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Platea
e gallerie della sala Sinpoli dell’Auditorium di Roma,
completamente gremita di persone per l’arrivo del regista
Tim Burton per presentare il suo nuovo film “Sweeney
Todd”, in Italia dal 22 febbraio con oltre 200 copie.
Per la sesta volta il protagonista del suo ultimo film è
ancora Johnny Depp, lo stesso Burton scherza
sul rapporto con l’attore feticcio e dalle ottime qualità
interpretative, pronto a mettersi sempre in gioco. In questo
film Johnny esordisce in un musical, proprio lui che
non è un cantante rispose subito di sì alla proposta di
Tim Burton di avviare questo progetto. Tim
aggiunge: “naturalmente sono una persona un
po’ pazza, non posso non essere circondato da miei simili,
in Johnny e me corre un ottima alchimia”.
Concorrente di Jack lo squartatore nell’Inghilterra
dell’800’, in Sweeney Todd traspare una purezza
diabolica e al contempo tragica. La leggenda vuole che abbia
ucciso 160 persone, in tempi così difficili i resti dei
corpi venivano conservati in una cantina, dove la vedova
Lovett – nel film è Helena Bonham Carter –
munita di un tritacarne avrebbe ricavato il prezioso
contenuto per i suoi pasticci di carne da poter vendere.
Nel 1979 Sweeny Todd diventa musical, “da lì viene
il film, un’opera ricca di umorismo, musica e orrore. È un
musical particolare, i personaggi sono chiusi in se stessi,
esprimono i loro pensieri attraverso le canzoni. Ho
rispettato in pieno lo stile dello spettacolo, l'unico
cambiamento è nei balletti. In scena a Broadway ci sono
balli e canti per le strade, nel film sono solo i
protagonisti a cantare. E non si balla. L'ho immaginato come
un film muto intessuto di canzoni. Del resto con Johnny
divido l'amore per i vecchi horror, le produzioni Hammer o
Mario Bava e per attori vecchio stile, da Peter Lorre a
Boris Karloff, capaci di parlare con gli occhi", dice
Burton.

Durante la conferenza il critico Antonio Monda
chiede come mai ci sia sempre nei suoi film, nei quali i
personaggi sembrano divisi fra il temere ed il desiderare,
la solitudine. Burton risponde che risale alla
sua passione per i vecchi film horror che vedeva da
ragazzino in cui il mostro era semplicemente non un cattivo
ma incompreso.
Tim Burton
è passato poi a parlare del cinema italiano. Ama molto
Federico Fellini, in altre dichiarazioni dice di
amare molto Mario Bava, in particolare la “ La
maschera del demonio” (1960). Ma, ha aggiunto, attualmente
non ci sono più registi di talento in Italia come un tempo.
La vendetta è un elemento vitale nel nuovo musical,
Burton ricorda a tal proposito che tutti nutrono
vendetta, ovviamente a livelli diversi. Qualcuno si vendica
diventando una persona di successo. Diventa pericolosa
quando tocca l’estremità, ad esempio quando un paese vuol
vendicarsi su un altro. Il film è una metafora della
contemporaneità, il messaggio politico viene inserito su un
piano di lettura secondario, quasi nascosto, non ha
interessa a farlo trasparire.
Di
recente il film ha ricevuto due candidature agli Oscar per i
migliori costumi, per l’interpretazione di Jhony Depp
e la scenografia di Dante Ferretti ( con
Francesca Lo Schiavo ). Burton è stato convinto
nella scelta di Ferretti proprio per i suoi lavori
realizzati con Fellini, “credo che Sweeny Todd sia
proprio un omaggio al maestro riminese”.
Durante l’incontro della durata di quasi un’ora vi è stato
tra una domanda e l’altra un susseguirsi di sequenze dai
capolavori del regista, tra cui: “ Bik Fish ”, “ Mars Attack”,
“ Edward mani di forbici”, “ Ed wood “ ed infine due
sequenze del suo ultimo film in uscita.
Fabrizia Fiorilli
24 gennaio 2008
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