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II digital divide nel terzo mondo e nei paesi in via di sviluppo
di Tommaso Martini

Il dibattito sul rapporto tra Internet e informazione, pluralismo e democrazia (terza parte).

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Il digital divide è uno dei problemi maggiori legati alle nuove tecnologie e a Internet, una censura più sottile e che non fa clamore ma che preclude molte possibilità di sviluppo alla maggior parte dei Paesi del Mondo. Con il termine digital divide si definisce il divario tecnologico o di competenza che impedisce a grandi fette della popolazione mondiale di poter accedere a Internet. È un problema che riguarda qualsiasi Paese anche se è particolarmente accentuato nei paesi del Terzo mondo e in quelli in via di sviluppo. Il digital divide incide moltissimo anche nei paesi industrializzati, la così detta Network Society, anche nella nostra Italia, fanalino di coda in Europa per l’utilizzo di Internet.

      Per quanto riguarda i paesi non industrializzati il digital divide rispetto al resto del mondo è ovviamente una conseguenza di una disperata situazione dal punto di vista economico, dello sviluppo e dell’alfabetizzazione. In molti pensano che una maggior diffusione di internet e delle possibilità tecnologiche, potrebbe essere una delle soluzioni per lo sviluppo di questi paesi. Per questo nel 2005 le Nazioni Unite hanno dato vita al Global Digital Solidarity Found (http://www.dsf-fsn.org ). Lo scopo del Fondo, secondo il suo Statuto, è quello di rendere disponibili le tecnologie dell’informazione e i loro contenuti a tutta la popolazione mondiale, soprattutto alle popolazioni oppresse. Inoltre il Fondo si propone di ridurre le disparità economiche, sociali e culturali mobilitando risorse generate da innovativi meccanismi finanziari per lo sviluppo, che sfruttano strumenti legati alla lotta al digital divide[1]. Un altro progetto sviluppato dall’ONU è il United Nation Information Service (www.unites.org), che forma volontari competenti in materia di nuove tecnologie pronti a mettere le loro conoscenze al servizio della formazione nei paesi in via di sviluppo. Negli ultimi anni sono nate altre iniziative, come quelle volte a creare dei computer super economici destinati al mercato dei paesi in via di sviluppo, o predisposti per essere donati, come nel programma “One laptop per children” (www.laptopfoundation.org ).

 

       Le problematiche da affrontare sono quindi al contempo di ordine tecnologico, cioè la mancanza di reti e software, sia di capacità di utilizzare la rete. Secondo le statistiche riportate su Internet World Stats[2], nel marzo 2008 soltanto il 3,6% degli utenti Internet globali si connetteva dal continente africano, poco più di 50milioni di persone su un totale di quasi un miliardo (5,3%). Inoltre quasi la totalità degli utenti si concentra in 5-6 paesi (Nigeria, Egitto, Marocco, Sud Africa, Algeria e Kenya). Molti dei restanti registrano una percentuale di penetrazione di Internet tra la popolazione inferiore all’1%. In Liberia, per esempio, su più di 3milioni di abitanti, solo 1000 sono utenti internet.

      Il digital divide dei paesi non industrializzati è un grande ostacolo allo sviluppo, tanto che negli ultimi anni si è cominciato a parlare di digital exclusion o digital apartheid, definendo questo gap tecnologico uno strumento per impedire possibilità di sviluppo a questi paesi.

Il caso cinese

Il digital divide nel Terzo mondo e nei Paesi in via di sviluppo

Il digital divide nella Network Society.

 Il digital divide in Italia

Conclusioni

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[1] In particolare il principio del “one percent for digital solidarity”, che prevede, per le aziende private o pubbliche o le istituzioni che partecipano al fondo, di devolvervi l’1% del valore degli appalti ottenuti relativamente alle tecnologie dell’informazione.

[2] Internet World Stats, Internet usage and statistics for Africa vai al sito.

Tommaso Martini tommasomartini@sindromedistendhal.com

05 agosto 2008

 


 
 

Periodico registrato il 30 gennaio 2007 presso il Tribunale di Rovereto con n.268
Editore Tommaso Martini Direttore responsabile Edoardo Semmola