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Sempre più spesso capita di essere chiamati da operatori che
cercano di convincerci a
cambiare compagnia
telefonica, perché con la nostra stiamo
spendendo troppo e invece con la loro risparmieremmo. Può
succedere però che le cose non vadano per il verso giusto e
quando accade sono dolori.
Ecco cos’ha passato
Angelina M.
una signora di 70 anni della provincia di Trapani, dopo
essersi lasciata convincere che le sarebbe sicuramente
convenuto passare da Telecom a Vodafone, abbandonando il
telefono fisso.
L’opzione si chiama
“Vodafone Casa Zero
New” e permette di avere 3000 minuti ogni 30
giorni per chiamare tutti i telefoni fissi italiani pagando
lo scatto alla risposta di 16 centesimi di euro e un
contributo di 5 euro al mese.
La signora Angelina, si mostra propensa a cambiare
operatore, dal momento che le viene assicurato che della
disdetta di
Telecom, con tutte le relative trafile
burocratiche, se ne occuperà Vodafone e che lei dovrà
semplicemente firmare e rispedire il contratto che le
invieranno.
Prima però l’operatrice le fa fare un
contratto vocale,
che viene registrato, come una sorta di compromesso prima
del contratto vero e proprio:
“Allora signora,
adesso faremo partire la registrazione. Lei tenga a portata
di mano il suo codice fiscale, la sua carta d’identità e
risponda di si a tutte le domande che le farò. Non si
preoccupi, è solo una formalità, ma è necessario che venga
fatta bene”.
La registrazione viene eseguita tre volte, perché la prima
volta sbaglia l’operatrice a fare le domande e la seconda
volta sbaglia la signora Angelina rispondendo “Si, certo” al
posto di “Si”.
Dopo una settimana la signora riceve una busta con dentro
una sim e una bozza di contratto. Lo legge e si accorge che
i dati
anagrafici sono errati, perché lei ha
cambiato residenza e la Vodafone ha fatto dei grossi
pasticci sia nell’indirizzo che nel codice fiscale.
Un po’ scocciata rimanda tutto al mittente, chiedendo la
correzione degli errori e, preoccupata che si verifiche il
distacco da Telecom prima che cominci a funzionare l’opzione
di Vodafone, chiama il servizio clienti confidando i propri
timori: “Non è
che alla fine mi staccate Telecom senza sostituirlo con
Vodafone Casa?”.
L’operatrice però la rassicura: è tutto sotto controllo,
correggeranno i dati e rinvieranno il contratto; bisogna
solo aspettare un po’.
La signora Angelina aspetta, ma dopo una settimana
i suoi timori
prendono forma. Infatti il contratto
corretto non arriva e la linea Telecom viene staccata. Solo
il cellulare le permette di mantenersi in contatto almeno
con in familiari. Ed è proprio da quel cellulare che
richiama il serivizio clienti Vodafone. L’operatrice è
desolata, ma le spiega che nel frattempo è stata attivata la
sim vodafone che le avevano inviato insieme al contratto e
che adesso il suo numero fisso è su quella sim. Insomma
basta che metta la sim in un qualsiasi cellulare e riavrà di
nuovo il suo vecchio numero ma con l’opzione Vodafone Casa
Zero New.
Semplice.
Se non fosse che la signora Angelina ha rimandato la sim al
mittente insieme alla bozza di contratto.
“Ma no,
signora, la sim doveva tenerla!” E allora?
L’operatrice propone di aggirare l’ostacolo con una trovata:
“Signora, io le
fornisco il numero originario della sim e lei può andare in
un punto Vodafone a chiederne la sostituzione. Al costo di 8
euro”.
A questo punto la signora Angelina perde la pazienza e
manifesta l’intenzione di
tornare di nuovo al
vecchio telefono fisso con Telecom. Per
farlo però, suggerisce l’operatrice, dovrà fare un
fax
e una
raccomandata.
“Ma come?
- si infuoca la signora Angelina –
per aderire è
bastata una telefonata e per disdire devo fare un fax e una
raccomandata?”
“Non so che
dirle, mi spiace ma è la prassi” è quello che si
sente rispondere.
Dopo fax e raccomandata la signora Angelina aspetta. Ogni
tanto prova a telefonare col fisso, ma una vocina continua a
ripeterle che l’utente non è abilitato al tipo di chiamata.
Chi invece prova a chiamarla si trova alle prese con una
segreteria telefonica, lasciando messaggi che non verranno
mai ascoltati. Corrosa da questo isolamento richiama col
cellulare il servizio clienti della Vodafone per avere
notizie sui tempi. Le dicono che
può passare anche
un mese, ma che può richiamare tra una
quindicina di giorni per sapere a che punto è la pratica.
Quindici giorni dopo invece apprende che la raccomandata in
cui chiede di ritornare a Telecom è incompleta perché manca
la copia del
documento
d’identità, senza la quale loro non possono
essere certi della
veridicità della
firma. E allora via con un’altra
raccomandata e un altro fax, stavolta completi di allegato.
Dopo altri dieci giorni, l’ennesima chiamata al servizio
clienti rivela che
il riallaccio a
Telecom dovrà essere a carico del cliente: 96 euro!
Soldi che Vodafone “dovrebbe” rimborsare.
Dal distacco della linea Telecom è ormai passato
un mese e mezzo,
la signora Angelina è ancora isolata e ormai sa che per le
feste natalizie il suo vecchio telefono fisso non squillerà.
Mentre prende il caffè dalla vicina, guarda con invidia il
telefono poggiato sul tavolinetto che improvvisamente
comincia a squillare. La vicina prende su la cornetta e
dall’altro capo trova una voce femminile: “Buonasera
signora, sono Samantha di Enel Energia. Le piacerebbe
risparmiare sulla bolletta della luce?”
Egidio Morici
19 dicembre 2008 |