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Redazione

Tim Burton incontra il suo pubblico a Roma

di Fabrizia Fiorilli

Intervista con il regista Tim Burton ieri a Roma per gli “Incontri con il cinema americano” a cura di Antonio Monda e Mario Sesti.

 

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Platea e gallerie della sala Sinpoli dell’Auditorium di Roma, completamente gremita di persone per l’arrivo del regista Tim Burton per presentare il suo nuovo film “Sweeney Todd”, in Italia dal 22 febbraio con oltre 200 copie.

Per la sesta volta il protagonista  del suo ultimo film è ancora Johnny Depp, lo stesso Burton scherza sul rapporto con l’attore feticcio e dalle ottime qualità interpretative, pronto a mettersi sempre in gioco. In questo film Johnny esordisce in un musical, proprio lui che non è un cantante rispose subito di sì alla proposta di Tim Burton di avviare questo progetto. Tim aggiunge:               “naturalmente sono una persona un po’ pazza, non posso non essere circondato da miei simili,  in Johnny e me corre un ottima alchimia”. 

Concorrente di Jack lo squartatore nell’Inghilterra dell’800’, in Sweeney Todd traspare una purezza diabolica e al contempo tragica. La leggenda vuole che abbia ucciso 160 persone, in tempi così difficili i resti dei corpi venivano conservati in una cantina, dove la vedova Lovett – nel film è Helena Bonham Carter – munita di un tritacarne avrebbe ricavato il prezioso contenuto per i suoi pasticci di carne da poter vendere.  

Nel 1979 Sweeny Todd diventa musical, “da lì viene il film, un’opera ricca di umorismo, musica e orrore.  È un musical particolare, i personaggi sono chiusi in se stessi, esprimono i loro pensieri attraverso le canzoni. Ho rispettato in pieno lo stile dello spettacolo, l'unico cambiamento è nei balletti. In scena a Broadway ci sono balli e canti per le strade, nel film sono solo i protagonisti a cantare. E non si balla. L'ho immaginato come un film muto intessuto di canzoni. Del resto con Johnny divido l'amore per i vecchi horror, le produzioni Hammer o Mario Bava e per attori vecchio stile, da Peter Lorre a Boris Karloff, capaci di parlare con gli occhi", dice Burton.

 

Durante la conferenza il critico Antonio Monda chiede come mai ci sia sempre nei suoi film, nei quali i personaggi sembrano divisi fra il temere ed il desiderare, la solitudine. Burton risponde che risale alla sua passione per i vecchi film horror che vedeva da ragazzino in cui il mostro era semplicemente non un cattivo ma incompreso.

Tim Burton è passato poi a parlare del cinema italiano. Ama molto Federico Fellini, in altre dichiarazioni dice di amare molto Mario Bava, in particolare la “ La maschera del demonio” (1960). Ma, ha aggiunto, attualmente non ci sono più registi di talento in Italia come un tempo. 

La vendetta è un elemento vitale nel nuovo musical, Burton ricorda a tal proposito che tutti nutrono vendetta, ovviamente a livelli diversi. Qualcuno si vendica diventando una persona di successo. Diventa pericolosa quando tocca l’estremità, ad esempio quando un paese vuol vendicarsi su un altro. Il film è una metafora della contemporaneità, il messaggio politico viene inserito su un piano di lettura secondario, quasi nascosto, non ha interessa a farlo trasparire.

 Di recente il film ha ricevuto due candidature agli Oscar per i migliori costumi, per l’interpretazione di Jhony Depp e la scenografia di Dante Ferretti ( con Francesca Lo  Schiavo ). Burton è stato convinto nella scelta di Ferretti proprio per i suoi lavori realizzati con Fellini, “credo che Sweeny Todd sia proprio un omaggio al maestro riminese”.

 

Durante l’incontro della durata di quasi un’ora vi è stato tra una domanda e l’altra un susseguirsi di sequenze dai capolavori del regista, tra cui: “ Bik Fish ”, “ Mars Attack”, “ Edward mani di forbici”, “ Ed wood “ ed infine due sequenze del suo ultimo film in uscita.

 

Fabrizia Fiorilli

24 gennaio 2008

 

 

Periodico registrato il 30 gennaio 2007 presso il Tribunale di Rovereto con n.268
Editore Tommaso Martini Direttore responsabile Edoardo Semmola