I bilanci della stagione televisiva 2006-2007 saranno
sicuramente i meno brillanti degli ultimi anni. La
televisione generalista ha subito una perdita sulla
media giornaliera del 7,1% del pubblico (circa 600mila
spettatori in meno), in prima serata del 6,4%.
Molti spettatori si sono riversati sulla televisione
satellitare, che ha registrato una crescita del 25,4%.
Da queste percentuali emerge un dato che fa ben sperare:
complessivamente la televisione ha perso il 5% del
proprio pubblico. Forse spinto fuori casa dall’inverno
mite o forse consapevole che l’offerta televisiva sta
raschiando il fondo, riproponendo i soliti biechi
format ormai triti e ritriti.
Ma preoccupa che è proprio il servizio pubblico a
registrare i risultati peggiori. La RAI perde quasi il
9% del suo pubblico. A picco la seconda rete, foriera
delle peggiori trovate all’inseguimento della tv
commerciale: dall’Isola dei famosi a La sposa perfetta.
Il pubblico si allontana da un servizio pubblico ormai
privo di identità, schiavo dell’audience, succube della
concorrenza commerciale anche per quando riguarda i
contenuti, caduto in una vorticosa corsa al ribasso,
sconvolto da scandali politici e di potere. In questi
mesi sono state veramente poche le buone notizie
provenienti da viale Mazzini, su tutte il ritorno di
Enzo Biagi con l’ottimo “Rotocalco
televisivo”. Gli altri nomi di questa stagione RAI sono
quello di Meocci e dei 5 consiglieri del
Cda in quota al centrodestra indagati dalla Procura per
la sua illegittima elezione, quello del consigliere
Angelo Maria Petroni, sfiduciato dal Ministro
dell’Economia Tommaso Padoa Schioppa. E
ancora quello di Silvio Berlusconi e della
sua Mediaset, da pochi giorni proprietaria di una quota
maggioritaria di Endemol, azienda produttrice di
molto programmi dei canali RAI. La maggioranza propone
una legge fin troppo berlusconiana sul conflitto di
interessi ma dall’opposizione e da alcuni membri del
Governo emergono sdegnate voci di protesta e si grida
alla morte della democrazia e della libertà di
informazione. Si permette a Santoro di
trasmettere ad “Anno zero” il documentario della BBC sui
preti pedofili mascherando, sotto una finta tolleranza,
una situazione di censura e di giochi di poteri da cui
si scopre che la RAI ha più padroni che Arlecchino e, ci
mancherebbe (siamo pur sempre in Italia), tra questi non
manca la Chiesa.
La situazione è talmente compressa da richiedere
un’attenzione quasi quotidiana. Cercheremo quindi di
tracciare un quadro generale della situazione della RAI,
sul quale innestare un diario giornaliero di continui
aggiornamenti relativamente ai principali fronti aperti
a viale Mazzini.
Il caso Meocci
Il caso Meocci esplode nell’aprile 2006 quando
l’Autorità garante della comunicazione multa per
14,3 milioni di euro la RAI (e 373mila lo stesso
Meocci, niente di più dello stipendio riscosso per lo
svolgimento dell’incarico incriminato), per l’elezione a
direttore generale della RAI Alfredo Meocci. La nomina
viene ratificata dai cinque consiglieri RAI in quota
all’allora Governo di centro-destra: Giuliano
Urbani (FI), Marco Staderini
(UDC), Gennaro Malgieri (AN), Angelo
Maria Petroni (di area AN) e Giovanna
Bianchi Clerici (Lega). L’irregolarità rilevata
dall’Agcom riguarda l’incompatibilità tra il
ruolo di direttore della RAI e la figura di
Alfredo Meocci. Le motivazioni nella legge che
nel 1995 istituì l’Autorità garante per le
comunicazioni: chi ne è stato commissario non può
ricoprire incarichi di responsabilità nelle società
controllate dalla stessa Autorità per i quattro anni
successivi. E Meocci fu commissario dal 1998 al
2005 e nominato direttore generale Rai il 4 agosto del
2005. Il controllore diviene il controllato. L’illecito
è evidente, messo nero su bianco nella legge di dieci
anni prima. E lo era anche nel pomeriggio di quel 4
agosto. Sia per i consiglieri di centro-sinistra, che si
rifiutarono di nominare l’incompatibile Meocci,
per il presidente Petruccioli ,astenuto,
ma anche per i cinque del centro-destra che lo votarono,
spinti dalle rassicurazioni del Ministro del Tesoro
Domenico Siniscalco, che si assunse la
responsabilità e l’onere di eventuali multe (questa la
testimonianza del consigliere ulivista Giuseppe
Giulietti). A nulla è valso il ricorso della RAI
al Tar, conclusosi con la conferma delle sanzioni
stabilite dall’Authority. La RAI deve pagare la multa di
14milioni di euro (già inserita nel bilancio 2006) anche
secondo la sentenza del Consiglio di Stato del 20
dicembre 2006.
Nel maggio di quest’anno la Procura della Repubblica di
Roma ha chiesto il rinvio a giudizio per i consiglieri
che hanno votato Meocci. Ad essi viene contestato il
reato di abuso d’ufficio, aggravato dal fatto che la
multa conseguente è andata a pesare sulle tasche dei
contribuenti.
Il caso Petroni
Il 10 maggio 2007, il dibattito all’interno del
Consiglio di amministrazione Rai relativo al direttore
di Rai Due Antonio Marano, ha dimostrato
l’insostenibile situazione di stallo in cui si trova il
Cda della televisione pubblica. Il consigliere di
centro-sinistra Sandro Curzi ha messo
all’ordine del giorno l’allontanamento del direttore
della seconda rete per “manifesta incapacità”. Ma lo
sbarramento dei cinque consiglieri di centro destra che
siedono nel Cda non permette nemmeno di affrontare
questo ordine del giorno. I tre consiglieri di
centro-sinistra lasciano la riunione. Davanti a questa
sterile situazione il Ministro dell’Economia
Tommaso Padoa-Schioppa ha deciso di intervenire
drasticamente, agendo sul membro del consiglio in quota
al proprio Ministero. Ha così revocato l’incarico a
Angelo Maria Petroni, nominato durante il
governo Berlusconi. Petroni, in quanto nominato
dal Ministero del Tesoro, sarebbe anche il maggior
responsabile dell’elezione di Meocci nel 2005.
Una decisione che da molti è stata salutata come l’unica
soluzione per risolvere l’ingovernabilità della RAI. Il
centro destra ha urlato al golpe e all’occupazione
militare del servizio pubblico.
Il Tar del Lazio ha accolto il ricorso di Petroni,
bloccando in questo modo il suo dimissionamento.
Il conflitto di interessi
Acquisizione di
Endemol
(13 maggio 2007)
Mentre i toni dello scontro sulla legge sul conflitto di
interessi si facevano sempre più aspri, Mediaset
ha approfittato del clamore per portare a termine un
altro colpo. E mentre si discute di blind trust e
di leggi anti trust, l’azienda della famiglia
Berlusconi allarga il proprio monopolio e mette la Rai
in una situazione comica e paradossale. E gran parte del
centro sinistra plaude estasiata davanti al successo di
un’azienda italiana all’estero. Lo stesso Romano
Prodi ha dichiarato “Vedo con favore il
rafforzamento di un'azienda italiana” (sic!), il perfido
e banditesco Gentiloni ha rincalzato la
dose “Considero positive tutte le scelte che comportano
un rafforzamento di aziende italiane e la
diversificazione di questo settore".
Mediaset ha acquistato da Telefonica il 75% di
Endemol, attraverso la società Mediacinco Cartera,
controllata per il 75% da Telecinco e per il 25% da
Mediaset. Costo dell’operazione 2,629 miliardi di euro.
Endemol è la più importante casa di produzione
indipendente di format televisivi d’Europa. Dal “Grande
fratello” a “Chi vuol esser milionario”, quiz, reality,
miniserie, telenovelas. E tra questi importanti format
di casa Rai sono acquistati da Endemol: “Affari tuoi”,
“La prova del cuoco”, “Che tempo che fa” (la cui vicenda
è ancora più complessa, essendo un programma nato alla
RAI che vi torna tramite Endemol, vedi
http://www.articolo21.info/editoriale.php?id=2424 ).
Insomma la Rai andrà a far la spesa dal suo concorrente,
rimpinguandone le tasche.
Sex crimes and the
Vatican
(31 maggio 2007)
Nella puntata di “Anno zero” di questa sera, 31 maggio
2007, Michele Santoro ha trasmesso il
tanto discusso documentario “Sex crimes and the
Vatican”. Il video, trasmesso in autunno dalla BBC e
rintracciabile online da parecchi mesi, è stato al
centro di un acceso dibattito in una riunione del Cda
RAI del 29 maggio. I consiglieri del centro destra hanno
in quest’occasione presentato una lettera al presidente
Claudio Petruccioli richiedendo di
dibattere della volontà di Santoro di mettere in onda il
filmato, allo scopo di impedirne la trasmissione e
impedire addirittura che il conduttore si occupasse di
questi temi. Per un vizio di forma la richiesta è stata
respinta. Il direttore generale della RAI, Claudio
Cappon, ha quindi concesso a Santoro la
realizzazione della puntata odierna di “Anno zero”,
richiedendo però la presenza di un’adeguata controparte
in studio. Santoro ha scelto come ospiti Monsignor
Fisichella, Don Fortunato di Noto,
Piergiorgio Odifreddi, e lo stesso autore
del documentario Colm o’Gorman (che subì
violenze da un sacerdote nel 2002). Ma ieri in tarda
serata (30 maggio) il Cda ha riesaminato la situazione
in una movimentata assemblea. Le richieste presentata
dai rappresentanti del centro destra hanno convinto i
consiglieri del centro sinistra ad abbandonare la
riunione, denunciando una “intollerabile censura
preventiva”. La comunicazione degli ospiti scelti da
Santoro ha convinto i membri rimasti del Cda ad
autorizzare la puntata.
Il video
era già stato visto 3-4 milioni di volte in Internet nel
nostro paese, centomilioni di volte in tutto il mondo.
Questo evento deve porre l’attenzione sulla preoccupante
situazione della “laicità dei mezzi di comunicazione”.
Ogni telegiornale la domenica ci aggiorna con lunghi
servizi sugli interventi del papa sui temi più disparati
durante l’Angelus. E poi tocca alla catechesi in piazza
San Pietro il mercoledì: puntualmente ci viene propinato
il bollettino dei partecipanti e i momenti più
emozionanti della lezione del papa. Il tutto condito da
lente panoramiche su una folla entusiasta ed eccitata.
Vespa segue il papa in Brasile per raccontare a modo suo
il primo viaggio all’estero di Benedetto XVI. La gogna
mediatica per chi non elogia la Chiesa (vedi Andre
Rivera al concerto del primo maggio) e quasi
nessuno che osa professarsi ateo in diretta. In questo
panorama la proiezione di “Sex crimes and the Vatican”
può avere un risultato positivo? Probabilmente
Santoro sta allungando ancora di più la strada per
liberare dal clericalismo la televisione pubblica. La
finta tolleranza è la miglior compagna della censura! E
di finta tolleranza si tratta considerati i numerosi
paletti posti dal Cda e il rischio fino all’ultimo che
la puntata saltasse.
Il bilancio
Bilancio in rosso per la RAI. Il 30 maggio è stato
approvato il bilancio del direttore generale Claudio
Cappon, con una perdita di 78,6 milioni di euro per il
2006 per la Rai spa e di 87,4 complessivamente per il
gruppo Rai. Il bilancio è stato approvato dal centro
destra dopo una forte opposizione mirata, probabilmente,
a reclamare la posizione di Claudio Cappon per un
proprio esponente.
31 maggio
2007
Tommaso
Martini
tommasomartini@sindromedistendhal.com