16 aprile 2007

Il Contratto perfetto?

Il 4 aprile è partito su Rai Due quello che in molti hanno definito il peggior reality show. Il giorno dopo la RAI si impegna ad assicurare qualità e valore pubblico dei propri programmi con il nuovo Contratto di Servizio RAi 2007-2009.

 

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Redazione

 

Il 5 aprile 2007 il presidente della Rai Claudio Petruccioli ha sottoscritto il Contratto di Servizio Rai per il biennio 2007-2009, proposto dal Ministro delle comunicazioni Paolo Gentiloni a fine 2006. Sostanzialmente è stato accettata la bozza del Ministero, salvo alcuni importanti cambiamenti che analizzeremo in seguito.

Le parole chiave sono, ovviamente, innovazione, sviluppo, qualità: viene posta grande attenzione alle nuove tecnologie, alla comunicazione multi-piattaforma, alla tutela dei minori e alla qualità dei programmi. Quest’ultimo punto è stato presentato come elemento di maggiore innovazione per la RAI. L’introduzione di un sistema di rilevamento della qualità e del valore pubblico garantirebbe per l’azienda il ritorno a svolgere la funzione di Servizio pubblico. Ma il rischio è che quelli di cui parla il Contratto siano solo buoni propositi, destinati a rimanere sulla carta. 

Vengono introdotti due sistemi per la misurazione degli obiettivi di programmazione e della qualità dell’offerta. Un primo sistema di monitoraggio dovrà raccogliere la percezione degli utenti della RAI, in relazione al “valore pubblico” dei singoli programmi trasmessi. Ricerche quotidiane su un sensibile campione della popolazione, esteso a tutte le piattaforme, tramite interviste web, interazione per mezzo del digitale terrestre e il televideo dovrebbero mettere in luce indicatori di carattere generale correlati con il gradimento, la capacità di coinvolgimento, l’arricchimento culturale e civile personale degli spettatori, il rispetto della sensibilità sociale del pubblico, il grado di novità editoriale e soffermarsi poi sulle singole categorie di programmi per rilevare indicatori specifici in funzione del genere trasmissivo quali, a titolo esemplificativo, l’imparzialità, l’indipendenza e l’obiettività per i generi informativi, la capacità di attrazione per il genere intrattenimento, il grado di originalità per il genere fiction. Una missione utopistica che si affianca a quella di un secondo sistema di monitoraggio, legato più strettamente all’azienda, al suo valore e reputazione, volto a rilevare la capacità di competere, di innovare e di incrementare il proprio valore di servizio pubblico nel rispetto dell’etica dell’impresa, della deontologia professionale e dei criteri di correttezza e di lealtà.

Il risultato delle due analisi parallele convoglieranno in tre “macro indicatori”. Innanzitutto l’attenzione è rivolta alla “performance di mercato”. Un indicatore legato allo share, ascolto medio, penetrazione, minuti medi visti ma anche al gradimento dell’offerta. Il secondo indicatore dovrebbe misurare il “valore pubblico”: un concetto che già dal nome mostra la sua vaghezza, ulteriormente espressa dalla sua definizione. Il valore pubblico infatti deve rappresentare una sintesi degli indicatori elementari di arricchimento culturale e civile personale, di rispetto della sensibilità degli spettatori, di innovazione, di imparzialità, di pluralismo, di indipendenza, di obiettività, di capacità di intrattenimento, di originalità. L’ultimo indicatore si ricollega invece alla corporate reputation della RAI. Per mettere in atto tutto questo e verificare il raggiungimento di questi obiettivi si dovrà formare un Comitato Scientifico di sei membri. Tre eletti dalla RAI, quindi dalla politica, uno dal Consiglio Nazionale degli Utenti, uno designato dall’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, e di nuovo la politica per il Presidente, scelto dal Ministero.

Indicazioni quindi già abbastanza vaghe e inconcludenti. Ma la RAI ha pensato bene di non dar adito a dubbi, mandando in onda alla vigilia della firma del Contratto il suo nuovo reality: La sposa perfetta. Davanti al quale anche l’anatema di Petruccioli contro i reality appare come un ipocrita e auto-legittimante. Dopo la sua partenza il 4 aprile “La sposa perfetta” è riuscita a critiche da tutte le parti, dimostrando quelle che sono le vere linee guida del Servizio pubblico, intento a inseguire la televisione commerciali, lo share, le pubblicità. Dalle pagine di Repubblica, ad esempio, una penna autorevole come quella di Natalia Aspesi, ha denunciato l’attentato che il reality compie nei confronti di decenni di lotte per i diritti delle donne.

 Passiamo ora agli altri articoli del Contratto, che si pongono obiettivi molto meno ambiziosi e più facilmente raggiungibili.

Vengono resa più severa la regolamentazione delle pubblicità nelle fasce protette. Importante è la decisione di vietare pubblicità che abbiano come testimonials i personaggi dei cartoni che vanno in onda nelle medesime fasce orarie, per evitare “l’effetto richiamo”. La RAI inoltre si impegna a sviluppare la “Tv dei ragazzi”, con obblighi ben precisi sulla quota di trasmissioni per bambini e adolescenti da programmare nelle fasce a loro dedicate.

Oltre che verso i minori, il nuovo Contratto mostra una rinnovata attenzione nei confronti dei diversamente abili. Dovranno aumentare i programmi sottotitolati (fino a raggiungere il 60%), con particolare attenzione ad eventi di particolare rilevanza pubblica, politica o culturale.

Il Contratto vincola la RAI a destinare il 15% dei propri ricavi annui alla produzione di opere audiovisive italiane ed europee. Un incremento sostanzioso rispetto alla precedente situazione, quantificabile in quasi 150 milioni di euro. Infatti le precedenti norme, prevedevano che la RAI destinasse a questo scopo il 20% dei ricavi esclusivamente derivati dal canone. Queste risorse dovranno essere destinate anche alla promozione dei mezzi audiovisivi e allo spettacolo dal vivo.

Per quanto riguarda il Digitale terrestre, il Contratto impegna la RAI a raggiungere potenzialmente con questa tecnologia l’85% della popolazione entro un anno. Sono previste, inoltre, le possibilità di sviluppare nuovi canali per il Digitale.

Deludente invece l’accordo raggiunto tra Ministero e Rai sull’Offerta multimediale. La prima bozza conteneva una proposta innovativa: pubblicare su Internet con licenza Creative Commons tutti i contenuti autoprodotti dalla RAI. In molti hanno denunciato il retro front fatto nel Contratto definitivo. Si parla di alcuni contenuti specifici resi pubblici, ma non si entra nel dettaglio su tempi e modalità e, soprattutto, si esclude la soluzione del Creative Commons, che avrebbe permesso, secondo la prima bozza a chiunque, nel rispetto della loro integrità, a ridistribuire i i contenuti. Il rischio è quello che la RAI, messa ancora una volta da parte la sua funzione di Servizio pubblico, voglia tramite questo articolo aprirsi la strada per vendere i propri contenuti a soggetti privati (siti internet, compagnie telefoniche, satelliti, ecc..).

16 aprile 2007

Sito curato da Tommaso Martini (spleen85@yahoo.it;)
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