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Wall-e

di Margherita Clemente

 

 

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Fin dalle prime scene lo vediamo piccolo e solo in un mondo grigio e pieno di spazzatura. Ed è proprio per eliminarla, o almeno compattarla in cubi, che Wall-e, il robotino più simpatico e tenero  mai visto al cinema, è stato creato insieme ad altri della sua stessa razza. Ma il futuro a cui sarebbe destinato si intuisce subito  da quando, con una magistrale ripresa vediamo che tutti gli altri robot come lui sono stati disattivati e che è una sorta di ET ma non in cerca di una casa bensì di affetto, in cerca di qualcun o qualcos’altro a cui poter stringere la “mano”.

Nonostante sia una macchina prova emozioni  e riesce a rendere la sua vita abitudinaria una eterna ricerca collezionando vari oggetti che lo fanno riempire di stupore e meraviglia e a cui da una nuova vita. Anzi Il suo bisogno di affetto e la sua sete di conoscenza lo rendono più umano degli umani che magari sanno parlare ma per il resto sono dei vegetali che ingrassano consumando cibo in delle poltrone-macchine e passano le giornate in video chat;

Il ritrovamento di una pianta prima e l’incontro con Eve poi danno una prima svolta alla storia che assume più i toni di un film sentimentale esplorando l’enorme sentimento che il grande cuore di latta contiene. E tra scene comiche eredi dei film muti e scene apocalittiche dei film contemporanei ci fa rivivere  il cinema del passato e del presente e ci fa riflettere sulla nostra attualità.

 

 Margherita Clemente

9 novembre 2008

 

 

Periodico registrato il 30 gennaio 2007 presso il Tribunale di Rovereto con n.268
Editore Tommaso Martini Direttore responsabile Edoardo Semmola