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L’autore lo definisce un atto d’amore verso l’azienda in cui
ha lavorato per una vita. Eppure il titolo non sembra molto
lusinghiero. Ma in «Il libro nero della RAI»
Loris Mazzetti ha voluto raccontare la storia delle mele
marce, dei soprusi della politica e dei partiti sulla RAI.
Che un tempo era mamma e Televisione con la T
maiuscola, ora è travolta dalle intercettazioni, da editti
bulgari e dal logorante rincorrere le tv del Biscione.
Loris Mazzetti, classe 1954, lavora in RAI da
trentt’anni, e ha alle spalle una carriera che si intreccia
con la migliore televisione, con il vero servizio pubblico
degli ultimi decenni. Ha collaborato per molti anni al
fianco di Enzo Biagi, come regista e curatore
di «Il fatto», fino alle epurazioni del 2002. In
questa RAI che spesso si fa matrigna e caccia i suoi uomini
migliori. Nel 2004 anche Mazzetti fu sospeso per due
settimane per aver violato la regolamentazione sui rapporti
con la stampa. In un articolo pubblicato sull’Unità,
infatti, aveva osato attaccare «Porta a porta», rendendosi
colpevole di aver provocato una «grave lesione dell'immagine
e degli interessi aziendali». Ma la RAI capace anche di
stringersi in grandi gesti di solidarietà davanti a
ingiustizie di questo tipo.
Mazzetti
non urla o sbraita in questo libro. Non utilizza
intercettazioni, materiale segretato o giunto in mano della
stampa per vie traverse. Sulla scia del miglior e più
fastidioso giornalismo racconta i fatti. Ciò che in
Italia è sotto gli occhi di tutti e nessuno vuole vedere.
Come scrive Enzo Biagi nell’introduzione “Loris ha
messo in fila dei fatti, ha raccolto testimonianze, ha dato
voce a tanti che hanno resistito e resistono a un potere che
così occulto poi non è”. Dei rapporti tra RAI e Mediaset
si sapeva già tutto prima dello scoop di Repubblica. Libri
su libri ne avevano già parlato, senza aver bisogno di
intercettazioni.
Nel libro di Mazzetti ci sono tutti gli scandali
degli ultimi mesi, già scritti in una decennale gestione
catastrofica dell’azienda. Ci racconta dei grandi flop della
RAI, con enormi sprechi di denaro pubblico, pagati in dazio
a una politica prepotente pronta a tutto per assicurare la
poltrona a un amico, una direzione a giornalisti
compiacenti, un segno di croce all’inizio di una
trasmissione.
Alla presentazione di «Il libro nero della RAI» a Roma,
mercoledì 5 dicembre, il Ministro delle Comunicazioni
Paolo Gentiloni ha affermato che questo libro sarà
importante anche per delineare le nuove strategie per la RAI
e nel percorso parlamentare dei disegni di legge sul
Servizio pubblico e il Sistema radiotelevisivo. Ma, dopo
quasi due anni di Governo di centro sinistra, si conferma la
teoria di Mazzetti. Le mani sulla RAI le vogliono mettere
tutti. Non è questione di destra o di sinistra, non è
nell’interesse di nessuno rendere la RAI libera dai Partiti,
diversa da Mediaset, servizio pubblico di qualità. Forse è
solo negli interessi dei dimenticati cittadini, quelli che,
secondo Biagi, dovrebbero essere gli unici
proprietari dell’azienda.
Tommaso
Martini
tommasomartini@sindromedistendhal.com
11 dicembre 2007 |