5 febbraio 2007

Il sesto rapporto "Comunicazione e media" del Censis

 

Il Censis ha condotto attente indagini sul modo e i motivi dell’informarsi degli italiani nel 2006, ponendoli a confronto con quelli dei concittadini del resto d’Europa. Anche in quest’analisi si è dimostrata un’anomalia italiana: il dominio incontrastato della televisione, e in particolare della televisione tradizionale (analogica terrestre). Un dato preoccupante se si considera la situazione di un sistema televisivo dominato da conflitto d’interessi, lottizzazioni, bassissima qualità, ecc…

Marco Travaglio presenta il suo ultimo libro "La scomparsa dei fatti", parla del problema dell'informazione in Italia

 

Nel quarantesimo “Rapporto annuale sulla situazione sociale del Paese” del Censis, ha un posto fondamentale l’analisi del mondo della comunicazione. Il Censis ha condotto attente indagini sul modo e i motivi dell’informarsi degli italiani nel 2006, ponendoli a confronto con quelli dei concittadini del resto d’Europa. Anche in quest’analisi si è dimostrata un’anomalia italiana: il dominio incontrastato della televisione, e in particolare della televisione tradizionale (analogica terrestre). Un dato preoccupante se si considera la situazione di un sistema televisivo dominato da conflitto d’interessi, lottizzazioni, bassissima qualità, ecc…

 

Innanzitutto nel nostro paese è molto alta la percentuale di utenti mono-mediali. Cioè di coloro che si affidano ad unico mezzo di comunicazione (sia esso la televisione, la radio, Internet, ecc…). Siamo al 47%, percentuale molto simile a quella della Francia, ma molto superiore ad altri paesi europei come Spagna (38,7%), Germania (32,3%) e Gran Bretagna (25,1%). In Italia, insomma, gli utenti multi-mediali sono poco più della metà della popolazione (53%).

Il rapporto 2006 registra comunque un forte miglioramento rispetto agli anni passati. Rispetto al 2005 c’è stato il superamento dei multi-mediali (che nel 2005 erano, appunto, al 49,6%). Cioè è dovuto, secondo il Censis, soprattutto alle fasce più giovani e a quelle con un livello d’istruzione più elevato.

 

Gli utenti mono-mediali e gran parte degli utenti multi-mediali si concentrano soprattutto sulla televisione. Ciò avviene anche nel resto d’Europa ma con un’importante differenza. Se infatti negli altri Paesi è molto vasto il pubblico televisivo (anche superiore a quello italiano), sono molto diffusi anche gli altri media. Così se la Gran Bretagna appare essere il Paese in cui si è registrato l’uso maggiore della televisione (97% della popolazione), la radio è un media importante per l’80% della popolazione (contro il 63,5% italiano), i quotidiani per il 77,9% (in Italia 59,1%), Internet per il 61,4% (in Italia siamo ancora ad un misero 37,6%), e via dicendo.

Quindi in sostanza nella maggior parte dei Paesi europei di riferimento esistono almeno quattro o cinque mezzi di comunicazione che possono considerarsi di massa. In Italia invece domina incontrastata la televisione.

 

Il pubblico della televisione italiana è il 94,4% della popolazione (inferiore a Spagna e Gran Bretagna, nettamente superiore a Francia 86,5% e Germania82,8%). Ma il dato è ancor più allarmante se si considera come questo pubblico ha accesso alle varie piattaforme televisive.

Il satellite è al 16,7% (contro il 22,7 della Germania e il 29% della Gran Bretagna, superiore a Francia e Spagna). Il digitale terrestre al 6,6% (in Gran Bretagna è già un realtà consolidata con il 24,7%). La tv via cavo, che negli altri Paesi ha una relativa importanza (anche in questo caso molto marcata in Gran Bretagna), in Italia ha un’utenza del 0,6%.

Quindi la maggior parte della popolazione italiana è utente della televisione tradizionale: il 72% della popolazione vede solo e unicamente i programmi della televisione tradizionale, cioè la televisione analogica terrestre. E quest’ultima è costituita sostanzialmente dalle tre reti Rai, da Mediaset e da La7. Quindi mentre i cittadini di Gran Bretagna, Francia, Spagna e Germania utilizzano decine e decine di canali sull’analogico, sul digitale, sul satellite, ecc… in Italia si registra lo stradominio di 7 canali: il 72% della popolazione vede praticamente solo sette canali.

 

È interessante che il rilevamento Censis ha registrato che gli italiani si rivolgono ai media in primo luogo per informarsi e approfondire. Ma è stato anche sottolineato che informarsi viene inteso come “sapere delle cose su qualunque argomento”. Comprende quindi anche gossip, informazioni autoreferenziali sulla televisione stessa, ecc…

 

Interessante è anche l’aumento della percentuale di italiani che leggono almeno un libro all’anno. Per la prima volta si è superata la metà della popolazione (55,3%). In questa crescita ha giocato un ruolo fondamentale la vendita di libri insieme ai quotidiani nelle edicole. Tutta via solo il 48,7% della popolazione ha acquistato almeno un libro nel 2006.

Lontanissimi però anche in questo caso dalle medie europee. Al primo posto la Gran Bretagna, dove il 75% della popolazione ha letto almeno un libro. In Germania il 72,6%, in Spagna il 68%. In Francia il 62%.

Questo dato però viene analizzato con molta attenzione dal Censis. L’analisi ha messo in luce che questo deficit è da ricondurre ad alcuni settori in particolare del mercato librario. È interessante che “non siamo secondi a nessuno nel consumo di letteratura di qualità e di attualità”. I classici vengono acquistati in Italia da una percentuale della popolazione che supera di gran lunga quella della Gran Bretagna e  della Spagna, e quasi equivalente a quella di Francia e Germania. Stessa cosa per la narrativa contemporanea. Anche i romanzi d’amore e i polizieschi sono nella media europea. La situazione cambia se si volge lo sguardo a letture storiche e biografiche, libri di avventura e di viaggio, fantascienza e letteratura comica e soprattutto per quanto riguarda pubblicazioni scientifiche, psicologiche e religiose. Il gap maggiore si registra per la manualistica e per le guide turistiche.

Il fenomeno quindi deve essere letto in modo diverso dalla tradizionale immagine degli italiani che leggono poco o nulla rispetto ai vicini europei. Secondo il Censis in Italia manca una concezione del libro come strumento utile, mezzo per acquisire informazioni “pratiche”.

 

Infine il Censis si concentra sui Quotidiani affermando, innanzitutto che è oramai difficile identificare in modo preciso i quotidiani. Non si possono più considerare tali solo i tradizionali giornali cartacei che si acquistano in edicola. Assumono sempre più importanza la free press, le edizioni on-line dei quotidiani più importanti, i portali di informazioni on-line. L’informazione giornalistica, inoltre, viaggia anche attraverso la radio e i cellulari.

5 febbraio 2007

 

Periodico registrato il 30 gennaio 2007 presso il Tribunale di Rovereto con n.268
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