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Parigi
è un film corale, in cui le vite ordinarie di molteplici
personaggi si intrecciano, a volte sfiorandosi appena, in un
suggestivo tessuto urbano, tra bistrot, mercati di
quartiere, tetti e boulevards. La Ville Lumière viene
celebrata da Cédric Klapisch nel suo farsi
scenario, a volte un pò da cartolina, ai drammi e ai sogni
d’ognuno, senza però cadere in facili stereotipi.
Come tanti tasselli di un mosaico, svariati personaggi si
avvicendano sulla scena, ognuno regalando un aspetto diverso
della città.
Un giovane ballerino (Romain Duris) scopre di
essere gravemente malato, e questa consapevolezza, unita al
dubbio di non sapere se sopravviverà, lo spinge ad osservare
la vita e la sua città con occhi diversi, a rapportarsi agli
altri in maniera nuova, inaspettata. Che sia la sorella (Juliette
Binoche), un’assistente sociale che non sembra
riuscire ad aiutare se stessa, o la studentessa giovane e
crudelmente bella del palazzo di fronte (Mélanie
Laurent), il professore universitario insicuro e
avanti con gli anni (Fabrice Luchini) o
l’immigrato clandestino giù in strada, i venditori del
mercato o la negoziante della boulangerie di quartiere, poco
importa. Su tutto prevale la capacità (o incapacità) di
rimettersi in gioco, di rischiare nei sentimenti, perché il
tempo è limitato, e non dà adito a certezze o soluzioni.
Il film si basa su una trama intessuta di sguardi, che
attraversano e indugiano su un appartamento, sul tetto di un
grattacielo, sugli studenti assiepati nella penombra di
un’aula universitaria, sulla strada; prospettive che si
dipanano lungo strane direttrici, dalle vetrine appannate di
un caffè al finestrino di un taxi.
Il regista svela una città che, da un lato, è quella nota al
turista, con il monumento simbolo della Tour Eiffel che
svetta ironico nel panorama di apertura del film o campeggia
sulla cartolina-talismano che l’emigrante clandestino porta
con sè dal Camerun fino alle porte della cattedrale. Ma c’è
anche una Parigi meno nota, più intrigante, che innesca
emozioni ed incontri. Un anonimo mercato di quartiere fa da
sfondo alla relazione romantica tra Elise (Binoche) e
un fruttivendolo, l’atmosfera claustrofobica delle Catacombe
portano un distaccato professore di storia (Luchini)
a vivere il lutto per il padre scomparso da poco.
Klapisch
esplora diversi tipi di relazioni, tra fratello e sorella,
tra amici o amanti, e le persone sono tanti universi che a
volte si compenetrano, altre non si incontrano mai.
Queste storie tendono a rimanere in superficie, forse perchè
l’affollarsi di personaggi nello spazio di meno di due ore
non consente approfondimenti. Tuttavia, in virtù di questa
semplicità, è facile per lo spettatiore immedesimarsi nei
tratti e nelle caratteristiche dei protagonisti. Si tratta
in definitive di storie comuni, possibili, filtrate dallo
sguardo passivo di Pierre, il quale, presagendo la sua
morte, riscopre l’eccezionalità e la bellezza nelle cose
minuscole ed effimere di ogni giorno.
Dolore, gioia, fragilità e speranze definiscono dunque
questa commedia agrodolce che è la vita, ma a prevalere su
tutto è l’amore per la propria città, al di là delle
contraddizioni, delle brutture e del caos.
Grazie alla fotografia di Christophe Beaucarne,
la Parigi che ci scorre davanti agli occhi è bellissima,
malinconica, fatta di strade fisiche ed umane, in cui la
realtà si scontra con desideri, che forse non verranno mai
sopiti.
Claudia Colia
28 ottobre
2008
CREDITI
Titolo
originale:
Paris
Paese:
Francia
Anno:
2008
Durata:
130 minuti
Genere:
commedia
Scritto
e diretto da:
Cédric Klapisch
Fotografia:
Christophe Beaucarne
Cast:
Juliette Binoche, Romain Duris, Fabrice Luchini, Albert
Dupontel, François Cluzet, Karin Viard, Gilles Lellouche,
Mélanie Laurent, Zinedine Soualem,
Distribuzione:
BIM
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