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Siamo oramai
nell’era di Internet e anche l’editoria deve fare i conti
con questa realtà. La rivoluzione digitale ha dato la
possibilità al mondo dell’informazione di rinnovarsi e al
lettore di usufruire di nuovi modi di consumo della notizia.
Il giornalismo ha così potuto rigenerarsi e sviluppare nuove
forme come il blog journalism o il giornalismo
partecipativo.
Tutto ciò non può
non far riflettere e far nascere considerazioni sul futuro
dei tradizionali media e su quello del mestiere del
giornalista.
Oramai
quotidianamente ci si informa attraverso la rete, cercando
notizie sulle versioni on line dei tradizionali quotidiani
cartacei. Repubblica, Corriere della sera, La stampa e tutti
gli altri giornali che troviamo ogni mattina in edicola
hanno una loro versione elettronica.
Ma quali sono i
vantaggi del giornale on line? Il primo è senz’altro
la tempestività. La redazione può aggiornare continuamente
la pagina web e la notizia arriva immediatamente al
pubblico. Una tempestività anche maggiore di quella dei
telegiornali, vincolati comunque dai palinsesti televisivi.
Inoltre, grazie al
fatto che on line non si hanno limiti di spazio, è possibile
approfondire la notizia, usare maggiormente le immagini,
fare statistiche, dare link ad altri siti e utilizzare tutte
quelle possibilità che permettono di differenziare il
prodotto elettronico dalla versione cartacea.
L’ editoria oramai
si muove su diverse piattaforme. Ha quindi sviluppato nuovi
linguaggi e nuovi modelli di giornalismo: dal giornale on
line al weblog, dal videomaking al giornalismo
partecipativo.
I weblog
sono una nuova forma editoriale nata grazie ad internet.
Hanno la caratteristica di essere molto specializzati, di
trattare un tema specifico. Di solito si creano dei network
a cui appartengono diversi blogs che si occupano di
differenti temi: dalla moda all’economia, dalla pesca al
gossip.
L’utente che ha un
particolare interesse ha così la possibilità di avere a
disposizione un’informazione mirata, aggiornata
quotidianamente che ha lo scopo di creare un audience
affezionato.
Ma l’aspetto
peculiare e forse il più dibattuto di questi nuovi tipi di
informazione è la partecipazione del lettore, che da
spettatore passivo è diventato parte attiva nella creazione
delle notizie.
Grazie alla
creazione di pagine dedicate agli utenti, questi hanno
infatti la possibilità di commentare una notizia, di
valutarla, di aggiungere e talvolta correggere
un’informazione, di dialogare direttamente con la redazione,
dando così indicazioni sulla linea editoriale. Sicuramente
il web permette un’informazione molto più libera e
democratica, aperta a più punti di vista, al consenso e al
dissenso, stimolando il dialogo e la crescita del senso
civico. Ognuno ha l’opportunità di dare la propria opinione,
di condividere con gli altri utenti le proprie conoscenze,
di essere parte attiva della società in cui vive.
Ci si chiede però
se sia giusto che il pubblico abbia questo grande potere
decisionale, e se sia consapevole e in grado di esercitare
questo potere. Ci si chiede dove porterà questo tipo di
giornalismo partecipativo. Nell’era del post-journalism che
ruolo avrà il giornalista?
In realtà mai come
ora il giornalista ha un ruolo importantissimo.
Nell’immensità delle informazioni reperibili in rete e nelle
diverse indicazioni date dai lettori, il giornalista ha il
compito di controllare e selezionare quelle più idonee e di
decidere se una fonte sia attendibile o meno. Soprattutto un
comune cittadino, per quanto autorevole, non potrà mai avere
gli strumenti che un buon giornalista professionista
possiede. È la professionalità che garantirà sempre una
ricerca giornalistica approfondita, pacate e soprattutto la
credibilità della testata.
Il giornalista
deve comunque tener presente che il mondo dell’informazione,
grazie alle nuove tecnologie sta cambiando. La notizia non
arriva già formata e il lettore può svolgere un importante
ruolo nella creazione dell’informazione. Può essere una
fonte importante e una voce da tenere presente, essendo
colui a cui si rivolge il prodotto editoriale. Ma mai come
ora la funzione del giornalista di gate keeper, cioè di
mediatore tra il fatto e l’opinione pubblica, ha un ruolo di
primaria importanza.
Elisa Bistoni
20 aprile 2009 |