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Negli ultimi 3
articoli su "Internet e democrazia" è stato messo in
evidenza come, allo stato attuale, Internet non può essere
considerato uno strumento così incisivo sulla società. Gran
parte del mondo ne è escluso e anche nelle Network Society
vi sono forti fette della società che conducono una vita
poco o nulla a contatto con la rete.
Concentrandoci sull’Italia risulta che poco più del 10%
della popolazione utilizza i blog. Una realtà quindi ancora
molto ristretta, soprattutto se messa a confronto con quella
televisiva. Il 92,1% degli italiani, secondo il rapporto del
Censis, è utente televisivo. Dato molto significativo se si
considera che la stragrande maggioranza di questi utenti fa
riferimento alle 6 principali reti generaliste e si
configura, inoltre, come utenza monomediale.
Tuttavia la
crescita degli utenti Internet e dei blog è in costante
aumento negli ultimi anni, confermando il fatto che si
tratta di una realtà estremamente interessante e la
necessità di uno studio dei suoi possibili sviluppi.
Ma questa
situazione, allo stesso tempo, dimostra come, mentre sempre
più voci reclamano la necessità di una regolamentazione
attenta dei blog e della produzione editoriale online, fino
a richiedere qualcosa che assomiglia al “sistema cinese”,
l’attenzione, per ora e nei prossimi anni, dovrebbe
concentrarsi sulla televisione e la necessità del pluralismo
nel medium più usato (e in molti casi il solo usato),
pluralismo che sempre più viene tradito e bistrattato dalle
istituzioni.
Il caso più
eclatante dei tentativi di controllare Internet risale a
pochi giorni fa. Il Tribunale di Modica ha infatti
condannato a una pena pecuniaria lo storico Carlo Ruta,
curatore del sito accadeinsicilia.net.
L’accusa è di stampa clandestina, un’accusa di stampo
ottocentesco che stride molto con le nuove tecnologie del
XXI secolo. Il sito era già stato oscurato per volere del
Tribunale di Ragusa nel dicembre del 2005. Era stato
cancellato un archivio di migliaia di pagine sulla storia
siciliana, in particolare inchieste scomode su alcune
vicende poco chiare legate alla mafia. L’oscuramento è stato
richiesto dopo la pubblicazione di un’inchiesta sulla Banca
Agricola Popolare di Ragusa, tramite un provvedimento in
sede civile con la richiesta da parte di un avvocato (socio
della banca) di un oscuramento preventivo. La sentenza che
ha raggiunto Carlo Ruta nei primi giorni di giugno, lo
accusa di “periodicità irregolare”, grazie a
un’interpretazione della Legge sulla stampa che prevede che
chiunque pubblichi contenuti di carattere giornalistico deve
effettuare una registrazione. Solo “La Stampa”, tra gli
organi di stampa tradizionali, ha dato notizia di questa
straordinaria sentenza, la prima di questo tipo in Europa.
Un silenzio preoccupante, soprattutto se si pensa che Carlo
Ruta ha indicato tra i possibili motivi di questo
oscuramento,
le sue inchieste sull’assassinio del giornalista Giovanni
Spampinato, collaboratore de “L’Ora” e de “L’Unità”, ucciso
ventiduenne in circostanze mai del tutto chiarite a Ragusa
nel 1972, mentre conduceva un’inchiesta su legami tra mafia
e politica. Il giornalismo trascura un episodio di censura
verso un non giornalista che ha cercato di far luce e
difendere la memoria di un giornalista che ha sacrificato la
sua vita per svolgere fino in fondo il proprio lavoro.
A questo
grave caso si potrebbero aggiungere numerose altre chiusure
di siti o oscuramenti, e denunce per diffamazioni on-line.
Quello che è stato considerato il primo caso di condanna per
diffamazione on-line risale al 2006. Il caso riguardava l’ex
vice presidente dell’ordine dei giornalisti, Roberto
Mancini, condannato per un articolo pubblicato sul sito
bolscevicostanco.com. Nella sentenza i giudici affermano che
le responsabilità di chi interviene in un blog siano
paragonabili a quelle di un direttore editoriale. Il clamore
della vicenda fu tale che se ne occupò anche il Parlamento,
con un intervento dell’Onorevole Silvio Crapolicchio che
sottolineava come sia necessario riflettere sulla
correttezza di un’applicazione della legge sulla stampa a
blog e simili e soprattutto sull’identificazione tra
possessore di un blog e direttore responsabile di una
testata.
Questi casi
sono legati a singole sentenze e non hanno alimentato un
dibattito tale da portare la politica italiana a riflettere
seriamente sulla necessità o meno di una regolamentazione di
Internet. Risolarono a pochi mesi fa le polemiche relative
al cosiddetto decreto Levi-Prodi, che definiva come prodotto
editoriale «qualsiasi prodotto contraddistinto da finalità
di informazione, di formazione, di divulgazione, di
intrattenimento, che sia destinato alla pubblicazione, quali
che siano la forma nella quale esso è realizzato e il mezzo
con il quale esso viene diffuso».
Rientrando in questa definizione, anche i blog avrebbero
dovuto iscriversi al ROC (Registro Operatori delle
Comunicazioni) con tutte le conseguenze (necessità di una
società editrice, di un direttore, ecc..). Si trattava di
una proposta inapplicabile e che avrebbe messo in seria
difficoltà la rete. Il disegno di legge è stato approvato il
12 ottobre 2007 dal Consiglio dei Ministri ma si è concluso
con un nulla di fatto quando è stato messo in evidenza il
contenuto esplosivo per Internet, che ha portato alcuni
ministri firmatari a rivedere la loro posizione e forti
proteste da parte degli utenti Internet.
Diversamente
sembra agire l’Unione Europea. Le preoccupazioni dei blogger
sono rivolte ai primi passi del Parlamento europeo per una
regolamentazione dei siti internet.
È stata infatti
presentata nei giorni scorsi una mozione, sulla quale il
Parlamento si esprimerà a settembre, sulla regolamentazione
dei contenuti generati dagli utenti. La mozione è il
risultato della relazione dell’eurodeputata estone Marianne
Mikko “Guida politica per la tutela della democrazia”.
Sulle proposte presentate al Parlamento europeo si è aperto
un acceso dibattito. Secondo alcuni si tratta di un
tentativo di arginare il fenomeno dei blog, secondo altri
invece un modo per mettere i blog a riparo dallo
sfruttamento economico indiscriminato e dai grandi gruppi
editoriali. Il Parlamento europeo ha voluto comunque
mostrare una forte sensibilità nei confronti delle opinioni
e dei commenti del popolo della rete, aprendo un indirizzo
e-mail per permettere ai blogger di partecipare al
dibattito.
La relazione
affronta la situazione generale del mercato dell’editoria e
dell’informazione in Europa, giungendo alla conclusione che
lasciare che sia la logica di mercato a regolamentare il
pluralismo del media è una via destinata al fallimento,
poiché la logica del profitto si è dimostrata incapace di
convivere con il pluralismo. Per risolvere questa prima
problematica viene proposta l’adozione di una “Carta
dell’editoria” che tuteli giornalisti e contenuti editoriali
dalle ingerenze dei proprietari e dei poteri forti. Per
quanto riguarda la websfera viene espressa la preoccupazione
relativa all’utilizzo commerciale delle produzioni non
professionali, che viene considerata una violazione della
concorrenza a danno dei media tradizionali.
Viene quindi proposta l’introdurre di una tariffa e di un
codice etico legati alla produzione di contenuto commerciali
user-generated. Inoltre si sottolinea come l’utente
Internet è completamente spaesato di fronte all’offerta di
informazione che trova on line. Si trova perciò quasi sempre
completamente all’oscuro di importanti informazioni su chi
scrive, dalle sue effettive competenze al suo orientamento
politico. Per questo si ritiene necessaria la creazione di
un registro ai quali i blog possono iscriversi
volontariamente per aver riconosciuta ufficialmente la loro
credibilità.
Tommaso
Martini
14 ottobre
2008
Il caso cinese
Il digital divide nel
Terzo mondo e nei Paesi in via di sviluppo
Il digital divide nella
Network Society.
Il
digital divide in Italia
Conclusioni
Le testa tradizionali on
line
Webzine
I blog e l’informazione:
da Beppe Grillo al citizen journalism
Current tv
Comunicazione politica
online
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