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II digital divide nella Network Society e in Italia
di Tommaso Martini

Il dibattito sul rapporto tra Internet e informazione, pluralismo e democrazia (quarta parte).

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Il digital divide nella Network Society

 Anche nei paesi industrializzati il digital divide si configura in due modi. Da una parte, appunto, la mancanza o l’arretratezza delle tecnologie, dall’altra la mancanza di un’alfabetizzazione diffusa in materia. Ciò che si intende per digital divide nella Network Society varia molto dalla prospettiva di osservazione.

      Nel corso del New York Media Summit 2008, Shelly Palmer, uno dei guru americani di Internet e dei new media, ha sottolineato l’arretratezza degli Stati Uniti, visti molto spesso come il massimo livello di avanguardia in Italia, per quanto riguarda le connessioni a banda larga. Palmer, affermando che «più Mb hai più successo economico hai» ha sostenuto che gli USA potrebbero competere con le nuove tigri orientali solo a fronte di uno sviluppo delle tecnologie informatiche. Ha ricordato come in Corea del Sud si possa accedere a Internet con connessioni a 100Mb/s. E all’accesso alla rete è legato non solo il successo culturale ma anche la formazione, le opportunità di lavoro, di espressione. Proprio per questo dovrebbero essere stabiliti, secondo Palmer, dei “digital rights” fondamentali che come gli altri diritti tutelati dagli Stati, siano assicurati all’individuo fin dalla sua nascita.

      L’America che riflette sul proprio digital divide può sembrare una contraddizione, visto la situazione assolutamente migliore degli Stati Uniti rispetto a gran parte dei paesi europei e dell’Italia. Il 71% degli americani ha accesso a Internet e quasi 70milioni di utenti hanno accesso alla banda larga.

 

Il digital divide in Italia

 Venendo al nostro Paese è evidente una situazione in cui il digital divide è molto forte. Il rapporto Assiform 2008 ha messo in evidenza che il 93% della popolazione italiana potrebbe potenzialmente usufruire della banda larga. Rimangono esclusi la maggior parte dei comuni rurali dove comunque, tramite la tradizionale linea telefonica, è assicurato l’accesso “lento” alla rete. Un dato inferiore rispetto agi altri Pesi dell’Unione Europea (98% in Francia), ma comunque molto elevato. Questo dato però diventa meno confortante se si considera che esistono solo 10 milioni di linee Adsl funzionanti in Italia[1]. Di queste, però, sono poche e concentrate nelle grandi città, le connessioni abbastanza veloci da permettere di usufruire appieno dell’offerta multimediale di Internet: televisione, filmati, audio, ecc… E anche nel futuro l’Italia rischia di rimanere il fanalino di coda d’Europa. Le nuove tecnologie che si stanno diffondendo all’estero, come il Wi-Max e l’Ngn (Next generation network)  sono ancora a uno stadio embrionale di sviluppo nel nostro Paese. Davanti a un mondo industrializzato che pone sempre più al centro le nuove tecnologie e l’ICT (Information and Comunication Technology) negli ultimi anni si è registrato un calo negli investimenti pubblici in questo settore. Basti pensare che il Giappone nello sviluppo di reti Ngn, cioè la fibra ottica, ha investito negli ultimi anni 50 miliardi di dollari. Sul campo del WiMax, una tecnologia che permette la connessione a Internet senza fili e ad alta velocità (fino ai 70Mb), l’Italia si è mossa per ultima in Europa. L’asta di assegnazione delle frequenze si è conclusa in febbraio e si sta ancora attendo la presentazione dei piani di sviluppo da parte dei soggetti vincitori. In questo panorama sembrano fortemente a rischio i digital rights in Italia.

      Ma in realtà il vero problema italiano non risiede nelle tecnologie e nella loro diffusione, ma in un’utenza internet tra le meno numerose e assidue in Europa. Lo ha messo ancora una volta in evidenza il XLI Rapporto annuale sulla situazione sociale del Paese[2] del Censis secondo il quale meno della metà degli italiani utilizzano Internet (45,3%), un dato che ci colloca al diciottesimo posto in Europa. Ma solo il 38,3% è considerato “utente abituale”, una dicitura che indica comunque utenti che si connettono almeno 3 volte a settimana in Internet, quindi anche utenti che hanno uno scarso rapporto con Internet.

      E questi dati sono in gran parte determinati dalla familiarità con i nuovi media dei giovani e dei giovani adulti, come ha registrato il Settimo rapporto sulla comunicazione presentato dal Censis a inizio giugno, che si occupa proprio di “Evoluzione delle diete mediatiche giovanili in Italia e in Europa”.

      Il digital divide si esprime anche nel fatto che tra gli utenti abituali di Internet la maggior parte sono uomini ( il 44,9% degli uomini contro il 32% delle donne), giovani (il 68,3% dei giovani tra i 24 e i 29 anni, il 38,6 degli adulti e il 10,3 degli over 65) e con un livello di istruzione medio-alto.

       Secondo il rapporto Istat sulla diffusione e l'utilizzo delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione nella società italiana 2007, solo il 47,8 delle famiglie italiane dispone di un computer in casa.

      Né la ricerca Istat né quella condotta del Censis cercano di fotografare gli “utenti forti” della rete, quelli che effettivamente utilizzano Internet per un tempo e in una modalità tale da influenzare sensibilmente la loro vita. Il digital divide si esprime infatti anche in termini qualitativi. Considerare utenti abituali coloro che si connettono alla rete solo tre volte alla settimana, esclude dalle statistiche una riflessione attenta su una componente degli utenti quantitativamente secondaria ma qualitativamente importante: coloro che si connettono quotidianamente per sfruttare al massimo le potenzialità della rete: informarsi, studiare, comunicare, acquistare beni e servizi, svagarsi, intrattenere rapporti sociali e, infine, creare contenuti della rete stessa. Nelle analisi dello scenario internet italiano del 2007, la Nielsen Online si è occupata più specificatamente delle abitudini degli utenti internet. Questa indagine ha rilevato che solo il 61% dei navigatori italiani sono coinvolti nel Web 2.0. Ancora meno gli utenti internet che frequentano o possiedono un blog, circa il 30%,  6,5 milioni di italiani.

Tommaso Martini tommasomartini@sindromedistendhal.com

10 settembre 2008

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[1] Cfr. Luca Iezzi, L’Italia frena sull’autostrada digitale in ritardo sulla banda larga, “Repubblica.it”, 19 marzo 2008.

[2] Censis, XLI Rapporto annuale sulla situazione sociale del Paese, dicembre 2007.

Tommaso Martini tommasomartini@sindromedistendhal.com

10 settembre 2008

 


 
 

Periodico registrato il 30 gennaio 2007 presso il Tribunale di Rovereto con n.268
Editore Tommaso Martini Direttore responsabile Edoardo Semmola