simbolo della Tour Eiffel che svetta ironico nel panorama di apertura del film o campeggia sulla cartolina-talismano che l’emigrante clandestino porta con sè dal Camerun fino alle porte della cattedrale. Ma c’è anche una Parigi meno nota, più intrigante, che innesca emozioni ed incontri. Un anonimo mercato di quartiere fa da sfondo alla relazione romantica tra Elise (Binoche) e un fruttivendolo, l’atmosfera claustrofobica delle Catacombe portano un distaccato professore di storia (Luchini) a vivere il lutto per il padre scomparso da poco.

Klapisch esplora diversi tipi di relazioni, tra fratello e sorella, tra amici o amanti, e le persone sono tanti universi che a volte si compenetrano, altre non si incontrano mai.
Queste storie tendono a rimanere in superficie, forse perchè l’affollarsi di personaggi nello spazio di meno di due ore non consente approfondimenti. Tuttavia, in virtù di questa semplicità, è facile per lo spettatiore immedesimarsi nei tratti e nelle  caratteristiche dei protagonisti. Si tratta in definitive di storie comuni, possibili, filtrate dallo sguardo passivo di Pierre, il quale, presagendo la sua morte, riscopre l’eccezionalità e la bellezza nelle cose minuscole ed effimere di ogni giorno.

Dolore, gioia, fragilità e speranze definiscono dunque questa commedia agrodolce che è la vita, ma a prevalere su tutto è l’amore per la propria città, al di là delle contraddizioni, delle brutture e del caos.

Grazie alla fotografia di Christophe Beaucarne, la Parigi che ci scorre davanti agli occhi è bellissima, malinconica, fatta di strade fisiche ed umane, in cui la realtà si scontra con desideri, che forse non verranno mai sopiti.

Claudia Colia

28 ottobre 2008

 

 

CREDITI

 

Titolo originale:

Paris

Paese:

Francia

Anno:

2008

Durata:

130 minuti

Genere:

commedia

Scritto e diretto da:

Cédric Klapisch

Fotografia:

Christophe Beaucarne

Cast:

Juliette Binoche, Romain Duris, Fabrice Luchini, Albert Dupontel, François Cluzet, Karin Viard, Gilles Lellouche, Mélanie Laurent, Zinedine Soualem,

Distribuzione:

BIM

 

 

Periodico registrato il 30 gennaio 2007 presso il Tribunale di Rovereto con n.268
Editore Tommaso Martini Direttore responsabile Edoardo Semmola