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Girano le spalle alla sede del Parlamento Daniele
Luttazzi e Michele Santoro che
mercoledì scorso, nella suggestiva cornice della Galleria
Colonna a Roma, hanno presentato la nuova fatica di
Norma Rangeri, “Chi l’ha vista?”, edito da
Rizzoli.
E chi l’ha vista la televisione è proprio lei, Norma,
che temporaneamente trasloca dalle colonne de “Il Manifesto”
per proporre a più ampio raggio la sua esperienza di acuta
osservatrice della macchina televisiva. Un’esperienza
significativa soprattutto per il lettore e telespettatore
critico che sente il peso della censura e della bassa
cultura, e che aspira a saperne di più sui retroscena celati
della televisione, sui programmi cancellati e quelli che,
per mille motivi, non sono stati mai inseriti nel palinsesto
televisivo.
Di fronte all’ingresso della libreria Feltrinelli si è
riunita una numerosa folla di curiosi e probabilmente anche
fan di Daniele Luttazzi, la vittima più recente della
censura televisiva. Norma Rangeri pone subito
l’accento su una questione spinosa del mondo
dell’informazione: la realtà dei giornalisti (di alcuni, per
lo meno, anche se sembrano essere una gran parte) è molto
spesso taroccata, parziale e infedele. Che sia una
parzialità legata essenzialmente alla politica lo suggerisce
il sottotitolo, piuttosto provocatorio, che invoca il peggio
della TV nell’era Prodi e nell’era Berlusconi.
La tematica affrontata dalla giornalista offre l’occasione a
Santoro di schierarsi contro il coro troppo pacato
dei telegiornali di tutte le reti che non dà voce
all’opinione pubblica come invece dovrebbe, che offre una
qualità bassa dell’informazione e che restituisce
un’immagine distorta della realtà. “È un testo scritto
con una grande abilità e un innegabile talento di scrittura”,
sottolinea il giornalista e conduttore di Anno Zero,
“ma è la descrizione di un orrore”. Non è d’accordo
il coordinatore del dibattito Beppe Giulietti che,
pur confermando l’innegabile esistenza di un immenso alone
di negatività che investe la televisione di oggi, tiene a
precisare che il libro è anche un testo prezioso per la
presenza di una cospicua quantità di dati sul funzionamento
della TV e sulle (poche) strutture positive che essa
ingloba.
“La TV si è trasformata in un grande discount dove si
trovano sempre più frequentemente prodotti di serie C
provenienti dall’estero”, interviene decisa Norma
Rangeri. In televisione, infatti, ci sono talk show che
si somigliano, si imitano e il più delle volte si
(mal)copiano. Solo in pochissimi di questi programmi si
riscontra un vero e proprio talento televisivo. In fondo
stiamo parlando della Tv dei reality, dei talk pilotati e di
alcuni programmi di satira che vengono cancellati dal
palinsesto perché troppo provocatori. Esempio principe di
questa occasione è proprio Decameron di Luttazzi.
“Si sta aprendo una profonda questione democratica nel
nostro paese”, riprende Santoro, che è
stato il protagonista del dibattito. “Non è giusto”,
sostiene, “che il centrosinistra non si sia battuto per
il ritorno in video di Luttazzi”. E Daniele, con la sua
solita pungente ironia, risponde dicendo che in TV può
sopravvivere solo il cosiddetto sfottò se viene messa a
tacere la satira, che però è sempre esistita e sempre
esisterà.
Lui, per esempio, continua a farla a teatro. E ci ricorda,
poi, che stiamo vivendo un periodo di forte degrado non solo
ambientale – e qui allude alla centralissima questione dei
rifiuti di Napoli – ma anche e soprattutto a un degrado
culturale.
Per risvegliare le menti dal torpore, il libro di Norma
Rangeri rappresenta un ottimo punto di partenza verso la
ribellione dell’intelligenza telespettatrice.
Maria Domenica Mangialavori
mangialavoridomi@yahoo.it
18/01/2008
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