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Internet e informazione / 5

di Tommaso Martini

Il dibattito sul rapporto tra Internet e informazione, pluralismo e democrazia (quinta parte).

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Negli ultimi 3 articoli su "Internet e democrazia" è stato messo in evidenza come, allo stato attuale, Internet non può essere considerato uno strumento così incisivo sulla società. Gran parte del mondo ne è escluso e anche nelle Network Society vi sono forti fette della società che conducono una vita poco o nulla a contatto con la rete.

      Concentrandoci sull’Italia risulta che poco più del 10% della popolazione utilizza i blog. Una realtà quindi ancora molto ristretta, soprattutto se messa a confronto con quella televisiva. Il 92,1% degli italiani, secondo il rapporto del Censis, è utente televisivo. Dato molto significativo se si considera che la stragrande maggioranza di questi utenti fa riferimento alle 6 principali reti generaliste e si configura, inoltre, come utenza monomediale.

   Tuttavia la crescita degli utenti Internet e dei blog è in costante aumento negli ultimi anni, confermando il fatto che si tratta di una realtà estremamente interessante e la necessità di uno studio dei suoi possibili sviluppi.

   Ma questa situazione, allo stesso tempo, dimostra come, mentre sempre più voci reclamano la necessità di una regolamentazione attenta dei blog e della produzione editoriale online, fino a richiedere qualcosa che assomiglia al “sistema cinese”, l’attenzione, per ora e nei prossimi anni, dovrebbe concentrarsi sulla televisione e la necessità del pluralismo nel medium più usato (e in molti casi il solo usato), pluralismo che sempre più viene tradito e bistrattato dalle istituzioni.

   Il caso più eclatante dei tentativi di controllare Internet risale a pochi giorni fa. Il Tribunale di Modica ha infatti condannato a una pena pecuniaria lo storico Carlo Ruta, curatore del sito accadeinsicilia.net[1]. L’accusa è di stampa clandestina, un’accusa di stampo ottocentesco che stride molto con le nuove tecnologie del XXI secolo. Il sito era già stato oscurato per volere del Tribunale di Ragusa nel dicembre del 2005. Era stato cancellato un archivio di migliaia di pagine sulla storia siciliana, in particolare inchieste scomode su alcune vicende poco chiare legate alla mafia. L’oscuramento è stato richiesto dopo la pubblicazione di un’inchiesta sulla Banca Agricola Popolare di Ragusa, tramite un provvedimento in sede civile con la richiesta da parte di un avvocato (socio della banca) di un oscuramento preventivo. La sentenza che ha raggiunto Carlo Ruta nei primi giorni di giugno, lo accusa di “periodicità irregolare”, grazie a un’interpretazione della Legge sulla stampa che prevede che chiunque pubblichi contenuti di carattere giornalistico deve effettuare una registrazione. Solo “La Stampa”, tra gli organi di stampa tradizionali, ha dato notizia di questa straordinaria sentenza, la prima di questo tipo in Europa. Un silenzio preoccupante, soprattutto se si pensa che Carlo Ruta ha indicato tra i possibili motivi di questo oscuramento[2], le sue inchieste sull’assassinio del giornalista Giovanni Spampinato, collaboratore de “L’Ora” e de “L’Unità”, ucciso ventiduenne in circostanze mai del tutto chiarite a Ragusa nel 1972, mentre conduceva un’inchiesta su legami tra mafia e politica. Il giornalismo trascura un episodio di censura verso un non giornalista che ha cercato di far luce e difendere la memoria di un giornalista che ha sacrificato la sua vita per svolgere fino in fondo il proprio lavoro.

      A questo grave caso si potrebbero aggiungere numerose altre chiusure di siti o oscuramenti, e denunce per diffamazioni on-line. Quello che è stato considerato il primo caso di condanna per diffamazione on-line risale al 2006. Il caso riguardava l’ex vice presidente dell’ordine dei giornalisti, Roberto Mancini, condannato per un articolo pubblicato sul sito bolscevicostanco.com. Nella sentenza i giudici affermano che le responsabilità di chi interviene in un blog siano paragonabili a quelle di un direttore editoriale. Il clamore della vicenda fu tale che se ne occupò anche il Parlamento, con un intervento dell’Onorevole Silvio Crapolicchio che sottolineava come sia necessario riflettere sulla correttezza di un’applicazione della legge sulla stampa a blog e simili e soprattutto sull’identificazione tra possessore di un blog e direttore responsabile di una testata[3].

      Questi casi sono legati a singole sentenze e non hanno alimentato un dibattito tale da portare la politica italiana a riflettere seriamente sulla necessità o meno di una regolamentazione di Internet. Risolarono a pochi mesi fa le polemiche relative al cosiddetto decreto Levi-Prodi, che definiva come prodotto editoriale «qualsiasi prodotto contraddistinto da finalità di informazione, di formazione, di divulgazione, di intrattenimento, che sia destinato alla pubblicazione, quali che siano la forma nella quale esso è realizzato e il mezzo con il quale esso viene diffuso»[4]. Rientrando in questa definizione, anche i blog avrebbero dovuto iscriversi al ROC (Registro Operatori delle Comunicazioni) con tutte le conseguenze (necessità di una società editrice, di un direttore, ecc..). Si trattava di una proposta inapplicabile e che avrebbe messo in seria difficoltà la rete. Il disegno di legge è stato approvato il 12 ottobre 2007 dal Consiglio dei Ministri ma si è concluso con un nulla di fatto quando è stato messo in evidenza il contenuto esplosivo per Internet, che ha portato alcuni ministri firmatari a rivedere la loro posizione e forti proteste da parte degli utenti Internet.

      Diversamente sembra agire l’Unione Europea. Le preoccupazioni dei blogger sono rivolte ai primi passi del Parlamento europeo per una regolamentazione dei siti internet.

È stata infatti presentata nei giorni scorsi una mozione, sulla quale il Parlamento si esprimerà a settembre, sulla regolamentazione dei contenuti generati dagli utenti. La mozione è il risultato della relazione dell’eurodeputata estone Marianne Mikko “Guida politica per la tutela della democrazia”[5]. Sulle proposte presentate al Parlamento europeo si è aperto un acceso dibattito. Secondo alcuni si tratta di un tentativo di arginare il fenomeno dei blog, secondo altri invece un modo per mettere i blog a riparo dallo sfruttamento economico indiscriminato e dai grandi gruppi editoriali. Il Parlamento europeo ha voluto comunque mostrare una forte sensibilità nei confronti delle opinioni e dei commenti del popolo della rete, aprendo un indirizzo e-mail per permettere ai blogger di partecipare al dibattito.

      La relazione affronta la situazione generale del mercato dell’editoria e dell’informazione in Europa, giungendo alla conclusione che lasciare che sia la logica di mercato a regolamentare il pluralismo del media è una via destinata al fallimento, poiché la logica del profitto si è dimostrata incapace di convivere con il pluralismo. Per risolvere questa prima problematica viene proposta l’adozione di una “Carta dell’editoria” che tuteli giornalisti e contenuti editoriali dalle ingerenze dei proprietari e dei poteri forti. Per quanto riguarda la websfera viene espressa la preoccupazione relativa all’utilizzo commerciale delle produzioni non professionali, che viene considerata una violazione della concorrenza a danno dei media tradizionali[6]. Viene quindi proposta l’introdurre di una tariffa e di un codice etico legati alla produzione di contenuto commerciali user-generated. Inoltre si sottolinea come l’utente Internet è completamente spaesato di fronte all’offerta di informazione che trova on line. Si trova perciò quasi sempre completamente all’oscuro di importanti informazioni su chi scrive, dalle sue effettive competenze al suo orientamento politico. Per questo si ritiene necessaria la creazione di un registro ai quali i blog possono iscriversi volontariamente per aver riconosciuta ufficialmente la loro credibilità.

Tommaso Martini

14 ottobre 2008
 


[1] Cfr. Giovanna Corradini, Libertà sul web, sentenza oscurantista in Italia, lettera a “La stampa”, 13 giugno 2008.

[2] Cfr. Stefano Corradino, Curatore di blog condannato per “stampa clandestina”, “Articolo21.info”, 13 giugno 2008.

[3] Si legge nella sentenza: «colui che gestisce il blog altro non è che il direttore responsabile dello stesso».

[4] Art. 2 comma 1

[6] Cfr. Luca Conti, Il parlamento europeo vuole regolamentare blog e social media, Social Media Corner, “Il Sole24ore”, 11 giugno 2008.

 

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