31 maggio 2007

Caro diario

Un diario quotidiana per seguire la lenta agonia della Rai: Cda paralizzato, ricorsi al Tar, interventi dell'Authority, censure, perdita di spettatori...

 

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I bilanci della stagione televisiva 2006-2007 saranno sicuramente i meno brillanti degli ultimi anni. La televisione generalista ha subito una perdita sulla media giornaliera del 7,1% del pubblico (circa 600mila spettatori in meno), in prima serata del 6,4%.

Molti spettatori si sono riversati sulla televisione satellitare, che ha registrato una crescita del 25,4%. Da queste percentuali emerge un dato che fa ben sperare: complessivamente la televisione ha perso il 5% del proprio pubblico. Forse spinto fuori casa dall’inverno mite o forse consapevole che l’offerta televisiva sta raschiando il fondo, riproponendo  i soliti biechi format ormai triti e ritriti.

Ma preoccupa che è proprio il servizio pubblico a registrare i risultati peggiori. La RAI perde quasi il 9% del suo pubblico. A picco la seconda rete, foriera delle peggiori trovate all’inseguimento della tv commerciale: dall’Isola dei famosi a La sposa perfetta. Il pubblico si allontana da un servizio pubblico ormai privo di identità, schiavo dell’audience, succube della concorrenza commerciale anche per quando riguarda i contenuti, caduto in una vorticosa corsa al ribasso, sconvolto da scandali politici e di potere. In questi mesi sono state veramente poche le buone notizie provenienti da viale Mazzini, su tutte il ritorno di Enzo Biagi con l’ottimo “Rotocalco televisivo”. Gli altri nomi di questa stagione RAI sono quello di Meocci e dei 5 consiglieri del Cda in quota al centrodestra indagati dalla Procura per la sua illegittima elezione, quello del consigliere Angelo Maria Petroni, sfiduciato dal Ministro dell’Economia Tommaso Padoa Schioppa. E ancora quello di Silvio Berlusconi e della sua Mediaset, da pochi giorni proprietaria di una quota maggioritaria di Endemol, azienda produttrice di molto programmi dei canali RAI. La maggioranza propone una legge fin troppo berlusconiana sul conflitto di interessi ma dall’opposizione e da alcuni membri del Governo emergono sdegnate voci di protesta e si grida alla morte della democrazia e della libertà di informazione. Si permette a Santoro di trasmettere ad “Anno zero” il documentario della BBC sui preti pedofili mascherando, sotto una finta tolleranza, una situazione di censura e di giochi di poteri da cui si scopre che la RAI ha più padroni che Arlecchino e, ci mancherebbe (siamo pur sempre in Italia), tra questi non manca la Chiesa.

 La situazione è talmente compressa da richiedere un’attenzione quasi quotidiana. Cercheremo quindi di tracciare un quadro generale della situazione della RAI, sul quale innestare un diario giornaliero di continui aggiornamenti relativamente ai principali fronti aperti a viale Mazzini.

Il caso Meocci

Il caso Meocci esplode nell’aprile 2006 quando l’Autorità garante della comunicazione  multa per 14,3 milioni di euro la RAI (e 373mila lo stesso Meocci, niente di più dello stipendio riscosso per lo svolgimento dell’incarico incriminato), per l’elezione a direttore generale della RAI Alfredo Meocci. La nomina viene ratificata dai cinque consiglieri RAI in quota all’allora Governo di centro-destra: Giuliano Urbani (FI), Marco Staderini (UDC), Gennaro Malgieri (AN), Angelo Maria Petroni (di area AN) e Giovanna Bianchi Clerici (Lega). L’irregolarità rilevata dall’Agcom riguarda l’incompatibilità tra il ruolo di direttore della RAI e la figura di Alfredo Meocci. Le motivazioni nella legge che nel 1995 istituì l’Autorità garante per le comunicazioni: chi ne è stato commissario non può ricoprire incarichi di responsabilità nelle società controllate dalla stessa Autorità per i quattro anni successivi. E Meocci fu commissario dal 1998 al 2005 e nominato direttore generale Rai il 4 agosto del 2005. Il controllore diviene il controllato. L’illecito è evidente, messo nero su bianco nella legge di dieci anni prima. E lo era anche nel pomeriggio di quel 4 agosto. Sia per i consiglieri di centro-sinistra, che si rifiutarono di nominare l’incompatibile Meocci, per il presidente Petruccioli ,astenuto, ma anche per i cinque del centro-destra che lo votarono, spinti dalle rassicurazioni del Ministro del Tesoro Domenico Siniscalco, che si assunse la responsabilità e l’onere di eventuali multe (questa la testimonianza del consigliere ulivista Giuseppe Giulietti). A nulla è valso il ricorso della RAI al Tar, conclusosi con la conferma delle sanzioni stabilite dall’Authority. La RAI deve pagare la multa di 14milioni di euro (già inserita nel bilancio 2006) anche secondo la sentenza del Consiglio di Stato del 20 dicembre 2006.

Nel maggio di quest’anno la Procura della Repubblica di Roma ha chiesto il rinvio a giudizio per i consiglieri che hanno votato Meocci. Ad essi viene contestato il reato di abuso d’ufficio, aggravato dal fatto che la multa conseguente è andata a pesare sulle tasche dei contribuenti.  

 

Il caso Petroni

Il 10 maggio 2007, il dibattito all’interno del Consiglio di amministrazione Rai relativo al direttore di Rai Due Antonio Marano, ha dimostrato l’insostenibile situazione di stallo in cui si trova il Cda della televisione pubblica. Il consigliere di centro-sinistra Sandro Curzi ha messo all’ordine del giorno l’allontanamento del direttore della seconda rete per “manifesta incapacità”. Ma lo sbarramento dei cinque consiglieri di centro destra che siedono nel Cda non permette nemmeno di affrontare questo ordine del giorno. I tre consiglieri di centro-sinistra lasciano la riunione. Davanti a questa sterile situazione il Ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa ha deciso di intervenire drasticamente, agendo sul membro del consiglio in quota al proprio Ministero. Ha così revocato l’incarico a Angelo Maria Petroni, nominato durante il governo Berlusconi. Petroni, in quanto nominato dal Ministero del Tesoro, sarebbe anche il maggior responsabile dell’elezione di Meocci nel 2005.

Una decisione che da molti è stata salutata come l’unica soluzione per risolvere l’ingovernabilità della RAI. Il centro destra ha urlato al golpe e all’occupazione militare del servizio pubblico.

Il Tar del Lazio ha accolto il ricorso di Petroni, bloccando in questo modo il suo dimissionamento.

 

Il conflitto di interessi

 

Acquisizione di Endemol (13 maggio 2007)

Mentre i toni dello scontro sulla legge sul conflitto di interessi si facevano sempre più aspri, Mediaset ha  approfittato del clamore per portare a termine un altro colpo. E mentre si discute di blind trust e di leggi anti trust, l’azienda della famiglia Berlusconi allarga il proprio monopolio e mette la Rai in una situazione comica e paradossale. E gran parte del centro sinistra plaude estasiata davanti al successo di un’azienda italiana all’estero. Lo stesso Romano Prodi ha dichiarato “Vedo con favore il rafforzamento di un'azienda italiana” (sic!), il perfido e banditesco Gentiloni ha rincalzato la dose “Considero positive tutte le scelte che comportano un rafforzamento di aziende italiane e la diversificazione di questo settore".

Mediaset ha acquistato da Telefonica il 75% di Endemol, attraverso la società Mediacinco Cartera, controllata per il 75% da Telecinco e per il 25% da Mediaset. Costo dell’operazione 2,629 miliardi di euro. Endemol è la più importante casa di produzione indipendente di format televisivi d’Europa. Dal “Grande fratello” a “Chi vuol esser milionario”, quiz, reality, miniserie, telenovelas. E tra questi importanti format di casa Rai sono acquistati da Endemol: “Affari tuoi”, “La prova del cuoco”, “Che tempo che fa” (la cui vicenda è ancora più complessa, essendo un programma nato alla RAI che vi torna tramite Endemol, vedi http://www.articolo21.info/editoriale.php?id=2424 ).

Insomma la Rai andrà a far la spesa dal suo concorrente, rimpinguandone le tasche.

 

Sex crimes and the Vatican (31 maggio 2007)

Nella puntata di “Anno zero” di questa sera, 31 maggio 2007, Michele Santoro ha trasmesso il tanto discusso documentario “Sex crimes and the Vatican”. Il video, trasmesso in autunno dalla BBC e rintracciabile online da parecchi mesi, è stato al centro di un acceso dibattito in una riunione del Cda RAI del 29 maggio. I consiglieri del centro destra hanno in quest’occasione presentato una lettera al presidente Claudio Petruccioli richiedendo di dibattere della volontà di Santoro di mettere in onda il filmato, allo scopo di impedirne la trasmissione e impedire addirittura che il conduttore si occupasse di questi temi. Per un vizio di forma la richiesta è stata respinta. Il direttore generale della RAI, Claudio Cappon, ha quindi concesso a Santoro la realizzazione della puntata odierna di “Anno zero”, richiedendo però la presenza di un’adeguata controparte in studio. Santoro ha scelto come ospiti Monsignor Fisichella, Don Fortunato di Noto, Piergiorgio Odifreddi, e lo stesso autore del documentario Colm o’Gorman (che subì violenze da un sacerdote nel 2002). Ma ieri in tarda serata (30 maggio) il Cda ha riesaminato la situazione in una movimentata assemblea. Le richieste presentata dai rappresentanti del centro destra hanno convinto i consiglieri del centro sinistra ad abbandonare la riunione, denunciando una “intollerabile censura preventiva”. La comunicazione degli ospiti scelti da Santoro ha convinto i membri rimasti del Cda ad autorizzare la puntata.

Il video era già stato visto 3-4 milioni di volte in Internet nel nostro paese, centomilioni di volte in tutto il mondo.

Questo evento deve porre l’attenzione sulla preoccupante situazione della “laicità dei mezzi di comunicazione”. Ogni telegiornale la domenica ci aggiorna con lunghi servizi sugli interventi del papa sui temi più disparati durante l’Angelus. E poi tocca alla catechesi in piazza San Pietro il mercoledì: puntualmente ci viene propinato il bollettino dei partecipanti e i momenti più emozionanti della lezione del papa. Il tutto condito da lente panoramiche su una folla entusiasta ed eccitata. Vespa segue il papa in Brasile per raccontare a modo suo il primo viaggio all’estero di Benedetto XVI. La gogna mediatica per chi non elogia la Chiesa (vedi Andre Rivera al concerto del primo maggio) e quasi nessuno che osa professarsi ateo in diretta. In questo panorama la proiezione di “Sex crimes and the Vatican” può avere un risultato positivo? Probabilmente Santoro sta allungando ancora di più la strada per liberare dal clericalismo la televisione pubblica. La finta tolleranza è la miglior compagna della censura! E di finta tolleranza si tratta considerati i numerosi paletti posti dal Cda e il rischio fino all’ultimo che la puntata saltasse.

 

Il bilancio

Bilancio in rosso per la RAI. Il 30 maggio è stato approvato il bilancio del direttore generale Claudio Cappon, con una perdita di 78,6 milioni di euro per il 2006 per la Rai spa e di 87,4 complessivamente per il gruppo Rai. Il bilancio è stato approvato dal centro destra dopo una forte opposizione mirata, probabilmente, a reclamare la posizione di Claudio Cappon per un proprio esponente.

 

31 maggio 2007

Tommaso Martini tommasomartini@sindromedistendhal.com

 

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