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 Fin
dalle prime scene lo vediamo piccolo e solo in un mondo
grigio e pieno di spazzatura. Ed è proprio per eliminarla, o
almeno compattarla in cubi, che Wall-e, il robotino più
simpatico e tenero mai visto al cinema, è stato creato
insieme ad altri della sua stessa razza. Ma il futuro a cui
sarebbe destinato si intuisce subito da quando, con una
magistrale ripresa vediamo che tutti gli altri robot come
lui sono stati disattivati e che è una sorta di ET ma non in
cerca di una casa bensì di affetto, in cerca di qualcun o
qualcos’altro a cui poter stringere la “mano”.
Nonostante sia una macchina prova emozioni e riesce a
rendere la sua vita abitudinaria una eterna ricerca
collezionando vari oggetti che lo fanno riempire di stupore
e meraviglia e a cui da una nuova vita. Anzi Il suo bisogno
di affetto e la sua sete di conoscenza lo rendono più umano
degli umani che magari sanno parlare ma per il resto sono
dei vegetali che ingrassano consumando cibo in delle
poltrone-macchine e passano le giornate in video chat;
Il ritrovamento di una pianta prima e l’incontro con Eve poi
danno una prima svolta alla storia che assume più i toni di
un film sentimentale esplorando l’enorme sentimento che il
grande cuore di latta contiene. E tra scene comiche eredi
dei film muti e scene apocalittiche dei film contemporanei
ci fa rivivere il cinema del passato e del presente e ci fa
riflettere sulla nostra attualità.
Margherita Clemente
9 novembre 2008
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